SALUTE e MEDICINA

2.500 toscani convivono con un tumore del polmone. Oncologi riuniti al “Careggi” per discutere delle nuove frontiere della medicina personalizzata

June 16 2017
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L’oncologia toscana è in prima linea per garantire ai pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) l’accesso ai test molecolari, in particolare quelli per il riarrangiamento di ALK e ROS1

L’oncologia toscana fa squadra mettendo a sistema protocolli e modelli condivisi per assicurare a tutti i cittadini le migliori cure possibili. Alla base di questo sistema virtuoso una rete regionale oncologica che lavora per raggiungere alcuni fondamentali obiettivi comuni. Tra questi, garantire a tutti i pazienti con tumore al polmone, oltre 2.500 persone in Toscana, un’assistenza di qualità, l’accesso ai test diagnostici molecolari e alle terapie target più innovative, indipendentemente dall’area di residenza del paziente all’interno della regione. Per rinnovare questa chiamata alle armi gli specialisti che si occupano di neoplasie polmonari si riuniscono oggi presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi per partecipare al Convegno “tALKing acROSs – NSCL ALK+ ROS1: il paziente al centro”. Sarà questa l’occasione per favorire lo scambio di esperienze e condividere gli enormi progressi che in questi ultimi anni hanno portato alla scoperta di alcune anomalie molecolari che caratterizzano i tumori del polmone fino alla disponibilità di farmaci a bersaglio molecolare, come crizotinib, efficaci nei casi di tumori anche particolarmente aggressivi.
«Nell’era della medicina di precisione c’è davvero bisogno di una classe medica, in questo caso gli oncologi e gli specialisti che si occupano di tumore del polmone, matura e formata secondo le più recenti conoscenze scientifiche per evitare che i pazienti vengano trattati con metodi obsoleti – dichiara Francesco Di Costanzo, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica all’AOU Careggi – L’oncologia toscana è sicuramente in prima linea grazie anche al lavoro della rete oncologica regionale ed è pronta alla sfida per garantire l’eccellenza delle cure e l’accesso ai test molecolari agli oltre 2.500 pazienti con tumore del polmone. Sono almeno tre i principali poli di riferimento dove si eseguono routinariamente i test molecolari, situati a Pisa, Siena e a Firenze, dove presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi ogni anno vengono seguiti nel percorso diagnostico-terapeutico e nel follow up almeno 700 pazienti affetti da tumore polmonare».
La medicina personalizzata si basa sulla caratterizzazione molecolare del tumore, che è la sola oggi in grado di assicurare una diagnosi il più possibile accurata e tempestiva. I test molecolari sulle cellule maligne sono in grado di identificare l’alterazione genetica specificamente coinvolta nella crescita di un certo tipo di tumore. Da qui l’importanza di garantire a tutti i pazienti un accesso uniforme ai test, accesso che spesso è carente a causa di problemi organizzativi, tecnici o di sistema.
In Toscana il Servizio Sanitario Regionale rimborsa i test molecolari, complessi e costosi, garantendo un accesso equo a tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro residenza all’interno della regione, e con una buona copertura su tutto il territorio. Al Careggi il tempo massimo d’attesa per qualunque test molecolare richiesto è di 15-20 giorni. Naturalmente, condizione necessaria per effettuare i test molecolari è la disponibilità di materiale bioptico consistente che richiede una buona organizzazione di sistema.
Al centro dell’incontro di oggi al Careggi, le più recenti innovazioni in campo terapeutico: l’ultima novità è la disponibilità in Italia di crizotinib, il primo inibitore orale mirato al recettore della tirosin-chinasi, per il quale AIFA ha di recente autorizzato la rimborsabilità per il trattamento di prima linea in pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK positivo in stadio avanzato.
«Questo farmaco sta cambiando la vita dei pazienti con tumore del polmone caratterizzato dalle alterazioni genetiche ROS1 e ALK+ – sottolinea il professor Di Costanzo – Una compressa, in luogo della chemioterapia, che ha un preciso bersaglio: l’alterazione genica ALK riarrangiata, che produce la proteina responsabile della crescita tumorale. I risultati dello studio PROFILE 1014 hanno dimostrato che crizotinib, rispetto alla chemioterapia a base di platino, riduce il rischio di progressione di malattia in oltre il 55% dei pazienti trattati, con una risposta del 74% contro il 45% della chemioterapia. In quanto a sopravvivenza si tratta di molti mesi di vita guadagnati».

Licenza di distribuzione:
Daniela Caffari
Addetto stampa - Pro Format Comunicazione
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