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Quando i gay scendono in campo
Pubblicato il 04/12/2008 |
da
Pietro Galeoto
Paolo Colombo ci racconta il suo incredibile coming out in una intervista esclusiva per FriendlyTown. E prepara una sorpresa venerdì prossimo su Victory, in onda su La7.
Quando un professionista come Paolo Colombo, celebre volto del giornalismo sportivo, decide di fare un coming-out così, forse è arrivato il segnale che qualcosa sta cambiando davvero.
Paolo, quella sera al Borgo è stata un'ovazione: come ci si sente a fare un coming out tra gli applausi?
E' stata sicuramente un'emozione grandissima. Anche perché non c'era nulla di preparato. Ero andato al Borgo per festeggiare il mio compleanno con la mia squadra, i Kingkickers.
E' stato gentilissimo Amedeo, mattatore della serata Join The Gap, a farmi intervenire. Pensavo alla classica domanda sul compleanno e invece no!
Una serie di domande a raffica sul fatto che avrei condotto V-ictory e sul fatto che fossi io l'allenatore della squadra gay di calcio che sarebbe andata in onda nella mia trasmissione. Tutto vero.
A quel punto era inutile nascondermi. Ho detto, quasi gridato: "sono gay pure io e faremo una puntata sui gay nello sport". A quel punto si è scatenata un'ovazione.
Non mi aspettavo così tanti applausi... e' stato, ripeto, indimenticabile... davvero stupendo. Con tutta la gente del pubblico che urlava nomi di calciatori di serie A che, con la voce del "si dice"... ormai anche le pietre sanno che sono gay o quantomeno bisex... Mai come in questo caso Vox populi.
Il tuo coming out è un segnale importante per l'Italia. Credi che dovremo vedere ancora per molto confondere pedofilia con omosessualità o qualcosa sta cambiando nella coscienza comune?
Siamo indietro anni luce rispetto ad altri Paesi. Qualcosina certo sta cambiando e se, non dico tutti, ma molti personaggi pubblici, facessero il loro coming out sarebbe un bene per la popolazione, soprattutto per i ragazzi più giovani, che magari non hanno il coraggio di dirlo a nessuno.
La mia scelta di fare Coming out è stata proprio quella, non perché è alla moda, non perché mi servisse pubblicità. Speravo solo di servire a qualcuno, a qualcosa.
Giorni fa ho ricevuto due mail molto molto profonde, di due ragazzi che si complimentavano con me per il mio coraggio di espormi. "Da grande vorrei avere il tuo coraggio, la tua professionalità". Questo era il messaggio che volevo dare, si può essere gay, si può essere un bravo professionista, senza che le due cose vadano a cozzare tra di loro.
Mi sono rotto le palle di leggere interviste di politici giurassici che trattano l'omosessuale come fossimo nel medioevo. Normalmente chi è così fondamentalista nelle proprie idee è perchè ha non uno ma cento scheletri nell'armadio.
Parliamo invece dei kingkickers, la tua squadra. Come hanno cambiato la tua vita?
La mia vita è stata cambiata radicalmente. I Kingkickers sono un gruppo bellissimo. Ragazzi che hanno una passione in comune: il calcio non solo da giocare, ma da vivere per fare squadra, gruppo.
Barcellona è stata un'esperienza bellissima. Ero il loro allenatore, sulla carta soltanto, perchè per schemi, formazioni etc ci pensa il capitano Francesco. Io ero lì in panchina ad incitarli soprattutto dal punto di vista psicologico.
Però, anche per questioni anagrafiche, visto che ho 41 anni, mi sentivo a metà strada tra il papà e il fratello maggiore. Sempre a controllare che alla mattina si fossero svegliati tutti, a richiamare il ritardatario cronico, Damiano.
Mi piace da morire poter organizzare, essere di aiuto. Pensa che quando iniziavano le mie vacanze, alla fine dei giochi e delle registrazioni per V-ictory mi arriva una telefonata dall'aeroporto. Uno dei giocatori aveva smarrito il documento e non poteva rientrare in Italia. Con lui c'erano state incomprensioni prima e durante i giochi. Non ho avuto nessun problema ad aiutarlo. Mica potevo lasciarlo da solo no? Abbiamo anche dormito nella stessa camera. Il giorno dopo siamo stati in giro assieme per Barcellona, è stato molto appagante anche perché potevo dimostragli che, seppure con precedenti incomprensioni, se c'è l'amicizia tutto si può superare.
Purtroppo nel mondo gay soprattutto quando fai qualcosa magari di inaspettato o se sei troppo gentile, qualcuno pensa che ci sia sotto la malizia per ottenere qualcosa in cambio. Non è sempre così, almeno per quanto mi riguarda.
I Kingkickers hanno cambiato la mia vita in maniera radicale: se 5 di loro non avessero fatto coming-out davanti alle nostre telecamere probabilmente un passo così importante della mia vita non avrei avuto mai il coraggio di compierlo. Sono stati determinanti, essenziali direi. Dalla sera famosa del Borgo mi sento rinato, ne ho già parlato con alcuni calciatori di serie A e B e loro l'hanno presa benissimo. Ormai lo sa tutta la rosa della Sampdoria, per forza quello è il mio campo principale.
Diciamo due squadre su tutte si sono dimostrate GayFriendly nei miei confronti: la Sampdoria per la serie A e Sassuolo per la B. Davvero: a dirigenti e giocatori di queste due squadre mando tutti i miei più sentiti ringraziamenti.
Vi voglio confessare una cosa, il mio sogno sarebbe poter parlare liberamente di omosessualità con i giocatori gay che militano nel nostro campionato. Vorrei poter essere un punto di riferimento, una guida, ripeto senza secondi fini. Certo ce ne sono molti carinissimi, se uno mi chiedesse di iniziare una storia sicuramente accetterei.
Parliamo della tua trasmissione su La7. Cosa succederà Venerdì prossimo a V-ictory?
E' la puntata topica, quella che ho sempre sognato. Più la data si avvicina e più mi emoziono, non avrei mai pensato di poterla realizzare. Per questo ringrazio il mio Direttore Antonello Piroso che ha creduto in questo progetto, gli autori della trasmissione Umberto Nigri e Giovanni Filippetto e la Rete, la7 che ha avuto il coraggio di "sdoganare" un argomento così delicato... Anzi tra pochissimo sul sito de la7 partirà un mio blog www.la7.it/colombo.
Spero che siano moltissimi i gay ad intervenire.
Che cosa vedremo... come tutte le puntate di V-ictory chiudiamo la trasmissione pochi minuti prima della messa in onda, una lotta contro il tempo. Robe da infarto! Meno male che sono quasi vent'anni che faccio tv, ho iniziato a luglio 1989 a Telecittà di Genova, la palestra delle piccole tv è importantissima.
Vi posso dire che ci sarà un'inchiesta sul mondo dello sport e dell'omosessualità. Ho detto sport e non solo calcio. Poi avremo un intervista diciamo scottante. E poi ancora le storie di Fashanu, il giocatore gay inglese suicidatosi nel 1998 perché omosessuale, la storia di giocatore tedesco gay che ha mollato il calcio professionistico per giocare in una squadra gay.
Ci sarà il racconto dei Kingkickers a Barcellona. E poi faremo un viaggio nel mondo della moda dove gli sportivi sono diventati i modelli del terzo millennio...ci saranno immagini molto belle di backstage che faranno la gioia del pubblico gay e non all'ascolto.
Un'ultima cosa. Hai un compagno?
Non sono fidanzato ahimè...attendo sempre che arrivi prima o poi il Principe Azzurro...se poi è un calciatore ancora meglio.. certo che non deve essere solo carino ma deve avere anche un po' di sale in zucca... non me ne farei nulla di uno tipo bambola di Pechino...
Vuoi lasciare un messaggio alla comunità di FriendlyTown?
Abbiate il coraggio di dichiare la vostra omosessualità, di parlarne con i vostri amici, i vostri genitori. So che detto così può sembrare facile o riduttivo. Valutate bene prima tutti i pro ed i contro. Per me anche con il Coming Out pubblico, le cose stanno andando, almeno per ora, molto molto bene. Sono stato accettato benissimo dai colleghi di lavoro.
Per quanto riguarda il rapporto con i genitori vi voglio raccontare la mia esperienza. Io avevo, perché è morto due anni fa, un papà splendido. All'inizio non l'ha presa bene, negli anni non ha mai avuto il coraggio di affrontare l'argomento. Quando i medici mi hanno detto che aveva pochi mesi di vita l'ho portato un po' in giro per il mondo con me e mamma. L'ho fatto ritornare bambino portandolo alla Casa di Babbo Natale in Lapponia... ci siamo divertiti un mondo in quella vacanza di Capodanno, anche se putroppo sapevo che era l'ultimo con papà. Mi manca molto, ci sono molte cose che avrei voluto dirgli ma non ne ho avuto il tempo.
Con mamma ho sempre avuto un rapporto meraviglioso. Una sera, era il 1995, avevo 28 anni (grandicello quindi) entra in cucina e mi dice: "secondo me ti trovi meglio con i ragazzi...." a me si gela il sangue. Faccio finta di non capire... poi mi sciolgo in timidissimi sì, forse, mah....
Beh, piano piano ha iniziato a documentarsi a capire a comprendere... Penso che una mamma così la vorrebbero tutti, è una mamma ipermoderna, a dispetto dei suoi 67 anni. Una cosa che non dimenticherò mai è una frase che mi disse mentre stavo con una ragazza nel 2000 (non chiedetemi perché: ci stavo e basta) una storia da dimenticare. Non vedendomi felice e comunque imbruttito esclamò in un ipermercato: "Non sei più il mio Paolo, non sei più lo stesso rispetto a prima...Ti preferivo quando eri gay! "
Io trovo questa frase bellissima, una mamma che ha il coraggio di dire questo è una mamma Super. Quindi cara Mamma, se leggi quest'intervista, visto che sai pure navigare in internet, sappi che ti voglio un bene da morire e sono orgoglioso di avere una mamma come te. Una SuperMamma.
E allora, grazie di cuore Paolo. Se i personaggi che contano avessero il tuo coraggio, i nostri ragazzi avrebbero un esempio chiaro e tracciato da seguire per scegliere la propria libertà di espressione sessuale e la propria felicità senza paura.
In bocca al lupo, e appuntamento su La7 venerdì prossimo con V-ictory.
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