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I bambini che balbettano sono ansiosi? La biochimica dice di no
Pubblicato il 29/02/2008 |
da
Elena Marino
Un bambino che balbetta non è più ansioso di un bambino che non balbetta. Lo proverebbe un ormone legato al livello d'ansia, il cortisolo, che varia prima e durante la comunicazione sia nei balbuzienti che nei bambini fluenti in modo del tutto simile.
Anche se da grandi, le cose cambiano...
"Mio figlio balbetta perchè è ansioso". Oppure "mio figlio è molto in ansia a causa della sua balbuzie".
Ansia e balbuzie, un binomio inscindibile. Cosa causa l'altra? Un quesito insoluto come quello dell'uovo e la gallina. Finora.
Ora la ricerca medica sta cercando di trovare una risposta plausibile, come la più recente sperimentazione condotta dai biochimici del dipartimento Disordini della Comunicazione, presso l’Università di Canterbury.
I ricercatori hanno preso in esame la saliva di alcuni bambini fra i 3 e i 4 anni, divisi in due gruppi: balbuzienti e non balbuzienti.
La quantità di un dato ormone nella saliva, il cortisolo, è un buon indicatore del livello d'ansia cui è si sottoposti. Sarebbe normale aspettarsi una certa differenza di cortisolo fra i due gruppi di bambini. Eppure è vero il contrario: tutti i bambini, di fronte ad un compito verbale, reagiscono in modo sostanzialmente simile. In genere, il cortisolo aumenta un po'. Ovvero, parlare è impegnativo per tutti, non ci sono casi speciali.
Chiunque vive la propria parola come una prestazione da non fallire, basta constatare quanto interesse c’è intorno alla comunicazione efficace e alla paura di parlare in pubblico: corsi, libri, siti internet dedicati.
Ma l'ansia, con il crescere, assume un significato diverso per chi balbetta. Male interpretata, viene spesso scambiata per la causa dei blocchi e a volte trattata separatamente dalla balbuzie con disparati approcci (dall'analisi allo yoga, ai farmaci... spesso senza avere le ide chiare). Per la balbuzie, d'altronde, spesso non si sa assolutamente cosa fare. Chi balbetta impara con l’età ad attribuire un significato frustrante a quell’ansia naturale, fino a viversi come una persona intrappolata da un difetto.
“Bisogna intervenire prima che l’ansia prenda il sopravvento, dare al bambino che balbetta uno strumento efficace che lo renda capace di controllare i blocchi. Gli adulti che balbettano, sempre in lotta con le parole e sempre vinti, possono trarre grande giovamento da un trattamento che prenda in considerazione il controllo tanto della fluenza che dei sentimenti vissuti”, spiega la dott.ssa Elena Marino titolare del Centro Counseling Balbuzie.
“Un percorso di riabilitazione che coinvolga la persona nella sua totalità è un percorso molto interessante anche per i terapeuti stessi, cui non basta osservare la progressiva diminuzione dei blocchi ma anche e soprattutto la crescita personale”, aggiunge Monica d’Alessandro collaboratrice del Centro, “chi impara a non balbettare, impara anche come trasformarsi in costruttore attivo della propria vita e quindi responsabile del proprio comportamento”.
Cambiamento molto utile anche nella gestione delle ricadute post-trattamento.
Link:
Centro Counseling Balbuzie
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