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Progetto Emas III
Pubblicato il 15/10/2008 |
da
Riccardo Cecatiello
Il 16 luglio 2008, dopo circa 2 anni di attesa, il percorso per la revisione del regolamento EMAS ha raggiunto il primo obiettivo: L’approvazione da parte della Commissione UE della proposta di
testo da inoltrare alle Istituzioni Europee per concludere l’iter approvativo prima della definitiva adozione in Consiglio.
La Commissione, incaricata di elaborare EMAS III, aveva ultimato, a fine 2006,una serie di iniziative quali lo studio EVER, la consultazione delle parti interessate e degli Stati Membri, il lavoro di gruppi ristretti di esperti in materia ed un workshop finale tenutosi lo scorso dicembre. Il quesito posto alla base del processo di revisione è stato se EMAS avesse o meno raggiunti gli obiettivi che l’Unione Europea si era prefissata nel lontano 1993 approvando uno strumento di politica ambientale basato sull’adesione
volontaria da parte del mondo industriale. Il patto era chiaro: a fronte di un impegno a migliorare le prestazioni ambientali delle proprie attività, le imprese avrebbero potuto godere di vantaggi competitivi attivando un mercato “verde”, privilegiato da consumatori consapevoli ed informati e, contemporaneamente, avrebbero potuto essere avvantaggiate da una minore pressione da
parte delle autorità di controllo ambientale. Non si prefigurava la sostituzione del Command & Control, ma una sua integrazione con strumenti volontari basati su una gestione trasparente della
questione ambientale, oggettivamente dimostrabile e verificata da parti terze indipendenti.
Con EMAS II, a partire dal 2001, la possibilità di partecipare concessa a tutte le organizzazioni ha comportato il progressivo aumento della partecipazione delle imprese dei servizi e della
pubblica amministrazione ed un minore interesse da parte del mondo industriale. Una delle ragioni di tale spostamento è dovuta alla contemporanea presenza sul mercato dello standard internazionale
ISO 14001 che, essendo di portata mondiale, può apparire più stimolante per le imprese che esportano in paesi extra UE. Un’altra
ragione risiede nel più semplice conseguimento della certificazione
ISO, rispetto alla registrazione EMAS. Infine l’apparente complessità
dell’iter burocratico della registrazione richiede l’intervento dell’organismo competente e delle autorità di controllo ambientale.
Link:
Eco-Certificazioni
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