|
Informazioni sull'autore del testo:
© Pensi che questo testo violi qualche norma sul
copyright, contenga abusi di qualche tipo?
Leggi
come procedere
|
|
|
|
Usa - Union Investment
Pubblicato il 05/09/2008 |
da
Monica Mazzanti
Come già nel corso del mese precedente i mercati statunitensi sono stati caratterizzati da una consistente ed elevata volatilità che ha presentato grandi fluttuazioni giornaliere, in un senso e nell’altro. Alla fine però, malgrado ciò, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è riuscito a chiudere con un guadagno del 1,5 per cento.
Bilancio mensile positivo
Come già nel corso del mese precedente i mercati statunitensi sono stati caratterizzati da una consistente ed elevata volatilità che ha presentato grandi fluttuazioni giornaliere, in un senso e nell’altro. Alla fine però, malgrado ciò, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è riuscito a chiudere con un guadagno del 1,5 per cento.
Ancora una volta sono state le notizie che arrivavano dal settore finanziario a determinare in maniera decisiva il passo degli eventi. La Lehman Brothers si è mossa in maniera decisamente negativa. Qui il terzo trimestre registra ancora perdite considerevoli e gli sforzi per trovare un nuovo investitore sembrano vanificarsi, dopo che si è tornati a mettere in dubbio una possibile entrata in campo della banca statale Korea Development. Il sentiment generale del mercato ha spinto sempre più le case d’investimento al buy back delle quote dei prestiti, con l’aggiunta del pagamento di forti penali. Tra questi spiccano Merrill Lynching, Citigroup, Goldman Sachs, JP Morgan Chase e Wachovia. Al centro dell’attenzione soprattutto Fannie Mae e Freddie Mac. Entrambe hanno dovuto fare i conti con pesanti perdite trimestrali ancora presenti e con correzioni al ribasso dell’entità di diversi miliardi. In tutto questo si è addirittura temuto che ora sia necessario ricorrere a un aiuto dello Stato in favore di questi due vacillanti istituti finanziari. In altre situazioni però gli operatori finanziari sembrano essere diventati un po’ più fiduciosi e i timori di una nazionalizzazione dell’intera perdita delle quote di patrimonio non minaccia gli investitori privati. Freddie Mac in particolare, grazie alla vendita di obbligazioni correnti per il valore di miliardi, potrebbe riuscire a placare i timori di una futura “statalizzazione”.
Questa volta gli impulsi positivi sono venuti dal fronte del prezzo del petrolio che si è decisamente allontanato dal valore record di 147 dollari a barile, limitando così i timori di una forte ripresa dell’inflazione. La FED ha lasciato il tasso guida assolutamente invariato e il mercato ha interpretato le dichiarazioni di Bernancke come un’esplicita intenzione a non intervenire in un immediato futuro. Sul fronte economico la situazione resta tesa anche se gli inaspettati risultati sui tassi di crescita del secondo trimestre hanno fatto una buona impressione. Il PIL è stato portato dal previsto 1,9 per cento al 3,3 per cento. Da questo possiamo presumere che per il momento l’andamento dei mercati azionari degli Stati Uniti resteranno contrassegnati a breve termine dalla volatilità. Tuttavia le valutazioni positive, l’interesse dei fondi di stato esteri e la possibilità che nei prossimi sei/dodici mesi la situazione economica generale statunitense migliori fanno ben sperare.
|
Info su chi ha pubblicato questo testo
Leggi altri testi dello stesso autore
Leggi altre news che trattano lo stesso argomento (ECONOMIA e FINANZA)
» Clicca per leggere le ultime notizie pubblicate
|
|