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Autore: Marco de' Francesco
Azienda: Idea Padova
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Pass falsi a Cortina, Cucuzza: «Non sono io». Chi è il vip imbroglione? Di Marco de' Francesco

Pubblicato il 06/02/2010 | da Marco de' Francesco


Cucuzza non c’entra. E allora il vip chi è? «Il nome— chiarisce il comandante dei vigili Nicola Salvato— non lo farei neppure sotto tortura, per questioni di privacy e deontologiche»

BELLUNO — «Tutto falso». Michele Cucuzza smentisce l’Espresso e chiede la rettifica. «Nessun processo a Belluno e nessuna "multa salata" a Cortina d’Ampezzo. Mai falsificato pass per entrare in centro». Il conduttore della «Vita in diretta» e di «Unomattina» respinge con sdegno l’articolo del settimanale che lo piazzava nella lista dei vip «cattivi sulle Dolomiti», quelli cioè che hanno fatto i furbi con la viabilità ampezzana e che sono stati beccati in flagrante. L’accusa è di aver utilizzato un documento falsificato e intestato a terzi per scorrazzare liberamente nel centro storico. «Cado dalle nuvole— afferma Cucuzza —. Confido nella disponibilità dei colleghi per rettificare quanto erroneamente contenuto nel pezzo. Peraltro è dal 2008 che non vado a Cortina». Una bufala? «Non proprio — spiega il comandante della polizia municipale locale Nicola Salvato — il fatto è avvenuto. Solo che il giornalista ha preso un granchio, sia nella descrizione dell’avvenimento che nell’individuazione del responsabile». Cucuzza non c’entra. E allora il vip chi è? «Il nome— chiarisce Salvato— non lo farei neppure sotto tortura, per questioni di privacy e deontologiche. Il fatto invece lo racconto, perché si sappia che qui non si fanno sconti a nessuno. Le cose sono andate così. Due contrassegni, l’uno accanto all’altro e con, rispettivamente, una lupa e il vecchio simbolo della televisione di Stato, quello Rai a caratteri cubitali. Esposti alla pubblica fede, e cioè sul parabrezza di una macchina in divieto di sosta da un giorno e mezzo. I vigili si insospettiscono: quello del Comune di Roma indicante la disabilità, condizione che consente spazi riservati e agevolazioni sul traffico, non era prismatico, e da qualunque parte si guardasse la lupa, questa non rifletteva i colori, come fanno i contrassegni legali».

E allora? «Fanno la posta al proprietario dell’auto — prosegue il comandante — e con sorpresa scoprono che il falso invalido è un famoso giornalista della televisione di Stato, di Rai Uno, se ricordo bene». Falso invalido? Come ha reagito il vip? «Un po’ di imbarazzo, certo — ammette Salvato — anche perché il documento è risultato un falso palese, una fotocopia. Quando gli agenti gli hanno chiesto "Scusi, lei usa un contrassegno per disabili?" si è profuso in mille scuse. Ma sembrava tranquillo, anche quando gli hanno detto che la vicenda avrebbe preso la via dei tribunali. "Per queste cose c’è il mio avvocato, chiamate lui", ha risposto». Dunque la cosa è finita in procura. «Esatto — precisa il comandante— per violazione degli articoli 477 e 481 del codice penale, e cioè falsità materiale e ideologica in certificati. Reati che prevedono una pena di un anno di reclusione. Insomma, alla fine uno se la cava con decreto penale di condanna, pagando una certa somma di denaro al posto della detenzione». E allora? «Fanno la posta al proprietario dell’auto — prosegue il comandante — e con sorpresa scoprono che il falso invalido è un famoso giornalista della televisione di Stato, di Rai Uno, se ricordo bene». Falso invalido? Come ha reagito il vip? «Un po’ di imbarazzo, certo — ammette Salvato — anche perché il documento è risultato un falso palese, una fotocopia. Quando gli agenti gli hanno chiesto "Scusi, lei usa un contrassegno per disabili?" si è profuso in mille scuse. Ma sembrava tranquillo, anche quando gli hanno detto che la vicenda avrebbe preso la via dei tribunali. "Per queste cose c’è il mio avvocato, chiamate lui", ha risposto». Dunque la cosa è finita in procura. «Esatto — precisa il comandante— per violazione degli articoli 477 e 481 del codice penale, e cioè falsità materiale e ideologica in certificati. Reati che prevedono una pena di un anno di reclusione. Insomma, alla fine uno se la cava con decreto penale di condanna, pagando una certa somma di denaro al posto della detenzione».


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