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Un patto per il territorio di Pavia

Pubblicato il 19/09/2008 | da Riccardo Cecatiello


Quando la programmazione territoriale non è un "lusso" cui rinunciare nei momenti di difficoltà, ma uno strumento con funzione anticiclica.

I processi di trasformazione del territorio, sono solo in parte l’esito di una azione consapevole dell’uomo. Nella Provincia di Pavia, ad esempio, non si è mai propriamente “pianificato” l’abbandono dell’alta collina in favore della concentrazione lungo gli assi stradali e il capoluogo, né si è pianificata la protezione di tali territori, o la valorizzazione ecologica di tali aree. Questo è un esempio paradigmatico di come oggi, di fronte alle difficoltà della pianificazione, si sia tutti chiamati a ripristinare un “patto” tra gli attori locali e il proprio territorio.

Negli ultimi anni si sono succedute in Provincia di Pavia diverse esperienze di Programmazione Territoriale, in parte stimolate-imposte dalla Unione Europea per accedere alle risorse Comunitarie, in parte legati alla “Stagione dei Patti Territoriali” dei primi anni novanta. Il rischio, alla luce del nuovo ciclo di programmazione Comunitaria 2007-13 è quello che tale capitale (di conoscenze, di indirizzo, di metodo) vada in parte disperso. È forse più sensato recuperare tale bagaglio e metterlo “in valore”, slegandolo da quel doppio legame che ha finora legato progetti e finanziamenti, che ha creato circuiti virtuosi e perversi allo stesso tempo, liberando tutti dai vincoli e dalla necessità di coordinamento per inseguire, strumentalmente ciascuna opportunità di finanziamento. Ciò ha portato in effetti ad una stratificazione di azioni che si sono succedute senza gli opportuni intrecci, e senza l’attenzione agli effetti indiretti o secondari. La corsa alle risorse, depotenziata dalla presenza di un disegno comune, e dei vincoli di un patto di un territorio per i propri abitanti, ha mosso gli operatori in competizione tra di essi piuttosto che ricercare linee comuni e operando secondo fattori di scala. Si rischia, paradossalmente, di indebolire ancora di più questo territorio, che non è mai stato abbastanza in crisi per fermarsi, guardarsi dentro e poi ripensare a quale possa essere il proprio futuro, coerentemente con il capitale territoriali a disposizione, quali la viticoltura, la ricerca, l’università, l’impresa. L’inseguimento di risorse esterne ha ingenerato una sorta di dipendenza e di attesa di interventi esterni, sollevando gli Amministratori dalla difficile, ma affascinante, responsabilità della scelta.

La pianificazione territoriale, oltre che impopolare, rischia di rimanere una forma di esercizio accademico e tecnico che, per quanto raffinato, è oramai privo della possibilità di produrre progetti concreti di territorio. Se la cultura tecnica degli urbanisti ha, in passato, avuto la possibilità di produrre una immagine di territorio, attualmente, a causa di una fase di contrazione della spesa da parte degli Enti Locali, il ricorso a strumenti di indirizzo non viene affatto avvertito come una opportunità. Si dimentica che la pianificazione territorial così come la programmazione, ha intrinsecamente una funzione anticiclica. Una parte di questa responsabilità è legata alla debolezza e alla difficoltà di coordinare la gestione del regime dei suoli con I processi economici e sociali che invece sono parte stessa del territorio, che non è il “substrato” sul quale impiantare un “qualcosa”.

La valorizzazione del territorio ha subito più di uno slittamento di senso, tanto da divenire concepita come un incentivo a svenderlo, o a essere mercificato. Che la speculazione edilizia prediliga i siti più intatti, più prestigiosi, più ricchi di valori paesaggistici e ambientali, è un fatto. Quel che sta accadendo non è colpa solo del riformato “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio “né delle altre leggi, ma nemmeno è stato di aiuto la riforma del titolo V della Costituzione, che anziché risolvere la ripartizione dei poteri fra Stato e Regioni, l’ha resa ardua e impraticabile, sollevando davanti alla Corte Costituzionale decine di conflitti.
È forse tempo di lanciare, come già in parte ha proposto il FAI, un grande “patto per la tutela” che includa Stato, Regioni, Enti Locali, privati e che parta non dalla suddivisione dei ruoli né dalla spartizione delle torte, ma dalle esigenze vitali e ineludibili del nostro patrimonio e dalla necessaria ricerca del coordinamento. In questo “patto” anche l’educazione all’arte, al paesaggio, all’ambiente, deve avere un ruolo essenziale, pena la devastazione di quel paesaggio italiano che amiamo. Il patrimonio ambientale è un bene prezioso che ciascuno di noi, singolo cittadino o pubblico amministratore, deve tutelare e salvaguardare. La bellezza dei paesaggi, dalle pianure alle colline, rappresenta ormai l’immagine stessa dell’Provincia di Pavia nel mondo. Siamo noti per questo: per un ambiente che ancora oggi è capace di suscitare emozioni uniche. In questi anni abbiamo spesso detto che proprio l’ambiente deve rappresentare per la Provincia di Pavia e per i suoi abitanti una risorsa capace di offrire allo stesso tempo quella qualità della vita che tutti noi conosciamo, e opportunità di sviluppo, anche economico, purché si tratti di uno sviluppo “sostenibile”, che non comprometta l’equilibrio naturale tra ambiente, paesaggio e antropizzazione.
La Provincia, oltre che farsi soggetto interprete e promotore di istanze di carattere progettuale tese alla riqualificazione territoriale e alla promozione di politiche di sviluppo può oltre ad avviare e sperimentare anche “consolidare” il metodo della concertazione, della partecipazione e della responsabilizzazione dei diversi attori e soggetti (di natura pubblica o privata) rispetto definizione delle scelte di politica territoriale. Ecco perché proprio la tutela dell’ambiente può essere il è uno dei punti principali e qualificanti di un "Patto", non costruito “sartorialmente” per recuperare risorse da distribuire sul territorio, ma piuttosto un patto che sia fatto di impegni da parte di ciascuna amministrazione, per operare secondo certe finalità di salvaguardia e di cura per il territorio. Prendersi cura della ricchezza di risorse ambientali, naturali e culturali, per un territorio rurale ricco di piccoli insediamenti e di centri minori, di diffuse attività economiche, nonché per una diffusa qualità ambientale, intesa anche e soprattutto come contesto sociale, qualità della vita e dello sviluppo. Questa peculiarità della Provincia di Pavia la rende adatta per sviluppare una filiera che integri le politiche di tutela dell’ambiente e delle condizioni di vita con la valorizzazione del sistema regionale, anche in funzione dello sviluppo economico integrato, a basso impatto ambientale e orientato alla qualità.

Questo è l’ambizioso obiettivo, cui un gruppo di esperti in varie discipline, coordinati dal dott. Riccardo Cecatiello, sta lavorando anche al fine di costruire un solido progetto territoriale da costruire con le amministrazioni locali, nella consapevolezza che ambiente e paesaggio non possono essere più intesi come esclusivo oggetto di contemplazione, ma come una parte del nostro territorio, così come la percepisce chi ci vive.


Autore della pubblicazione:
Riccardo Cecatiello
SoLv0
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