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Scuola di giornalismo, luci e ombre. Due testimonianze dirette
Pubblicato il 20/06/2006 |
da
Roberto Zarriello
Su www.pennedigitali.it un'intervista doppia a due praticanti di una scuola di giornalismo che spiegano pregi e difetti della loro scelta.
Si è a lungo parlato del dibattito sulle scuole di giornalismo riconosciute per accedere all’esame da giornalista professionista. Il patto formativo, alla base di tali istituzioni scolastiche, prevede sessioni teoriche e pratiche, compresi i periodi di stage presso redazioni giornalistiche. L’associazione dei giornalisti disoccupati lamenta l’abuso di questo strumento, che consente alle testate di non dover ricorrere alle sostituzioni nei periodi di ferie dei giornalisti a causa della massiccia presenza di praticanti nelle redazioni. Si insiste, poi, sull’inutilità di continuare a formare giornalisti in un mercato già saturo, in cui il tasso di disoccupazione risulta elevato. D’altro canto c’è chi non concorda con questa visione, come, ad esempio, Franco Abruzzo che ha dichiarato il suo aperto sostegno alle scuole di giornalismo, come il miglior strumento per accedere realmente preparati alla professione giornalistica. Al di là dei contrapposti punti di vista, ci siamo chiesti quali possano essere le opinioni di chi vive in prima persona quest’esperienza. Penne Digitali, quindi, ha intervistato sull’argomento due studenti, che desiderano rimanere anonimi e che per comodità chiameremo Michela e Luigi.
Link:
Penne Digitali
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