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Al Maria Cecilia Hospital duecento operatori per un Corso sul Piede Diabetico
Pubblicato il 04/06/2011 |
da
Tiziano Zaccaria
Ne parla il professor Luca Dalla Paola, direttore del Centro per il Piede Diabetico allestito un anno fa nella struttura ospedaliera di Cotignola.
Cotignola (Ravenna). Duecento operatori del settore, dai tecnici ortopedici ai podologi, dai diabetologi agli infermieri specializzati, hanno partecipato oggi al corso di aggiornamento su “Il piede diabetico: dalle evidenze alla definizione di un percorso assistenziale”, svoltosi nell’area convegni del Maria Cecilia Hospital di Cotignola. La folta partecipazione ha soddisfatto il direttore del corso, il professor Luca Dalla Paola, che nella struttura appartenente al Gruppo Villa Maria ha avviato poco più di un anno fa un nuovo centro per il trattamento del piede diabetico, allestendo un team multidisciplinare che coinvolge cardiologi, chirurghi vascolari, chirurghi plastico-ricostruttivi e diabetologi. «Il corso ha registrato un elevato livello qualitativo degli interventi e gli operatori sanitari hanno apprezzato – dice Dalla Paola – Abbiamo trattato in particolare il tema del salvataggio dell’arto affetto da infezione e ischemia, e quello dell’integrazione fra le varie professionilità per intervenire sui pazienti nel modo più opportuno. Questo corso fa parte di un percorso culturale e scientifico che intendiamo intraprendere, con l’obiettivo di far diventare il Maria Cecilia Hospital un punto di riferimento nazionale nel settore del piede diabetico».
Nel suo primo anno di attività a Cotignola, il professor Dalla Paola ha trattato in regime di ricovero circa ottocento pazienti affetti da piede diabetico ad elevato rischio di amputazione, registrando una percentuale di salvataggi dell’arto superiore al 95 per cento. I pazienti provengono da tutte le regioni italiane e la loro età media si aggira sui 60-65 anni, perciò a molti di loro è stata assicurata una buona qualità di vita per diversi anni. In Italia purtroppo il numero dei diabetici cresce in maniera allarmante: siamo ormai al 7 per cento della popolazione complessiva. Circa il 15 per cento di loro patisce complicanze croniche agli arti inferiori, problema che in passato veniva drasticamente risolto amputando l’arto, mentre oggi si interviene con aggressività nei confronti dell’infezione per evitare l’amputazione.
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