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Parafarmacie: no al ddl Gasparri-Tomassini, si a riforme condivise da tutti
Pubblicato il 09/10/2008 |
da
Leonardo Marchitto
Molte sono le critiche ( da associazioni di consumatori e parafarmacie) al ddl Gasparri Tomassini n° 863 che prevede tra l’altro la riduzione del numero di farmaci da banco nelle parafarmacie anche in assenza del farmacista. Una riforma del settore, dopo appena due anni dalla riforma Bersani è possibile solo con riforme condivise da tutti.
Una recente inchiesta apparsa su Farmacia News n° 8 del settembre 2008, effettuata su un campione di farmacisti esercenti in farmacia, vede nella stragrande maggioranza (il 76%) dei farmacisti stessi favorevoli a mantenere il binomio farmaco-farmacista.
Dopo le recenti riforme Bersani sulla distribuzione negli esercizi commerciali e parafarmacie dei farmaci da banco molti farmacisti (urbani, rurali e non titolari) sembrano presi da un profondo smarrimento da una lotta senza tregua tra “iper”liberali e “iper”conservatori, continuando così si favorirà solo gli “iper”mercati trasformando il farmaco (anche quello senza ricetta) in quello che non potrà mai essere: cioè un prodotto da mass market.
Di questo ne è perfettamente cosciente l’industria farmaceutica dei farmaci di automedicazione (ANIFA) che anche recentemente ha sempre ribadito la nesessità del medico e del farmacista per lo sviluppo di un automedicazione responsabile.
Le parafarmacie hanno avuto un ruolo in questi anni infatti, hanno colmato i vuoti che la pianta organica non è stata in grado soddisfare ( si tenga conto che molte parafarmacie sono proprietà di titolari di farmacia) ma aggiungerei che hanno determinato una riduzione dei prezzi sui medicinali ( si veda una recente ricerca di Altroconsumo) smentendo inoltre chi tra gli “iper” conservatori parlava di consumismo farmaceutico prima della riforma Bersani.
E, cosa a mio avviso importante, hanno il merito di aver fatto capire ad una categoria che storicamente non è abituata che il confronto delle capacità, delle idee e, perché no, della professionalità, in poche parole della concorrenza, non sono valori negativi.
Siamo dunque ora di fronte (parlo del Ministro della Salute) ma ancora di più Gasparri e Tomassini, autorevoli esponenti dei partiti di governo e vicini a Federfarma, che al Senato con il ddl n° 863 progettano l’eliminazione del farmacista per la vendita degli OTC.
Questa proposta ricorda tanto quella “iper”liberale n° 989 del 30 maggio 2006 tra l’altro a firma dei radicali Poretti, D’Elia, Capezzone e altri ed appoggiata dall’ ADUC anche li si proponeva di eliminare il farmacista nella vendita di SOP e OTC, come si vede gli “iper” in versione conservatrice o liberale si ritrovano sempre nei momenti che contano.
E' da più parti condiviso chei farmacisti debbano ora riprendere nelle proprie mani le proprie sorti senza provocazioni per nessuno, c’è bisogno di costruire non di bombardare, con l’aiuto di qualcuno interessato, l’architettura della dispensazione del farmaco nel nostro paese.
E' chiaro che la colonna di questa architettura è il farmacista ovunque sia presente (in farmacia, in parafarmacia che nei corner GDO) e da qui che bisogna partire per una discussione realistica e seria per governare i processi di riforma del settore che volenti o nolenti occorrerà fare, le cose cambiano: non restano immutabili nel tempo.
Quali processi? Provo ad elencarli:
· Il processo degli “switch” di un certo numero di farmaci attualmente con ricetta a farmaci di automedicazione. Lo richiede il buon senso del lavoro pratico di farmacista, lo chiedono i cittadini che vogliono avere un maggior numero dei farmaci disponibili rapidamente e dietro consiglio, lo richiedono le aziende (si veda le posizioni dell’ANIFA) dato che è oggettivamente difficile sostenere che farmaci che sono all’estero senza ricetta in Italia devono avere la prescrizione (a volte elusa diciamocelo). Ma Britannici Tedeschi o Francesi hanno una fisiologia diversa dalla nostra? Il sub-emendamento Banti al famoso emendamento D’Elia sulla fascia C può essere una risposta in tal senso
· La questione della “proprietà delle farmacie in capo solo a farmacisti” che vede i grossi gruppi di distribuzione pronti ad aggredire il mercato
· La riforma dei concorsi per farmacie, le situazioni di mancata attuazione della pianta organica soprattutto al sud è ormai insostenibile, occorre dare un valore al lavoro di farmacista in parafarmacia, come viene fatto per quello di collaboratore o direttore di magazzino farmaceutico. Occorrono meccanismi trasparenti ed automatici senza burocrazie, non sanatorie ne per le farmacie ne (come sostiene qualcuno emulando qualche titolare) per le parafarmacie.
· L’allargamento del “Tavolo sulla farmaceutica” anche alle rappresentanze delle parafarmacie, cosa che fino adesso è stata esclusa dai titolari di farmacia e ministri compiacenti. Una cosa ovvia se si vuole governare le riforme necessarie.
Una FOFI saggia, che ha mostrato fino adesso un silenzio assordante, si opporrebbe alla proposta Gasparri-Tomassini pena la sua trasformazione genetica in qualcosa d’altro un ibrido (FederFOFI?) completamente delegittimato agli occhi della maggioranza degli iscritti agli Ordini che, lo ricordo, sono presenti anche nelle parafarmacie e nei corner.
Le associazioni delle parafarmacie sono disponibili a dialogare con tutti anche partendo da punti di vista diversi ma con lo scopo di trovare una posizione comune.
Dott Leonardo Marchitto
FEF (Federazione Esercizi Farmaceutici)
Link:
http://parafarmacianews.wordpress.com/
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