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Banche quale futuro? La banca Tecnolocal
Pubblicato il 15/09/2008 |
da
Gaetano Mastellone
Piccole e medie banche territoriali occorre che facciano un deciso cambio di mentalità per puntare sull’innovazione e sulla Net Economy.
Dal mio osservatorio di esperienza, derivata da circa 37 anni di lavoro nel settore bancario, ho visto e vissuto, anche intensamente, profonde trasformazioni organizzative e di mentalità nell’approccio al mercato. Sicuramente ciò che è successo, a partire dagli anni ’90 ad oggi, è da definire una rivoluzione copernicana. Siamo passati dalla Banca Jurassica che dettava legge, alla New Bank, quella moderna, che deve subire ed adattarsi continuamente al mercato, se vuole sopravvivere. Il settore bancario si è completamente trasformato ed è diventato complesso ed assai complicato nella gestione. Nel corso dei decenni abbiamo assistito, e vissuto, ai “dettati imperativi” dei vari “opinion leaders bancari” che delineando scenari scintillanti dapprima nel retail, poi nel corporate, poi nel private banking influenzando così le strategie delle banche e dei banchieri. Per fortuna diversi banchieri, di buon senso, hanno saputo “resistere” alle varie mode ed hanno superato le difficoltà puntando prima sulla qualità delle risorse umane e poi ai vari processi riorganizzativi. Il “personale bancario” va sempre rivalutato e chi ha saputo fare la giusta policy ha avuto successo, chi invece ha puntato solo alla riorganizzazione ha avuto grossi problemi. Le risorse umane, se ben gestite portano, automaticamente, ad avere un miglioramento del “clima” interno, del “morale”, del “turnover” derivato dalle uscite per dimissioni, del miglioramento delle “relazioni” con la clientela, del miglioramento delle “capacità e competenze” nella vendita dei prodotti e servizi e, come logica conseguenza di tutto ciò, un miglioramento della redditività della banca. Purtroppo le banche, affascinate dai guru della Consulenza, dai mestieranti riorganizzativi, sempre di più si affidavano, e si affidano, a loro. Le varie società di Consulenza ed i loro funzionari, dialetticamente “incantatori” quali sono, non facevano, e non fanno altro, che dipingere scenari catastrofici al fine di “vendere modelli organizzativi”, per lo più similari, che tutto facevano e fanno tranne che essere dalla parte del cliente. Troppo spesso le banche hanno dimenticato che, essendo esse aziende di servizi, hanno una sola strada da seguire: essere ben attente alla gestione del cliente. Nella vita di un’azienda bancaria è anche importante ed utile “affidarsi” agli esperti, ma è anche importante non farlo completamente. Consiglio che le decisioni “finali”, sul cosa fare, le debbano assumere sempre i banchieri perchè in realtà sono loro i veri conoscitori della loro azienda, del territorio e della loro clientela. Affidarsi è bene, ma completamente è un suicidio. Un recente libro scritto dal guru della consulenza, ex McKinsey, il dott. Gianemilio Osculati evidenzia ed invita i vari managers a non cadere vittime delle “convenzioni”. Osclualti invita i managers a non intorpidire la loro intelligenza, ad avere un proprio punto di vista, al di fuori delle mode e delle teorie accettate da tutti, ed a difenderlo anche quando la “conventional wisdom” (la visione convenzionale) tende ad indicare il contrario. L’oppio del manager è seguire la conventional wisdom. Il mercato bancario e finanziario oggi offre sempre meno rendite di posizione ed il suo sviluppo è diventato un business complesso, e lo sarà sempre di più negli anni a venire. Le concentrazioni avvenute fra diverse banche, quelle che avverranno nei prossimi anni, l’accesa concorrenza, l’introduzione di nuove e sofisticate tecnologie, la competizione globale, le crisi di mercato, sempre più ricorrenti, porteranno a richiedere, ancora, un mutamento profondo nella mentalità stessa dei banchieri, del management bancario e di tutto il personale addetto, in particolare quello al contatto con il pubblico. Allora cosa ci riserverà il prossimo futuro? Meno banche, ma più grandi? Comincerà l’era della globalizzazione totale del sistema bancario anche in chiave nazionale? A livello organizzativo tutto si può fare. Ma la domanda che si pone il “mercato” è essenzialmente questa: quali saranno i benefici per le imprese e per i consumatori ad operare con un istituto bancario con una presenza globale? La solidità finanziaria della banca è la prima, ed unica, risposta certa. Ma quale saranno le risposte da dare invece sulla capacità di fornire “servizi” adeguati allo sportello? I prodotti ed i servizi ad essi collegati saranno collocati a prezzi contenuti e saranno di qualità? Il credito alle piccole e medie imprese come sarà gestito? Si arriverà alla completa spersonalizzazione del rapporto? Molti sono i quesiti. In ogni caso una cosa è certa, per il sistema bancario, il prossimo decennio non sarà per nulla noioso e vincerà chi, in particolare, sin da oggi si porrà l’obiettivo di trasformarsi, di rimodellarsi alla legge del mercato, di produrre innovazione competitiva e, affare più importante, di programmare per tempo sul come riassorbire e cosa far fare alla “seconda ondata” di personale esuberante che in un prossimo futuro si renderà disponibile. Globalizzazione, tecnologia e stili di vita e di consumo diversi portano, automaticamente, eccedenze nelle aziende bancarie. Il modo di fare banca prossimamente si trasformerà, questo è sicuro. A mio personale parere ritorneremo ad una banca di “stretto contatto” con la Clientela con un’offerta di prodotti mixati fra il vecchio ed il nuovo ma ambedue (vecchio e nuovo) tendenti a contenuti altamente tecnologici. Personalmente “vedo” la banca del futuro altamente focalizzata sul Cliente (quando dico altamente intendo al 100%, non come oggi che siamo ancora agli albori!!) e con una concezione “tecnolocal”: tecnologia e localismo. Vi sarà una riscoperta dell’importanza del “governo del territorio”, da qui il vantaggio che potranno avere le “piccole e medie banche” se sapranno puntare ad una radicale trasformazione del loro “modo di essere” e del loro “modo di pensare”, ancora troppo ancorato al passato. Ai banchieri locali o regionali lancio un mio personale ed accorato “appello”. Non dimenticate mai che la piccola banca, di norma, è sempre stata vincente nella qualità del servizio, è sempre stata banca fisicamente vicina al cliente ed ha sempre avuto una conoscenza personale con il cliente con il quale ha avuto, sempre, un dialogo continuo. Questi sono “valori” da “valorizzare” non da disperdere. Altro grande valore è il “personale” che nelle piccole banche ha di solito in filiale una rotazione minore e quindi ha la possibilità di instaurare rapporti interpersonali con il cliente più importanti e duraturi di quelli delle grandi realtà bancarie. Un’aspetto molto importante è la gestione del credito anche per effetto di Basilea 2. Nella gestione di una banca, grande o piccola che sia, oggi la capacità di valutazione del credito deve assumere una priorità qualitativa assoluta. Una banca oggi deve essere solida. Il credito ha la grande necessità di essere ben gestito, sia in Direzione Centrale che in periferia, è un must. La parola d’ordine deve essere, crescere negli impieghi bancari con qualità e quindi con poche sofferenze. Le sofferenze portano instabilità patrimoniale e mancanza di solidità. Oggi per le Autorità di Vigilanza la solidità di una banca e la stabilità del sistema costituiscono elementi fondamentali. Non dimentichiamo mai che per ben gestire il credito, per fare affidamenti di qualità bisogna ben conoscere il cliente ed il territorio: questo concetto, già espresso innanzi, lo ritroviamo di nuovo come un elemento necessario e come un valore importante per la gestione del credito. Conoscere il territorio porterà il beneficio di saper ben valutare ed affidare le imprese in quanto l’assegnazione di un Rating richiede, non solo la valutazione del bilancio aziendale ma anche l’acquisizione di una serie piuttosto ampia di fattori qualitativi relativi all’azienda che solo attraverso “la conoscenza” si possono rilevare. Una piccola banca ha maggiore immediatezza di rilevazione e di valorizzazione di queste “aggiuntive informazioni” e riesce (o dovrebbe riuscire se ben gestita e ben strutturata) ad acquisire un significativo quantitativo di informazioni. Quindi la piccola e media banca territoriale è avvantaggiata, rispetto alle grandi banche, perché, sempre se è ben organizzata nelle strutture e negli uomini, può reagire più rapidamente a fronte delle richieste di nuovi fidi, di aumenti o di rinnovi. Alla luce di tutto ciò la piccola e media banca, con il bagaglio di informazioni aggiuntive disponibili che riesce a raccogliere, può concedere ad un cliente azienda un Rating Basilea 2 anche migliore rispetto ad una grande banca. Questa possibilità diventa un vantaggio per il cliente e per la banca. L’unico handicap che hanno è la scarsa mentalità (a volte è dovuto anche alla mancanza dei mezzi finanziari) ad investire in tecnologia. Ma il futuro è “banca tecnolocal”, quindi occorre fare tutti gli sforzi in tal senso.
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