ARTE E CULTURA

Antico Egitto... davvero gli Egizi adoravano gli animali?

January 14 2020
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Gli antichi Egizi sono spesso additati come "adoratori" di animali... Che cosa c'è di vero in questo?

Ma… davvero gli antichi Egizi adoravano gli animali?
Una domanda che mi sento spesso rivolgere è: gli Egizi adoravano gli animali? Esisteva, cioè, un culto degli animali?
Di certo c’è che gli animali facevano parte della dieta alimentare di questo popolo ed erano utilizzati per i lavori più pesanti.

Davvero dobbiamo credere che quei geniali costruttori e perfetti conoscitori del corpo fisico si genuflettessero davanti ad una mucca o ad un gatto?
E’ pur vero, però, che gli Dei dell’Antico Egitto sono spesso raffigurati con testa animale: toro, gatta (non gatto), leonessa, leone, ibis, ecc..
Come tutte le Religioni, anche quella egizia… soprattutto quella egizia, si serve di simboli per rendersi più com prensibile.
Gli Dei egizi possiedono un corpo composto di materie preziose: d’oro è la carne, di lapislazzulo i capelli, di corniola il sangue, ecc.., ma non si rendono visibili agli occhi umani.
Sono gli uomini che attribuiscono loro una forma. Per quanto sconcertante possa apparire ai nostri occhi, le Divinità egizie hanno spesso l’aspetto di un essere ibrido, (metà uomo e metà animale) ma si tratta sempre di simboli per esprimere una funzione o una specifica qualità della Divinità e non corrisponde al suo aspetto reale.
Qualche esempio: il grembo di una vacca simboleggia il cielo e NUT, Dea del Cielo, viene raffigurata con orecchie bovine. Quale simbolo si può scegliere per raffigurare l’irruenza e la fertilità delle acque del Nilo se non un toro? Ed ecco Hapy, dalla testa di toro.
E come esprimere la potenza e l’ardenza del Sole, se non attraverso la forza e la determinazione di una leonessa? Sekhmet, sposa di Ptha, è raffigurata con testa di leonessa. (nota: al Museo Egizio di Torino ci sono più di venti splendide statue che raffigurano questa Dea)
Le forze di crescita della Vegetazione, invece, sono associate ai serpenti, (Mertseger, Buto, Apofi, ecc) mentre quelle del Cielo, a falchi ed avvoltoi (Horo, Nekhbet, ecc..)
E Anubi? Quale simbolo più appropriato scegliere per questa Divinità inquietante e misteriosa, se non uno sciacallo del deserto?

In realtà, questi animali “divinizzati” non hanno nulla in comune con i loro simili viventi, se non la forma: sono il simbolo di funzioni e qualità divine. Niente di più.

Qualcosa di nuovo, però, avviene in tarda età, causa la decadenza politica del Paese e la dominazione straniera e la conseguente contaminazione filosofica e culturale. Il significato simbolico dell’immagine divina va sempre più perdendosi a favore di un vero culto degli animali, favorito dal dominatore straniero: greco o romano.
Solo in questo periodo storico, infatti, gli animali, simboli di Divinità, divengono a loro volta Divinità. Sacri ed intoccabili. Pena la morte per chi li offende.

Ma non tutti gli animali sono sacri ed intoccabili. Lo sono solamente quelli che “ospitano” nel loro corpo il KA – Spirito della Divinità e questa, la Divinità, richiede precisi requisiti all’animale in cui si incarnerà (per il tempo che gli aggradirà di farlo).

Un esempio. Il Sacro Toro HAPY era riconoscibile per diversi particolarii attributi: doveva esibire sulla fronte una macchia bianca a forma di stella; avere sul dorso una “voglia” assai particolare e cioé a forma di ali del Sacro Avvoltoio; le corna dovevano arcuarsi in una forma speciale, ecc… Che dire, poi, del Divino Coccodrillo SOBEK, per le cui scaglie sul dorso erano richieste una forma ed una misura particolari?

L’Animale Sacro, solitamente, viveva in un Tempio e gli venivano tributati sacrifici, feste, processioni, ecc… chiaro che trovare un esemplare con quelle caratteristiche non era facile ed allora i Sacerdoti provvedevano con qualche trucco, dopo aver trovato l’esemplare più adatto alla bisogna.

Superstizione? Certo!

Per un popolo conquistatore è stato sempre più facile governare la superstizione che la religione o, addirittura, la ragione.

Del resto… non accade qualcosa di simile ancor oggi?

tratto da "ANTICO EGITTO - Credenze Religiose"
di Maria Pace



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