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Motori di ricerca e link sponsorizzati
Pubblicato il 14/12/2007 |
da
Stefano Mc Vey
I motori di ricerca e il posizionamento: quale strada seguire tra i link sponsorizzati e i links tradizionali?
Anche se i motori di ricerca possono migliorare la navigazione, spesso non si ottengono i risultati sperati; quindi non c'è da meravigliarsi se molti utenti, dopo un breve entusiasmo iniziale, ora si sentano delusi dalla Rete e da ciò che essa può offrire. Ma perché accade tutto ciò? I motivi sono vari e, come spesso accade per le cose complicate come il Web, nessuna delle spiegazioni è esauriente. Se osservate quali siti figurano tra le prime posizioni dei motori di ricerca, giungerete alla conclusione che non viene seguito un criterio coerente riguardo i contenuti. Infatti, per apparite tra le prime posizioni in molti motori di ricerca bisogna pagare e c'è anche l'opportunità di acquistate link pubblicitari. Come al solito è la disponibilità finanziaria che fa la differenza e la visibilità su un importante motore di ricerca si paga... Comunque non possiamo colpevolizzare le compagnie che si occupano dei motori di ricerca, perché gli affari sono affari e come tutte le aziende commerciali cercano solo di trarre un profitto che permetta loro di sopravvivere alla dura legge del mercato. Nonostante tutto, i consumatori sono molti e la pubblicità on-line sta seguendo un trend positivo, dopo un periodo di stallo e ribasso che aveva seguito il boom commerciale di Internet qualche anno fa..
Ask è il classico esempio dell'azienda che vuole mettersi in mostra e cerca di fare del suo meglio per riuscirci: pagate una visita sulla sua home page, digitate una domanda e vi appariranno istantaneamente una moltitudine di risposte; comunque la società non nasconde che molti sono link che pagano per ogni clic ricevuto e molti URL sono introdotti casualmente. A parte questo, troverete una serie di link significativi per la vostra ricerca. Se vi state chiedendo perché quei siti che non c'entrano niente con ciò che avete chiesto sono ai primi posti, la risposta è semplice: affari. Recentemente le frasi "pay per inclusion" e "pay per click" sono diventate molto comuni nel mondo dei motori di ricerca.
Si tratta di alcuni metodi per ottenere un profitto dall'indicizzazione dei siti Web e ne esistono molte varianti. Per esempio Yahoo! considera l'indicizzazione di un sito solo dopo il pagamento di una quota e, pure in questo caso, può riservarsi il diritto di non introdurlo nel database. Anche se chi ha pagato la tassa è cliente di Yahoo! in tutto e per tutto, il personale modifica le descrizioni del sito del cliente e decide su molti altri aspetti che influiranno sul posizionamento del sito nel motore di ricerca. Quasi tutte le società più grandi optano per il PPI, ovviamente le tariffe variano a seconda dell'azienda. "Pay per click" è diventato altrettanto popolare per le stesse ragioni. Uno dei più conosciuti è Google. Adwords. In breve questi sono annunci pubblicitari che appaiono nella pagina di lato quando fate una ricerca. Uno dei segreti per far conoscere il proprio sito è ottimizzario al massimo, anche se può essere un procedimento lungo e snervante: il codice delle pagine deve essere ben scritto e mettere in evidenza le parole tanto amate dai motori di ricerca. Inoltre avtete bisogno di un titolo accattivante e tutte le immagini devono avere il tag ALT che permette la descrizione della foto.
Tutta questa attenzione al dettaglio è di vitale importanza, perché determinerà la posizione del sito e se si tratta di un sito aziendale inciderà sul bilancio dell'azienda.
Link:
Posizionamento e Motori di ricerca
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