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Soqquadro & Vista presentano La Gente è Astratta o Informale?
Pubblicato il 29/10/2008 |
da
Giovanni Boldrini
Sabato 1 novembre alle ore 17.30 la curatrice della mostra, Marina Zatta, illustrerà l’esposizione “La Gente è Astratta o Informale?” al pubblico che vorrà intervenire. Non si tratta di un classico intervento critico, ma, in tema con il titolo della mostra, la curatrice si intratterrà con il pubblico disquisendo sul piano delle sensazioni che vengono generate tra gli spettatori dalle opere esposte. L’evento si svolge nello spazio Vista Arte e Comunicazione, in Via Ostilia 41 (zona Colosseo) a Roma. Gli artisti esposti sono: Giovanni Boldrini, Mad, Maurizio Marchioretti, Nicola Morea e Valentina Majer.
“Vista” è un centro dedicato all’arte ed alla comunicazione che nasce dall’esperienza di alcuni giornalisti da sempre impegnati nell’organizzazione di eventi d’arte e cultura. Uno spazio espositivo che si rivolge ai giovani talenti esordienti ma accoglie anche esperienze confermate all’ombra della splendida cornice del Colosseo.
Con questa mostra Soqquadro vuole indagare le ultime ricerche nel campo dell’Arte Astratta ed Informale con una visione allargata, come si arguisce dall’ironico titolo, al fruitore dell’opera, che viene spinto ad indagare in sé stesso se, la fascinazione o la repulsione per un’arte che narra il sentire utilizzando l’irriconoscibile anziché la figurazione, non celi nella sua anima la voglia di cercare la tranquillità del riconoscere o piuttosto il desiderio di avventurarsi oltre i confini del conosciuto all’occhio. E’ un modo per interrogarsi su sé stessi ben oltre i propri gusti artistici, ampliando le domande al rapporto tra il proprio cosciente e l’inconscio, lo sconosciuto, l’estraneo alla notorietà del reale.
Giovanni Boldrini mescola gli stilemi dell’Astrattismo Geometrico con il lirismo della Pop Art ed una forte ricerca di materiali innovativi. Membro del Movimento Iperspazialista, fondatore del Gruppo Artistico GI.LO.DA.DA è presente in musei e istituti pubblici con opere in permanenza. L’opera che presenta è il frutto della sua ultima ricerca, fatta di forti matericità e di geometrie irregolari che destrutturato l’idea classica del “quadro”. L’irregolarità della forma dell’opera accondiscende ed indirizza il colore e la materia alla ricerca dell’equilibrio delle diverse forze che compongono il quadro.
La tecnica di Mad è ispirata alla Action Painting, ma con uno stile personalizzato. La differenza con il dripping classico è che Mad ottiene effetti tridimensionali mediante delle sfumature che toccano l’iperrealismo ed a volte creano oggetti figurativi fortemente stilizzati. I quadri, attraverso la cromia e la tecnica con qui sono stati eseguiti, custodiscono il mistero dello stato d’animo nell’attimo dell’esecuzione; angoscia, frenesia, inquiete sensazioni inconsce, si mescolano per dare vita ai soggetti. Avendo un contatto quasi nullo con la tela ed essendo la tela invisibile all’occhio si neutralizza l’elemento razionale che dirige la mano e il risultato affiora solo a fine esecuzione. Ciò è frutto di una ricerca della creazione di nuovi modelli extrasensoriali fuori dalle forme quotidiane. .
L’artista Maurizio Marchioretti spiega così la sua poetica: “I miei lavori sono il risultato di due battaglie, quella personale tra me stesso e le tele e quella determinata dallo scontro-integrazione tra i materiali e i supporti che nelle diverse reazioni dimostrano un’esistenza propria. Nella mia ricerca sperimento segni, colori, materiali, forme e superfici diverse per avvicinarmi il più possibile alla resa di quei collages mentali che affiorano dalle memorie del vissuto dei miei viaggi. Il mio operare è teso a mutare l’intuizione iniziale in forza-materia, ma il risultato finale può essere previsto solo in parte. Gli acrilici, spaccati dall’aria o dalla diversa consistenza dei supporti vengono fatti scontrare con l’acqua e i piani vengono inclinati. In questo modo, con l’entrata in gioco della casualità, ricordi ed esperienze tornano a rivivere sotto altre spoglie. E nella materia, la forza e l’energia dell’esistenza possono ridiventare tangibili.
Uno degli artisti pugliesi che con maggiore intensità di altri ha dedicato tempo e spazio alla ricerca pittorica é Nicola Morea che in questa rassegna presenta momenti sommamente interessanti delle sue peregrinazioni concettuali e di rappresentazione sul versante della pittura contemporanea. Spirito inquieto per se stesso, indagatore di orizzonti multipli e anticipatori, pronto a sperimentare direttamente momenti pittorici d'avanguardia e riflessioni semantiche Nicola Morea potrebbe far sua la definizione che il critico Kraus ha attribuito alla ricerca pittorica e cioè che 'l'arte é ciò che il mondo diventerà, non ciò che il mondo é'.
Valentina Majer racconta così il suo lavoro: “ Io gioco con la città. Le mie opere nascono dall’osservazione della realtà urbana. Le pareti parlano; le scritte che io vedo intorno a me, quelle dei manifesti, o quelle spontanee della gente comune, vivono e pulsano in me ridondanti. Giocare è lasciare un segno, interagire con la realtà attraverso il gesto, il graffio, il colore. Sono le scritte accidentali che hanno di per sé una natura giocosa, perché la loro natura è la spontaneità che è nella essenza del gioco.
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