|
|
Informazioni sull'autore del testo:
© Pensi che questo testo violi qualche norma sul
copyright, contenga abusi di qualche tipo?
Leggi come procedere
|
|
Una città per l’Alzheimer: Como al fianco dei care giver
Pubblicato il 16/12/2009 |
da
Daniele Pallozzi
Per affrontare la malattia, il percorso terapeutico ottimale affianca
al trattamento farmacologico l’alleanza tra pazienti, care giver,
specialisti, psicologi e istituzioni.
Como ha ospitato la campagna di sensibilizzazione “Una città per l’Alzheimer”, una grande iniziativa per favorire informazione e conoscenza
e offrire un supporto ai malati di Alzheimer e alle persone che li assistono.
In Lombardia sono circa 80.000 le persone colpite dalla malattia:
fondamentale la diagnosi precoce per garantire una migliore
qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari.
Promuovere l’informazione sulla malattia, favorire la diagnosi precoce, creare una rete di supporto per i pazienti e i loro familiari, incentivare il ricorso all’uso delle terapie farmacologiche più efficaci. Sono gli obiettivi della campagna nazionale Una città per l’Alzheimer, ospitata a Como in questi giorni. La campagna, realizzata con il contributo di Novartis, e con la consulenza scientifica del Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia, è già partita nei giorni scorsi con attività di informazione sulla malattia attraverso il gazebo allestito in Piazza Cavour.
Clou della campagna è stato l’incontro pubblico che si è svolto ieri nel Salone Bosisio della Fondazione Cà d’Industria con l’obiettivo di sostenere e offrire un supporto ai care giver, fornendo loro tutte le informazioni utili sulla malattia di Alzheimer.
L’Alzheimer, la forma di demenza più diffusa in tutti i Paesi occidentali, può avere un esordio insidioso, con disturbi aspecifici della memoria, scambiati come normali difficoltà dell’invecchiamento. Spesso così la malattia passa inosservata per qualche tempo prima della diagnosi e i pazienti giungono ad una visita spe-cialistica quando la sintomatologia è in fase già avanzata. È invece fondamentale la diagnosi precoce per un intervento terapeutico tempestivo che garantisca una migliore qualità della vita dei malati e dei loro familiari. “I disturbi cognitivi sono spesso sottovalutati e male interpretati. Se colti correttamente” – dichiara Mario Guidotti, Direttore U.O. Neurologia, Ospedale Valduce di Como – “si può ritar-dare l’evoluzione della malattia, ricorrendo a strumenti farmacologici e compor-tamentali. Non solo, una diagnosi precoce consente la diagnosi delle demenze cosiddette secondarie, perfettamente curabili”.
Sono 520.000 le vittime della malattia in Italia, 80.000 solo in Lombardia. Addi-rittura 80.000 i nuovi casi ogni anno nel nostro paese. Numeri destinati ad au-mentare nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popola-zione. L’Italia è la nazione più vecchia d’Europa: il 24 per cento della popolazio-ne ha più di 65 anni. In Lombardia ogni anno oltre 40.000 persone superano la soglia dei 75 anni. “Siamo destinati a vivere più a lungo” – dichiara Marco Ar-naboldi, Direttore U.O. Neurologia, Ospedale Sant’Anna di Como – “quindi siamo più esposti al rischio di ammalarci di Alzheimer. È importante agire con-trollando i fattori di rischio: la scorretta alimentazione, il fumo, l’abuso di alcol. Non esistono infatti farmaci che prevengono la malattia”.
Le terapie attualmente disponibili non permettono di ottenere la guarigione ma riescono ad assicurare un buon controllo dei sintomi della malattia, soprattutto in fase medio-lieve, salvaguardando per gran parte del suo decorso la qualità della vita dei pazienti e dei care giver. Per rallentare il decorso della malattia e miglio-rare gli spazi di autonomia dei pazienti, occorre prendersene cura seguendo un approccio multidisciplinare: fondamentali sono il coinvolgimento attivo dei fami-liari, la cooperazione e la collaborazione tra i medici, i care giver e gli operatori sanitari. “Le demenze senili sono una vera emergenza sociale”— sottolinea Do-menico Pellegrino, Direttore Dipartimento di Medicina, Ospedale Sant’Anna di Como – “che si sta diffondendo sempre più e che mette a dura prova le famiglie nonostante la rete di assistenza, qui a Como, sia adeguata alle esigenze dei mala-ti”. Un ruolo fondamentale spetta poi alle associazioni di volontariato che forni-scono un prezioso contributo e un sostegno alla famiglia che si fa carico quoti-dianamente del paziente.
|
|
|