SOCIETA

Come farti riassumere dopo un licenziamento ingiusto

July 3 2020
Scheda utente
Altri testi utente
RSS utente

Ci si sveglia una mattina e si scopre che il proprio datore di lavoro ci ha licenziati. Esaminando i motivi citati si conclude di essere stati trattati ingiustamente, quindi si pensa a come ottenere la difesa dei propri diritti e a come essere riassunto.

L'atto d'interrompere il rapporto lavorativo con un proprio dipendente, è di tipo uni laterale. Il dipendente non ha voce in capitolo e può anche non essere d'accordo, mentre è il datore di lavoro a decidere di applicare questa sanzione.
Il licenziamento viene regolato dall’articolo 3 della legge 604/1966. Si definisce licenziamento per giustificato motivo oggettivo quando è inerente all'attività produttiva. Per esempio, se un'azienda è in crisi o è costretta a chiudere un suo settore produttivo. È previsto anche nel caso in cui, il dipendente, non possa più ricoprire le mansioni assegnategli e non possa essere ricollocato, in base al suo inquadramento.
La riforma del 2012 prevede ulteriori casi di licenziamento di tale tipo (giustificato motivo oggettivo), per esempio un dipendente in malattia da troppo tempo, tanto da superare il periodo di comporto (numero massimo dei giorni di assenza accettati prima che possa scattare il licenziamento), o per sopraggiunta inidoneità psicofisica del lavoratore.

Un altro tipo di licenziamento è quello per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. Violazioni (gravi, molto gravi) del codice comportamentale (se si mena di sberle un collega, per esempio); insubordinazione, assenza ingiustificata, abbandono del luogo di lavoro, il non rispetto dell'obbligo di fedeltà, diligenza, riservatezza e obbedienza (il lavoratore ha comunque diritto alla Naspi).
Se il licenziamento non rientra in queste casistiche, allora si parla di licenziamento illegittimo (o ingiustificato) e il dipendente lo impugnare davanti alla legge, rivendicando il suo diritto a essere reintegrato sul posto lavorativo, o essere indennizzato.

Chi decide
In questo caso, a decidere se essere reintegrato o risarcito, sarà un giudice. Si hanno 60 giorni di tempo per impugnare il licenziamento a partire da:

momento in cui il lavoratore riceve la comunicazione del licenziamento (se contiene anche i motivi di questa decisione)
momento in cui il lavoratore riceve la comunicazione dei motivi di licenziamento (se all'atto del licenziamento non erano stati indicati)

Questo arco temporale è il periodo a disposizione del lavoratore per comunicare, all'azienda (in qualsiasi forma, anche semplice lettera raccomandata), la contestazione al licenziamento. Poi avrà fino a 180 giorni di tempo per

Depositare il ricorso alla cancelleria del Tribunale impugnando davanti al Giudice il licenziamento
Comunicare al datore di lavoro la richiesta di un tentativo di conciliazione (o di arbitrato) presso la direzione provinciale del lavoro

Se non viene rispettata questa tempistica, l'impugnazione è inefficace e non può essere presa in considerazione dal Giudice.
Se vengono rifiutate sia la conciliazione che l'arbitrato o, nonostante essi, non si raggiunga un accordo; il dipendente ha 60 giorni di tempo per depositare il ricorso nella cancelleria del Tribunale.
Con la cancellazione dell'articolo 18 (7 Maggio 2015 - Jobs Act), i casi di reintegro di un dipendente licenziato ingiustamente, sono sempre meno dato che il giudice, spesso, preferisce elargire il solo risarcimento. In questo gioca un aspetto cruciale la dimensione dell'azienda. In aziende che hanno molti dipendenti è più facile il reintegro.

A chi rivolgersi
Come si vede, esiste un'appropriata e specifica finestra temporale in cui poter agire, al fine di farsi riassumere dopo un licenziamento ingiusto. Far da soli è da escludere, per essere sicuri di fare le cose in regola, nella capitale Italiana, è necessario rivolgersi a un avvocato del diritto del lavoro a roma, cioè a un giuslavorista.
Tale professionista è un avvocato specializzato nella difesa dei diritti dei lavoratori. L'esperienza di questa figura permette di tenere sotto controllo tutti gli aspetti della procedura, seguendo a ogni passo il lavoratore e applicando tutte le tutele previste dalla legge.
Nel caso in esame saprà come far redigere, nel migliore dei modi, la lettera con cui comunicare l'intenzione d'impugnazione del licenziamento. Saprà inoltre dire se tale provvedimento è addirittura non valido a prescindere (licenziamento discriminatorio per razzismo, politica, orientamento sessuale, credenza religiosa, lingua, maternità o matrimonio). Inoltre è in grado di prospettare le sanzioni a cui il datore di lavoro sarà sottoposto e a quali indennizzi, eventualmente, avrà diritto il lavoratore.

Tutta questa professionalità la possiamo trovare su www.avvocatolavororoma.it, che vanta un'esperienza trentennale nel campo della difesa dei diritti dei dipendenti. Questo è possibile grazie a un team di avvocati professionisti, che hanno operato nella tutela di dipendenti di conosciuti enti pubblici e delle realtà produttive Italiane più famose. Con successo. Risarcimento, previdenza, famiglia, contratti di lavoro, retribuzione, mobbing e trasferimenti vengono trattati con tutta l'attenzione possibile. Con estrema dedizione e cura.



Licenza di distribuzione:
© Pensi che questo testo violi qualche norma sul copyright, contenga abusi di qualche tipo? Leggi come procedere