SALUTE e MEDICINA

Chi pensa che una cura contro il cancro esista davvero?

November 11 2019
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L'evoluzione della medicina in campo oncologico fino ai nostri giorni

Oggi il cancro non fa più così paura. Esistono infatti tumori totalmente curabili, persino quelli che hanno già originato metastasi, altri purtroppo, seppur in fase primordiale, sono difficili da debellare.

Le cause sono molteplici: forma, caratteristica, classificazione, tipologia, luogo di origine sono i parametri da considerare per ottenere una diagnosi più precisa e ovviamente, più precoce è la diagnosi, maggiori sono le possibilità di guarigione.

Ogni forma di tumore richiede un approccio medico diverso, cura e tempi diversi, senza tralasciare la storia clinica del paziente.

Generalmente si definisce guarito un soggetto che non manifesta più i sintomi della malattia dopo cinque anni dal termine delle cure, in casi particolari e, in base anche alla gravità del tumore, si preferisce attendere un periodo di tempo più lungo, circa dieci anni, durante i quali si effettua uno screening costante e completo che tenga sotto controllo l’andamento della malattia o meglio dello stato di salute.

Inutile dire che occorre condurre uno stile di vita sano, dieta sana, attività fisica moderata, no ad alcool e fumo, sono gli ingredienti per portare avanti questo stile. Da non sottovalutare inoltre il benessere psichico, come il corpo anche la mente va allenata e alimentata da pensieri positivi.

La chirurgia è la prima forma di terapia utilizzata che alcune volte tende da sola a risolvere il problema, con l’ asportazione totale della massa tumorale. Essa però è spesso coadiuvata da chemio e radioterapia, perché ricordiamolo, abbiamo a che fare con la mutazione improvvisa di cellule da normali ad anomale, le quali non seguono più la loro regolare evoluzione, dando luogo ad una divisione cellulare incontrollata e proliferativa, per cui diventano difficili da debellare.

I passi compiuti fino ad oggi a favore della medicina.

Inizi ‘900: è l’era della chirurgia, grazie anche all’introduzione delle tecniche di anestesia.

Da sempre il primo approccio nel trattamento di questa grave patologia è proprio quello di eliminare il cancro dal corpo, un metodo spesso poco efficace. L’intervento chirurgico limitava il problema lasciando spazio ad un’alta percentuale di recidiva, soprattutto in un periodo storico in cui non si ha ancora consapevolezza della malattia contro cui si sta combattendo, né della sua stessa entità.

La scoperta della radioattività e delle sue potenzialità, ad opera della scienziata polacca Marie Curie, contribuisce ad una svolta importante nel campo della cancerogenesi.

Tra la fine degli anni ’40 e ’50 l’introduzione di una nuova molecola la “aminopterina”, utilizzata nella cura di gravi casi di leucemia nei bambini, porta i primi frutti.

Essendo tumori del sangue la somministrazione dei farmaci è più semplice, così le cure diventano sempre più efficaci, sia nei bambini che negli adulti.

Nel 1949 viene commercializzato il primo chemioterapico della storia, finalmente un farmaco che conduce alla morte alcune cellule cancerose.

Gli anni ’70 e ’80 sono gli anni della ricerca sul tumore al seno che miete il maggior numero di vittime, insieme ai tumori del polmone e del colon-retto, a seguire quelli alla prostata e allo stomaco.

La svolta si ha grazie al contributo del Prof. Umberto Veronesi, il quale ho avuto l’onore di incontrare personalmente e il cui studio accurato si concentra sulla patologia, giungendo a dei risultati straordinari. Il suo approccio mira ad una metodica più conservativa. La parziale rimozione della mammella è finalmente possibile. La donna subisce un minor impatto psicologico, non vede più lesa oltre che la sua immagine, anche la sua femminilità. La mastectomia lascia spazio ai nuovi interventi di quadrantectomia. La prima resta però fondamentale nella rimozione di tumori di grandi dimensioni. La seconda, laddove è possibile, riduce il dolore e favorisce il recupero post-operatorio in tempi più brevi.

Ricordiamo che la ricerca ha prodotto ottimi risultati anche per quanto riguarda la prevenzione, di conseguenza diagnosi precoce e strumenti sempre più sofisticati riescono a diagnosticare la malattia al primo stadio, aumentando così le possibilità di guarigione.

Dopo l’intervento chirurgico di rimozione, il tumore, se trattato con chemio e radioterapia, fa diminuire il rischio recidivante.

Nel 1986 una nuova e importante scoperta, il tumore al seno viene distinto in due grandi categorie: ormonosensibile e non. Di qui l’ingresso della terapia ormonale che prevede la somministrazione di una nuova molecola il “Tamoxifene”, essa se protratta nel tempo, ridurrà maggiormente la formazione di cellule cancerose.

Negli anni ’90 finalmente la mortalità per cancro al seno comincia a calare.

Il nuovo millennio porta ad eccellenti e sempre più efficaci risultati, viene impiegato l’uso di nuove molecole in grado di colpire solo le cellule malate, al contrario di quelle utilizzate finora, le quali colpiscono anche quelle sane, indebolendo perciò il sistema immunitario, il nemico assoluto del cancro.

Nel 2004 l’uso degli antiangiogenici blocca la formazione di vasi sanguigni intorno al tumore, contrastandone la proliferazione e la metastaticità.

Nell’ultimo decennio arriva la rivoluzione, l’introduzione dell’immunoterapia che punta al riconoscimento precoce della presenza di cellule maligne da parte del sistema immunitario, essa mira dunque a rafforzare quest’ultimo.

Ed infine, ultima rivelazione, la “Car-T”, la prima terapia genica contro il cancro.

In sostanza si tratta di un un meccanismo che punta a rafforzare i linfonodi del malato, estraendoli, modificandoli geneticamente e reintroducendoli nel corpo. Questi, una volta reinseriti, riconoscono e attaccano direttamente le cellule maligne presenti nel sangue e nel midollo, eliminandole completamente dall’organismo.

La “Car-T” diviene utile contro alcune forme di leucemia che finora resistevano ai classici trattamenti.

Alla luce di ciò, affermare oggi che esiste una cura definitiva contro il cancro, non è ancora possibile, ma in un secolo la medicina è stata in grado di gran lunga di ridurre la mortalità, nonostante la propagazione negli anni di questa grave malattia, senza dimenticare i progressi volti a limitare gli effetti collaterali delle terapie invasive.



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