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Autore: Stefano Ciammarughi
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Comunicato Stampa
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Da Asmara a Ferrara passando dai Lidi

Pubblicato il 05/09/2008 | da Stefano Ciammarughi


Nasco in un'altro continente, ma vi racconto come sono cresciuto a Ferrara.

Sono nato ad Asmara, in Eritrea, il cui campione d’atletica pareva volesse vincere la maratona nelle olimpiadi cinesi. Dopo circa 10 anni, vissuti in questa staordinaria e martoriata città dell Africa Orientale, sono arrivato in Italia, accolto prima dall’aeroporto romano di Ciampino, e poi da un simpatico ed agricolo paesino umbro, quindi, definitivamente FERRARA.

Città che mi affascinò subito, per le tante testimonianze storiche, ma quella che poteva infervorare di più la fantasia di un bimbo, fu il CASTELLO. La residenza della CORTE ESTENSE, che dall’imbarcadero, attraverso canali ed il fiume PO, arrivava al CASTELLO DELLA MESOLA. Delizia e residenza estiva, a ridosso il mare.

Non ci è dato sapere se i nostri nobili e medioevali governanti passassero le giornate a cacciare, o a passeggiare nei giardini del castello,o a conversare nelle splendide sale dello stesso, o raggiungessero la BIANCA e FINE SABBIA del LITORALE. So che le mie estati da bambino, le trascorrevo alla giarina.

Giarina, mitica località balneare sul fiume PO, di quegli anni di rinascita economica, all’indomani di una disastrosa guerra, che nelle “megalomani presunzioni” di qualcuno, ci vedeva padroni del mondo. Madre natura sul vecchio ERIDANO, aveva creato una secca, e su questa, un “solerte manager artigianale del turismo fai da te”, aveva creato un chiosco attrezzato per la vendita di panini con la “ZIE” tipico salame ferrarese all’aglio, “prosciutto” quasi sconosciuto dati i costi, ed invece presente la “mortadella” per i costi contenuti, anche se tipica dell’odiata, campanilisticamente parlando, città di BOLOGNA. Per dissetarsi, gli adulti si rifacevano al vino bianco e rosso della nostra zona, tirato con il “cannello” da capaci damigiane, oggi non consentite. I minorenni avevano la granita, o la gassosa con la pallina. Ottimo il tre gusti “, in cono da poc soldi “panna,crema,cioccolato, del carrettino dei gelati. Gli audaci azzardavano il bagno nelle infide acque del fiume, che allora non dico fossero potabili, ma balnebili sì. Oggi chiamarle acque è un eufemismo.

La rinascita ci fu. Magari non per tutti, ma diciamo che ci fu. La Giarina fu via via dismessa, e venne riscoperta “MAGNAVACCA”, questo il nome romano di un paese di pescatori, che dopo lo sbarco di GARIBALDI, in fuga dall’ESERCITO AUSTRIACO, nel 1849, fu ribattezzato appunto “PORTOGARIBALDI”, ed insieme al LIDO DI VOLANO, alla fine 60 molto fatiscente, fatto di palafitte sul litorale, iniziò l’avventura turistica a tutto tondo.

Porto Garibaldi si arricchisce di strutture ricettive, di bagni e tutto ciò che può soddisfare il turista. Nasce anche qualche locale “sofisticato”, ma mantiene ciò che ancora oggi più attrae : IL NATURALE SAPORE DI PAESE DI PESCATORI.- Lido di Volano mantiene il suo paesaggio rustico, naturale e lontano dalla mondanità.

Inizialmente, subito dopo la guerra, sulla spiaggia comparivano ancora delle fortificazioni tedesche, oggi smantellate, tranne due, ma non sono visitabili, poiché su una sorge una villa signorile, e sull’altra la cantina di un dismesso ristorante. La vita notturna, allora come oggi, viene movimentata dal “PICCOLO BAR”. Il passeggio si snoda tra il molo ed il viale che porta al suddetto locale, o sul viale del molo stesso, in attesa del suggestivo ritorno dei pescherecci, con il loro “Prezioso Carico”. Proprio prezioso, visti i prezzi del pesce.

Magnavacca, o in nome attuale Porto-Garibaldi, con tanti punti, alcuni ormai non più esistenti, ed uno di questi, il ristorante dismesso citato, ai quali sono legati tanti ricordi, ma da sempre presente, rinnovato di volta in volta, il CAMPING SPIAGGIA E MARE.


Link: http://www.ferraratravel.com/hotel-ferrara.html

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Stefano Ciammarughi
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