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La prevenzione è autocoscienza
Pubblicato il 06/06/2008 |
da
Donatella Pecora
Forse non tutti sanno che....
LA PREVENZIONE E’ AUTOCOSCIENZA
"Prevenire è meglio che curare", una massima a tutti ben nota. Tanti sono gli articoli che parlano dei metodi preventivi a favore della salute, però forse non tutti sanno che il concetto di prevenzione è molto più ampio di quello a cui siamo normalmente abituati.
La definizione classica per la parola prevenzione è: “L'insieme degli interventi fatti a monte che possono evitare l'insorgere di una patologia”;
oppure: “L'insieme di azioni finalizzate ad impedire o a ridurre il verificarsi di eventi non desiderati”. In altre parole gli interventi di prevenzione sono, in genere, rivolti all'eliminazione o alla riduzione dei rischi che possono generare dei danni.
La prevenzione rappresenta, senza ombra di dubbio, il più importante impegno a favore della salute. "Prevenire" non significa solo evitare la comparsa di malattie ma, soprattutto, porre le basi per lo stato di salute nell’arco della vita, tenendo presente che l’essere umano è l’insieme di: corpo, psiche ed emotività, indiscindibili tra loro.
Nella medicina tradizionale occidentale, la prevenzione mira al corpo, per mezzo di esami clinici periodici, finalizzati a cogliere l’insorgere della manifestazione patologica “sul nascere”. Oltre a ciò suggerisce uno stile di vita che comprenda dello sport, una dieta “mediterranea” ed evitare gli eccessi in genere. La cultura occidentale, rispetto a quella americana per esempio, inizia solo ora a prender in considerazione la psiche, come fattore influenzante la salute del corpo; la psicosomatica ne è un esempio esplicito.
Ciò di cui ancora fatichiamo a prendere atto sono gli stati d’animo, ossia le emozioni.
La comparsa di una patologia, cronica o degenerativa, o di un disturbo in genere, è solitamente preceduto da un periodo di stress, accompagnato da uno stato d’animo negativo che alle volte è nascosto, latente, come possono esserlo una rabbia repressa, una depressione mascherata o in seguito a un trauma non elaborato, ecc.
I fattori stressanti (stressor) possono variare di intensità e di durata e, naturalmente sono vissuti in modo soggettivo e in base al temperamento della persona. Ad ogni modo, prima che compaia una manifestazione patologica, la persona attraversa un periodo in cui le sue difese si abbassano, siano esse i meccanismi di difesa psicologica o le difese immunitarie.
Un’altra realtà sulla prevenzione ci giunge dalla medicina Ayurveda (tradizionale indiana), la quale suddivide la prevenzione in 6 stadi, dove ogni stadio è immaginato come un gradino di accumulo energetico che porta sempre più su nel peggioramento dei sintomi, fino alla conclamazione della malattia.
I sei stadi della malattia, secondo l’Ayurveda, sono:
1). Accumulazione: l’energia comincia ad accumularsi nelle sue tipiche postazioni
2. Peggioramento: in questa fase si assiste, appunto, a un acuirsi delle sintomatologie,
3. Dispersione: nella terza fase, l’energia accumulata produce un notevole incremento dei disturbi iniziali.
4. Trasferimento: in questa fase l’energia si accumula in altre zone del corpo e inizia a provocare delle vere e proprie disfunzioni.
5. Manifestazione: la quinta fase comprende ora tutti quei sintomi che anche nella medicina allopatica permettono di stilare una diagnosi abbastanza sicura e precisa della malattia, come ad esempio gastrite, gotta, ulcera, ecc.
6. Maturazione: quest’ultima fase è quella dell’evolversi completo del processo di malattia e la rivelazione di tutte le possibile sintomatologie e complicazioni compreso il livello psicologico.
La cosa strabiliante, per me, è che la nostra medicina tradizionale riesce a fare una diagnosi quando, secondo la medicina Ayurveda, si è già giunti nel quarto stadio, “perdendosi”, così, gran parte del percorso della malattia che comprende notevoli situazioni di disagio e di sofferenza per l’uomo. Inoltre questo riduce di molto le possibilità di cogliere la malattia all’inizio della sua manifestazione!
Alla luce di quanto appena riportato, viene spontaneo domandarsi come si possa fare concretamente una vera prevenzione?
Scegliere e applicare un metodo preventivo che più si accosta al nostro modo di essere, tra le varie tradizioni mediche, è una scelta che normalmente è influenzata dal tipo di condizione sociale, culturale e geografica; gli stati d’animo, invece sono un comun denominatore, non influenzati dal tipo di etnia, posizione geografica, cultura, ecc., essi esistono in noi a prescindere.
Quindi, dal mio punto di vista, la vera prevenzione sta nell’autocoscienza dei propri stati d’animo negativi, coscienti e/o latenti e dell’effetto che questi possano avere sul corpo, sul sistema nervoso, sul sistema immunitario, ecc.
Sullo squilibrio energetico, prodotto dagli stati d’animo negativi, si può intervenire assumendo i Fiori di Bach, consonamente suggeriti da persone professionalmente competenti.
La prevenzione può, quindi, aver inizio durante la gestazione perché, come a tutti è ben noto, tra il feto e la madre vi è uno strettissimo rapporto e di conseguenza un fitto scambio d’informazioni, emozioni comprese!
Nel caso in cui la consapevolezza, che gli stati d’animo sono alla base della prevenzione, emerge in età adulta, un percorso con i Fiori di Bach permette il riequilibrio degli stati d’animo negativi che causano, nel tempo, disturbi e malattie.
È importante non cadere nel tranello e credere che un metodo tanto semplice, come quello proposto dalla floriterapia, sia sinonimo di inefficacia. I Fiori di Bach non hanno controindicazioni e possono essere associati a qualunque altro tipo di cura medica o analisi psicologica, perché interagiscono a favore della guarigione della persona, in modo olistico. Non ci sono limiti d’età e condizioni fisiche per poterli assumere e, pur non agendo per mezzo di un principio attivo, ma per impronta energetica, non devono essere confusi e associati ad un metodo placebo.
In conclusione una buona e completa prevenzione deve essere olistica.
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