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Dalla crisi riparte il ruolo politico della commissione nazionale italiana per l'unesco
Pubblicato il 07/12/2011 |
da
Laura Falcinelli
Le linee programmatiche d'intervento della CNIU illustrate dal presidente Giovanni Puglisi nell'ultima Assemblea Generale
Una relazione tutta incentrata sul ritrovato ruolo politico e propositivo dell’UNESCO quella che ha tenuto il Presidente Prof. Giovanni Puglisi in apertura dell’ultima Assemblea Generale della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, alla quale sono intervenuti anche il Segretario Generale Amb. Lucio Alberto Savoia e il Direttore Generale del Ministero degli Affari Esteri Dott. Maurizio Melani.
Un ruolo che parte dal nuovo insediamento della Commissione Nazionale per l’UNESCO, avvenuto nel 2009 dopo oltre tre anni di vacanza, rinnovata nei suoi membri e nei componenti del Segretariato, per giungere alla recente rielezione dell’Italia nel Consiglio Esecutivo dell’UNESCO.
La crisi finanziaria, economica, istituzionale e politica, nonché il taglio dei finanziamenti del 22% deciso dagli USA in seguito al riconoscimento da parte dell’UNESCO dello stato palestinese, hanno inferto un durissimo colpo alla gestione dei programmi unescani, già a partire da questo anno.
Il quadro critico non ha però impedito alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, forte della sua mission e dell’importanza dei suoi ambiti d’azione (l’educazione, la scienza e la cultura), di ritrovare slancio nei confronti di tutti i suoi interlocutori nazionali - dai ministri di nuova nomina, a cui il prof. Giovanni Puglisi ha rivolto un caloroso saluto di benvenuto riconoscendone le elevate qualità e competenze, ai rappresentanti degli enti locali - e internazionali - dal Consiglio Esecutivo dell’UNESCO alla Rete delle Commissioni Nazionali -, richiamando tutti a trasformare la crisi in motore, opportunità e sfida, nonché a ridurre gli sprechi definendo in modo più efficace le priorità su cui intervenire.
La prima proposta concreta, annuncia il prof. Giovanni Puglisi, è “l’istituzione di tavoli di coordinamento bilaterali tra la Commissione Nazionale e i singoli Ministeri che analizzino gli obiettivi e le attività comuni e individuino le sinergie attuabili. Si tratta di un intervento a costo zero, che mette in gioco solo la volontà di collaborazione, lo spirito di iniziativa e la valorizzazione delle competenze, ma a partire dal quale - ne sono certo - emergeranno insospettate e inedite risorse. In tal modo la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO potrà ambire a divenire davvero quel luogo di coordinamento delle politiche nazionali in tema di educazione, scienza, cultura e comunicazione – se mi permettete, una sorta di Consiglio dei ministri in miniatura che abbia la facoltà di mettere al centro del proprio lavoro gli interventi sulla cultura - e in quanto tale, con l’apertura all’ambito internazionale che la contraddistingue come parte del sistema delle Nazioni Unite, potrà garantire coordinamento delle iniziative, riduzione delle sovrapposizioni e degli sprechi, coerenza dei programmi”.
Dalla nascita dell’UNESCO, i compiti e le funzioni delle Commissioni Nazionali si sono notevolmente evoluti e allargati. Le risorse assai limitate impongono alle Commissioni di fissare delle priorità. Sarà pertanto necessario: a) rafforzare la Rete delle Commissioni Nazionali affinché possano condividere informazioni, obiettivi e buone pratiche, sebbene il prof. Giovanni Puglisi denunci come “i tagli alle missioni impediscono da anni al Segretariato della Commissione Nazionale Italiana di partecipare agli incontri della Rete”; b) implementare i partenariati istituiti dalle Commissioni Nazionali sia con le istituzioni nazionali che con il settore privato; c) che gli Stati membri dell’UNESCO siano tenuti a fornire alle proprie Commissioni Nazionali le risorse umane e finanziarie adeguate al loro funzionamento.
In un quadro così critico, quest’anno la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO è riuscita a costruire sinergie virtuose che hanno prodotto progetti innovativi, orientati verso la direzione auspicata.
Il “Concerto per l’UNESCO” al Colosseo di Biagio Antonacci, che ha permesso di raccogliere fondi destinati a offrire borse di studio a giovani archeologi provenienti dai Paesi in stato di guerra, un esempio straordinario della capacità di un’istituzione come il Ministero per i Beni e le Attività Culturali di mettere il patrimonio a servizio dell’educazione e delle pari opportunità.
E la ricerca “Il valore del brand UNESCO”, realizzata in collaborazione con la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, che ha messo in luce la straordinaria diffusione della conoscenza di base dell’Organizzazione, nota al 98% del campione. Un indice di reputazione - in particolare tra i giovani sotto i 35 anni - vicino all’eccellenza, ma soprattutto un’amplissima percezione di autorevolezza, prestigio e competenza, tale da creare un vero e proprio bacino di fiducia intorno al marchio UNESCO.
Il capitale di autorevolezza, credibilità e fiducia di cui l’UNESCO gode presso i cittadini italiani, soprattutto di questi tempi, è un valore inestimabile che la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO intende mettere a sistema per aiutare il Paese.
Contro le crisi determinate dalla finanza, infine, è indispensabile tornare ad investire in un’economia reale, che poggi sulle solide basi della conoscenza e della cultura. Basi solide, come è solido il numero di visitatori che ogni anno si reca ai Musei civici di Venezia (due milioni) agli Uffizi (un milione e mezzo), a Pompei (due milioni e mezzo), al Colosseo (oltre cinque milioni): persone che viaggiano sui nostri treni e sui nostri aerei, che mangiano nei nostri ristoranti, che acquistano i prodotti del nostro artigianato e della nostra industria manifatturiera sia qui che una volta tornati nei propri paesi. Basi imponenti, come imponenti sono le cifre del contributo della cultura e dello spettacolo al Prodotto interno lordo (pari nel 2010 a 39,7 miliardi di euro, cui bisogna aggiungere altri 167 miliardi di euro prodotti da attività legate al comparto della cultura, le quali da sole assorbono oltre 3,8 milioni di occupati, ovvero oltre il 15 per cento dell’occupazione nazionale). Basi che consentono di guardare al futuro, come guarda al futuro quella parte di Europa che nella cultura intende investire di più nei prossimi anni. La stessa Unione Europea ha programmato un incremento degli investimenti nella cultura del 40% pari a 1,8 miliardi di euro nei prossimi sette anni: fondi cui l’Italia non potrà attingere se non sarà in grado (conosciamo tutti i meccanismi di co-finanziamento previsti dai progetti europei) di affiancare alle richieste di finanziamento anche i propri investimenti e di documentarne i risultati.
Link:
unesco, giovanni puglisi
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