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Autore: Alex Revelli Sorini
Azienda: Taccuini Storici - Rivista Multimediale
Web: http://www.taccuinistorici.it/


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Comunicato Stampa
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Finger food

Pubblicato il 02/02/2008 | da Alex Revelli Sorini


emozioni sensoriali.

Per parlare della bontà e del consenso sempre maggiore che presso i consumatori contemporanei stanno ottenendo i finger foods, ossia quei cibi in piccole porzioni singole mangiati senza l’uso delle posate, vogliamo partire dall’importanza del senso del “tatto” per la percezione delle emozioni e del gusto.
Una volta si pensava che il tatto fosse il senso più "intimo" dell'uomo. Oggi molti scienziati lo ritengono addirittura fondamentale, perché l'unico in grado di percepire gli stimoli meccanici.
Ma cos'è veramente il tatto, e qual’è il suo organo? Far coincidere questo senso all'atto del toccare con le mani sarebbe limitativo, perché è attraverso tutta la pelle del corpo che possiamo percepire caldo, freddo, liscio, ruvido, asciutto, bagnato, ecc.
Il tatto è il primo senso che si sviluppa negli esseri umani.
La maggior parte del genere umano, per ragioni pratiche, mangia con le mani. L’uso del cucchiaio e del coltello risalgono alla nascita della civiltà, quello della forchetta è ricollegabile al Medioevo. La cultura di limitare il più possibile il contatto diretto tra mani e cibo venne codifica nel XVI sec. con il Galateo.
Toccare un alimento ci ricollega al nostro bisogno primario di sopravvivenza, e mangiare con le mani è un modo di cogliere l’anima dei cibi. Cominciando dalle prime forme di gallette, biscotti o dolcetti, i finger foods hanno rappresentato nella storia una sublime forma dell’arte della comunicazione. Durante i famosissimi banchetti e convivi dell’epoca Imperiale romana si mangiava sdraiati poggiandosi al gomito sinistro e piluccando il cibo con la mano destra, in una posizione che oggi troveremmo scomodissima, ma che presentava un duplice vantaggio: permetteva di ingerire una quantità maggiore di cibo e consentiva ai convitati sazi oltre misura di assopirsi tra una portata e l’altra. Questa particolare postura rendeva però virtualmente impossibile il ricorso alle posate che richiedono l’uso di entrambe le mani: i cibi arrivavano già tagliati in piccoli pezzi da schiavi detti “scissores”, e solo i cucchiai (ligulae o cochlearia) trovanono una certa frequenza d’uso, impiegati per raccogliere salse e farinate.
Ancora oggi i finger foods violano apertamente molte delle regole “di casa” dove il consumo del cibo rappresenta un fatto privato. Quando si va al ristorante o al bar, accompagnati da amici o parenti si partecipa ad un evento collettivo. Si è da soli e insieme agli altri nello stesso tempo, e ciò crea un’atmosfera di complicità tra gli avventori che sovente si scambiano due parole, una battuta, perchè la situazione induce un senso di confidenza non comune.
Preparare un finger food non deve però essere un gesto banale e seriale. Come i cibi presentati nei banchetti imperiali, anche quelli elaborati per una cena o convivio devono avere tre caratteristiche: bontà, salubrità, bellezza.
La prima nasce dall’eccellenza dei prodotti di base;
la seconda dall’attenzione alle preparazioni, che al contrario di quelle antico romane devono essere leggere e ben digeribili;
la terza è generata da strumenti di facile uso, belli da vedere e da impugnare.
Concludiamo rivisitando una famosa citazione di Anthelme Brillat-Savarin: "La scoperta d'un nuovo finger food (manicaretto) giova all'umanità più che la scoperta d'una nuova stella".


Link: Taccuinistorici.it • rivista multimediale di alimentazione e tradizioni

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