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Catapano alla festa del patrono d'europa
Pubblicato il 22/03/2010 |
da
Giuseppe Catapano
Le radici dell’Europa unita sono inconfutabilmente rintracciabili nel patrimonio religioso e culturale sedimentatosi nei secoli a cavallo dell’Impero Romano.
Indubbiamente la conversione dei Carolingi e l’opera di unificazione di Carlo Magno, la nascita del Sacro Romano Impero, il riconoscimento dell’autorità “morale”, prima che temporale, del Papa anticipano di fatto scenari oggi attualissimi. Anche se vanno chiaramente letti con le dovute contestualizzazioni.
Nella dottrina benedettina e nella regola di San Benedetto si rintraccia un modello di comunità che pone al centro di ogni cosa l’uomo nella sua interezza: spiritualità e concretezza, nel mondo e fuori del mondo. L’uomo, quindi, sopra di tutto: l’uomo misura del diritto, la dignità dell’uomo misura delle regole di civile convivenza.
Proprio nell’opera preziosa di “riconquista” alle ragioni della civiltà latina e mediterranea dell’Europa svolta dal monachesimo medievale e da figure culturamente illuminate come ad esempio San Benedetto e l’Ordine dei Benedettini, si deve la preservazione del “lascito” più fecondo e proficuo della romanità e di quanto di “ellenico” nel senso più lato in essa era “trasmigrato”.
Affinità e sensibilità che ben si addicono al patrimonio genetico dell’Europa di oggi. L’Europa che è nei nostri auspici.
Solo riscoprendo questa “prevalenza” dell’umanesimo europeo rispetto al “tecnicismo” amministrativo ed economico sarà possibile rafforzare l’aggregazione dell’identità comune dei cittadini e arrivare alla costruzione di quello che è già stato autorevolmente definito “civis europeus”.
Se la coscienza degli europei è accomunata, per gran parte dei Paesi che geograficamente compongono l’Unione Europea, da entità della memoria e tratti comuni, è evidente che il senso più profondo della lezione dei grandi europeisti resta la bussola per proseguire nell’opera intrapresa: la costruzione della cittadinanza europea non può rivelarsi solamente un capolavoro di diplomazia o – peggio ancora – di ingegneria economica, ma soprattutto l’applicazione di una cultura pacifista, autenticamente democratica, capace di garantire realmente il diritto all’uguaglianza.
Il compromesso raggiunto sulla Costituzione Europea rappresenta un primo passo, anche se il cammino sembra ancora lungo.
La governance del territorio, così com’è nella concezione dell’Osservatorio Parlamentare Europeo e del Consiglio d’Europa, diventa effettiva solo se parte dal basso.
Partire dal basso significa sollecitare un radicale movimento di rinnovamento della mentalità: non più il cittadino che subisce l’azione di governo del territorio, ma il cittadino che si candida a governare il territorio nel quadro di un’azione organica promossa dalle Istituzioni regionali e locali.
E’ questo un monito valido per costruire l’Europa di tutti.
Ufficio stampa del Presidente
Bruxelles 21/03/2010
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