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Viticoltura toscana, primo allarme per la Flavescenza dorata: via ai trattamenti contro lo Scaphoideus titanus
Pubblicato il 17/07/2008 |
da
Stefano Bagnoli
Primo allarme per le viti toscane contro il rischio della ‘Flavescenza dorata’. I rilevamenti dell’Arpat hanno infatti evidenziato la presenza di larve allo stato giovanile di ‘Scaphoideus Titanus’, la famigerata ‘cicalina della vite’ nelle zone di Arezzo, Firenze e Siena ed è partito il primo invito a effettuare le verifiche sulla presenza dell’insetto e a effettuare i trattamenti in quei vigneti in cui, negli anni passati, era stata riscontrata la presenza dell’insetto adulto.
Primo allarme per le viti toscane contro il rischio della ‘Flavescenza dorata’. I rilevamenti dell’Arpat hanno infatti evidenziato la presenza di larve allo stato giovanile di ‘Scaphoideus Titanus’, la famigerata ‘cicalina della vite’ nelle zone di Arezzo, Firenze e Siena ed è partito il primo invito a effettuare le verifiche sulla presenza dell’insetto e a effettuare i trattamenti in quei vigneti in cui, negli anni passati, era stata riscontrata la presenza dell’insetto adulto.
“Lo ‘Scaphoideus Titanus’ – spiega Simone Tofani, responsabile dell’Area Tecnica della Cooperativa Agricola di Legnaia – è il vettore per la diffusione epidemica della Flavescenza dorata, un parassita vegetale che difficilmente lascia scampo alla ‘vitis vinifera’ quando la colpisce. E’ comprensibile che su questo pericolo, che si è manifestato negli anni passati con pericolosi focolai anche nella nostra regione, si mantenga alta l’attenzione e direi che il ‘consiglio’ di effettuare i trattamenti, dove è stata riscontrata la presenza dell’insetto in passato o ne sono state rilevate le forme giovanili in questo periodo, va seguita alla lettera. Negli anni passati c’erano stati anche veri e propri decreti del direttore generale dell’Arpat che dettava le regole per le ‘Misure per la lotta obbligatoria contro la Flavescenza dorata della vite’”.
I trattamenti possono variare a seconda della situazione pregressa o attuale della zona interessata.
“per le forme giovanili - ricorda Tofani – si può intervenire con inibitori della crescita, mentre per la forma adulta sono previsti specifici prodotti, alcuni utilizzabili anche nell’agricoltura biologica. La persistenza dei trattamenti è di 10-15 giorni massimo e quindi può anche essere utile ripeterli perchè una sfasatura temporale può farne venir meno l’efficacia e un’infezione potrebbe essere catastrofica per la produzione di vino, se non contrastata per tempo. La ‘Flavescenza dorata’ è un parassita vegetale che si trasmette attraverso la cicalina della vite e per questo è capace di assumere una notevole virulenza e grande rapidità di diffusione, lasciando difficilmente scampo alla vite. Molte piante muoiono in poco tempo, alcune sopravvivono stentatamente per un anno o due, prima di cedere, e comunque in quasi tutti i casi si ha la perdita di oltre il 90 per cento dei grappoli di uva, che cadono anzitempo”.
Link:
http://www.legnaia.it
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