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Lehman Brothers, doccia fredda anche in Italia

Pubblicato il 06/10/2008 | da Monica Mazzanti


Dibattito condotto da eFinancialCareers.it: Sarebbe stato opportuno salvare anche Lehman Brothers?


Dibattito condotto da eFinancialCareers.it:
Sarebbe stato opportuno salvare anche Lehman Brothers?
1. 25%
Non avrebbe cambiato nulla della situazione attuale
2. 35%
No, sarebbero stati solo altri capitali bruciati
3. 40%
Sì, avrebbe dato respiro alle borse

Al termine della crisi dei mutui “l’Italia sarà più forte di prima e più forte degli altri”. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha commentato così la bancarotta di Lehman Brothers, un terremoto per il settore finanziario in tutto il mondo che, soltanto in Italia, mette a rischio i posti di 120 persone fra Roma e Milano. Può darsi che abbia ragione, ma difficilmente l’ennesima doccia fredda arrivata sulle banche d’investimento gioverà all’esile sistema italiano. E di certo è una pessima notizia per almeno 120 dipendenti in Italia.

Corrado Faissola, presidente dell’Abi, ha detto che da parte dei banchieri italiani c'è "un atteggiamento di serena consapevolezza della gravità della crisi nel suo complesso, ma anche che l'impatto sull'Italia sarà marginale". E anche la Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione italiani, e Bankitalia hanno parlato di rischi limitati. Intanto, però, le istituzioni finanziarie fanno la conta dei danni. Unicredit ha 120 milioni di esposizione verso Lehman. Intesa Sanpaolo ha prestiti contratti per circa 50 milioni e bond per 166 milioni. Per Generali si parla di un’esposizione massima di 110 milioni sul debito, Montepaschi si attesterebbe sui 50 milioni di esposizione, mentre molti istituti minori devono ancora pubblicare le proprie stime.

Le cose vanno peggio se si pensa all’impatto sul business delle banche d’investimento, che avrà innegabili conseguenze anche in Italia. “La mancanza di fiducia fra le banche, le istituzioni finanziarie e gli investitori è molto preoccupante”, dice Fabio Sdogati, un professore di economia al Politecnico di Milano. Per non parlare dei destini dei dipendenti di Lehman in Italia e a Londra, che finora, al contrario dei loro colleghi negli Usa, non possono sperare nell’acquisizione delle attività da parte di Barclays. “In tutto il mondo stanno vuotando gli uffici, c'è molta gente triste”, dice il giovane analista Duo Ai. “Lehman è una banca grande, con contatti e operazioni molto ramificate in Italia, l’impatto c’è”, dice Carlo Caporale, senior manager di Robert Half. “Tutto sommato però fra le banche italiane strumenti finanziari troppo sofisticati non hanno mai attecchito, quindi non dovrebbero esserci contraccolpi forti come negli Usa”. Sergio Zanetta, associate partner di Proper Transerch, spiega che “credo sia l’inizio di un ciclo negativo in Italia, dove c’è sempre un ritardo di circa un anno rispetto a quanto accade a New York o a Londra. La speranza è che le elezioni d novembre portino un po’ di sereno, ma non credo sarà così facile. Alcune banche d’affari stanno chiudendo uffici all’estero, e allo stesso tempo i colleghi in Gran Bretagna ci segnalano che diversi italiani che lavorano nella City vogliono rientrare”.

Le due sedi di Lehman a Roma e Milano rischiano la chiusura: secondo indiscrezioni la maggior parte dei loro dipendenti ha un contratto inglese, il che rende probabile un licenziamento immediato. Riccardo Banchetti, l’amministratore delegato, non ha fatto dichiarazioni. A Londra Vittorio Pignatti sta lottando contro il tempo per organizzare un management buyout: vuole trovare compratori dell’asset management europeo, di cui è responsabile. “È un po’ come dopo l’11 settembre – ha dichiarato al Sole 24 Ore – alcuni mantengono la calma e assumono il ruolo di pompieri”.

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