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Cibo fai-da-te: la riscoperta dei sapori e dei gesti in tempo di crisi

July 15 /2009
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In tempo di crisi le persone passano più tempo tra le mura domestiche, spendono meno e si dedicano maggiormente alla preparazione di cibo fatto in casa. Questo è il risultato di una ricerca condotta sulla modificazione degli stili di consumo in Europa che ha rivelato come le persone privilegino il risparmio e la qualità di ciò che mangiano, portando particolare attenzione alla provenienza e alla freschezza.

Al Centro FerrariSinibaldi, che si occupa di psicologia clinica e ricerca sociale, è stato chiesto da un gruppo di multinazionali del settore alimentare il significato di questi comportamenti e come incideranno sulle scelte dei consumi futuri.

Il dott. Sinibaldi, psicoterapeuta fondatore del Centro, sottolinea la necessità da parte delle persone di riappropriarsi di alcune fondamentali scelte che riguardano la propria vita. La scelta di cosa mangiare, ad esempio, viene vissuta oggi come eccessivamente forzata dalla scelte industriali e di marketing delle grandi industrie alimentari e di distribuzione. Si avverte il bisogno di poter scegliere da sé cosa mangiare, si veda a proposito l’aumento della richiesta di prodotti biologici oppure la ricerca di beni e cibi “naturali”.

Anche la spinta ecologista trova una grande forza propulsiva nell’idea che prendersi cura dell’ambiente e dei suoi equilibri significa – direttamente e simbolicamente – curarsi di sé. Si rileva ovunque una spinta attiva nei confronti del naturale, di ciò che non è intaccato da processi chimici o da artifici vari, del sano ed equilibrato. Non solo, in tempi di crisi si avverte anche la necessità di sapersi prendere cura di sé stessi, tornando a soluzioni essenziali e a gesti autentici.
E’ quindi importante sapere qual è la provenienza dei cibi, quali le trasformazioni che subiscono prima che arrivino in tavola, conoscendole e attuandole in prima persona. Prepararsi il pane in casa è un atto sempre più diffuso, in particolare modo nelle grandi città. Nelle metropoli, infatti, il pane si acquista al supermercato, luogo in cui tende a perdere tutti i suoi significati di semplicità, naturalità e creazione artigiana dell’uomo. C’è anche un’altra interessante implicazione in gioco: impastare gli ingredienti, trovare le giuste dosi, aspettare i tempi di lievitazione, sono tutti atti che ci riportano a ritmi e movenze perse nella maggior parte delle attività quotidiane.

Questi aspetti hanno un significato ben preciso che non riguarda solo, come da più fonti viene sottolineato, la volontà di risparmiare o la necessità di occuparsi dei fenomeni ambientali, ma anche con una percezione di insicurezza e di instabilità, la capacità di riprendere possesso di una maggiore autonomia e capacità personali. La crisi economica fa emergere, tra l’altro, la frustrazione connessa agli eventi macroeconomici, che appaiono difficili da controllare e da contrastare direttamente.
“Metterci le mani”, entrare nella quotidianità, in ciò che è più importante per un essere umano – ovvero il suo nutrimento – ha il significato di fare qualcosa per noi stessi, qualcosa che ci fa stare bene. Il recupero della manualità in cucina, del saper scegliere consapevolmente gli ingredienti, della sensazione di controllo sulla loro trasformazione e cottura, ci fanno percepire più autonomi e capaci rispetto all’astrazione della maggior parte delle professioni di oggi, riducendo di contro lo stress degli accadimenti percepiti come dannosi e pericolosi.

Le dinamiche psicosociali che determinano le scelte dei consumatori ci spingono ad affermare che, la crisi solo non è un fenomeno tecnico-finanziario, bensì rappresenta un necessario cambiamento dettato da un modello sociale che non si sostiene più. Come ogni crisi fa paura, ma porta in sé la sua soluzione.

Il Centro FerrariSinibaldi analizza e spiega questi fenomeni sociali cercando di prevedere le future scelte di consumo. Ad esempio, secondo il dott. Ferrari aumenteranno significativamente l’acquisto di ingredienti e prodotti per produrre da sé alcune tipologie di alimenti come il pane, i dolci, la pasta, lo yogurt. Aumenterà anche la richiesta di persone che frequentano corsi di cucina o che comprano strumenti professionali per la lavorazione e la cottura del cibo.

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Alice Gatti
Ufficio stampa - Edizioni FerrariSinibaldi
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