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Una città per l’Alzheimer: Cassino al fianco dei care giver
Pubblicato il 30/11/2009 |
da
Daniele Pallozzi
Per affrontare la malattia, il percorso terapeutico ottimale affianca
al trattamento farmacologico l’alleanza tra pazienti, care giver,
specialisti, psicologi e istituzioni.
Cassino ha ospitato la campagna di sensibilizzazione “Una città per l’Alzheimer”, una grande iniziativa per favorire informazione e conoscenza e offrire un supporto ai malati di Alzheimer e alle persone che li assistono.
Il Lazio è la quarta regione in Italia per numero di casi: fondamentale la diagnosi precoce per garantire una migliore qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari.
Promuovere l’informazione sulla malattia, favorire la diagnosi precoce, creare una rete di supporto per i pazienti e i loro familiari, incentivare il ricorso all’uso delle terapie farmacologiche più efficaci. Sono gli obiettivi della campagna nazionale Una città per l’Alzheimer, ospitata a Cassino negli scorsi giorni.
La campagna, realizzata con il contributo di Novartis, e con la consulenza scientifica del Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia, ha impegnato i volontari del Centro UVA (Unità Valutativa Alzheimer) di Aquino in attività di informazione sulla malattia attraverso un gazebo allestito nel sottopasso che collega Piazza Diamare a Piazza Lambriola. Clou della campagna è stato l’incontro pubblico che si è svolto sabato pomeriggio presso la Sala Restagno del Palazzo Comunale con l’obiettivo di sostenere e offrire un supporto ai care giver, fornendo loro tutte le informazioni utili sulla malattia di Alzheimer.
Sono circa 80.000 ogni anno i nuovi casi di Alzheimer, la forma di demenza più diffusa in tutti i Paesi occidentali, che colpisce attualmente in Italia circa 520.000 persone. Le stime dicono che il Lazio è al quarto posto tra le regioni italiane per il numero di casi, numero destinato ad aumentare nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Nell’area del frusi-nate sono circa 4.000 le persone colpite dalla malattia, di cui la metà ultraset-tantacinquenni. Le sole UVA di Cassino e Sora seguono circa 2.000 pazienti. “La malattia di Alzheimer non è una malattia acuta” – sottolinea Luigi Di Cioc-cio, Direttore U.O.C. di Geriatria della Asl di Frosinone – “al contrario, può dura-re anche 10-15 anni e sconvolge le abitudini del paziente e di tutta la famiglia. La sensibilizzazione deve essere molto alta, non solo da parte dell’opinione pubblica, ma anche di tutte quelle strutture e organismi che devono sostenere una rete di servizi in favore dei pazienti e dei familiari”.
Fondamentale la diagnosi precoce per un intervento terapeutico tempestivo che garantisca una migliore qualità della vita dei malati e dei loro familiari. Centri diagnostici professionali e specializzati, come sono le UVA, sono in grado di farlo. “Tra i compiti dei centri UVA” – dichiara Di Cioccio – “ci sono l’informazione, la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento della patolo-gia. Diagnosi precoce significa essere in grado, alla comparsa dei primi sintomi, di fare una diagnostica differenziale: la perdita della memoria non va mai sotto-valutata perché spesso è il campanello d’allarme di un processo molto più com-plesso che non necessariamente è l’Alzheimer, ma può sfociare in altri quadri di sofferenza e demenza radicata”.
I dati provinciali, in linea con quelli nazionali, suggeriscono che il paziente arriva all’osservazione degli specialisti in media due anni dopo (ma in alcuni casi addi-rittura quattro) la comparsa dei sintomi, perdendo così tempo prezioso per con-trastare la patologia. Una diagnosi precoce diventa quindi un’arma efficace an-che per ritardare la comparsa di importanti limitazioni nelle autonomie quotidia-ne da parte del malato. “Oggi ci sono farmaci molto attivi” – spiega Di Cioccio – “soprattutto nella fase lieve moderata della patologia: più tempestiva e più pre-coce è la diagnosi più si riesce a classificare il disturbo della memoria”.
Per rallentare il decorso della malattia e migliorare gli spazi di autonomia dei pazienti, occorre anche prendersene cura seguendo un approccio multidiscipli-nare: fondamentali sono il coinvolgimento attivo dei familiari, la cooperazione e la collaborazione tra i medici, i care giver e gli operatori sanitari. In un approccio multidisciplinare più professionalità convergono verso un comune interesse: dare un sostegno alla famiglia che si fa carico di gestire il paziente. “Nei centri UVA di Aquino e Sora” – sottolinea Di Cioccio – “si svolge un’intensa attività formativa, non solo degli operatori, che si occupano a diversi livelli direttamente delle problematiche dell’Alzheimer, ma anche dei care giver e dei familiari che sono a contatto con i pazienti. Da due anni si fanno corsi anche per le badanti perché sta cambiando anche il soggetto assistenziale: non più il familiare, ma una persona di riferimento esterno alla famiglia. Abbiamo dato risposta anche a questo bisogno”.
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