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Divagazioni filosofiche: Predeterminazione e caos. Il libero arbitrio?

December 5 2018
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Scienza e religione: sono semplici sistemi d’indagine, perennemente quanto inutilmente in conflitto perché coincidenti. Il conflitto è l’essenza dell’esserci nel momento in cui si diviene e dunque si "è" manifestamente! Predeterminazione e Caos diventano, dal punto di vista fenomenologico, coincidenti in questo tempo e spazio in cui anche noi "siamo". La filosofia da oltre duemila anni tenta inascoltata la mediazione tra le posizioni contrastanti dimostrandone la coincidenza e l’inconsistenza del dibattito.

Un sistema caotico ed evolutivo è indeterminato per definizione e dunque appare potenzialmente incompatibile con un sistema creazionistico che pone la predeterminazione al suo apice ma proprio a partire da questa considerazione, proprio essendo il caos privo di determinazione è possibile ipotizzare che una delle possibilità che portano ed hanno portato alla realtà, sia frutto dell’interazione, casuale ma deterministica, degli enti che man mano vanno definendosi in uno stato di “essere” concreto, nel corso del tempo.
Il percorso si “manifesta e diviene” e con esso si definisce il tempo e la realtà che risultano istantaneamente determinati dagli equilibri dinamici fra le rispettive interazioni.
Dunque la realtà è frutto di predeterminazione, la quale è originata dalla casualità, dall'evoluzione del percorso energetico tendente al risparmio, il disegno che si manifesta nel tempo, del preesistente sistema caotico indeterminato e indeterminabile.

L’esistenza è possibile in due modi: perché “si è e s’interagisce” con il contesto oppure perché oltre a questo, “ci si riconosce nel contesto”.

Il caos è un ente. Esiste perché si manifesta e dunque è, come fonte e sorgente delle possibili realtà.
Il Caos, anagramma di caso, interagendo casualmente nel suo stesso riconoscibile contesto, ordina sé stesso e facendolo “determina” il percorso in divenire dell’esserci: dell’esistenza di ciò che è e diventa realtà riconoscibile.
Predeterminazione e caos diventano allora, dal punto di vista fenomenologico, cioè reale, coincidenti in questo tempo e spazio in cui anche noi “siamo” e “ci riconosciamo”.

La filosofia è analisi e dunque semplicemente un metodo di ricerca.
Come ogni analisi, non può che partire dalla e ricondurre sempre alla realtà e sempre la mette in discussione, qualunque ne siano gli approcci, naturalistici o psicologici scelti.

La domanda è sempre quella: dove e come e quando? Poi resta il perché!
L’analisi può procedere anche senza riferirsi ai soliti antichi, ai fondatori e pilastri del pensiero filosofale, della ricerca fine a se stessa, dell’opera e del percorso, le cui intuizioni sono in discussione perenne da oltre duemila anni.

Partendo dal più estremo degli approcci, quello che non tiene conto della risposta ma si concentra esclusivamente sulla domanda, si arriva a definire il principio fondante del metodo scientifico anche analizzando il pensiero di filosofi più recenti, pensatori non ancora avvolti nel mantello oscurante della “religione scientifica” dell’ultimo secolo, Kant o Heidegger per esempio, filosofi puri e certamente non naturalisti, si giunge alla stessa conclusione: l’esserci è la manifestazione concreta dell’essere.
È proprio l’esserci che definisce il “luogo” in cui si manifesta l’essere nel suo compiuto.

Il “luogo” è il momento spazio temporale, definito, determinabile solo dall'osservatore esterno, in cui “l’essere” manifesta il suo “esserci”, interagendo con il sistema complessivo.

Il divenire dell’essere, è la consequenzialità dell’esserci, cioè delle sue manifestazioni in rapporto al tutto che viene usato o utilizza, per tracciare una via unica e variabile, percorrendo la quale si manifesta e concretizza il tempo.

Tempo, spazio e interazione tra i parametri, equilibri dinamici variabili e non predeterminati, con i quali il caos mette ordine in se stesso divenendo realtà istantanea e concreta in cui l’ente, potenzialmente possibile, diviene ed è, perché si manifesta!
La potenzialità diviene fenomeno: questo è l’unica cosa determinabile, verificabile e sottoponibile a uno studio di qualunque tipo esso sia, a prescindere dalla sua potenzialità pregressa e originaria.
Ne consegue che ciò che non esiste, non “è” e non è mai stato!
A nulla valgono gli sforzi per determinarne un’essenza trascendentale indefinibile, rimanendo essi inclusi e racchiusi nell'unico ambito loro possibile: quello della mera dichiarazione.
Eppure è possibile considerare come “ente esistente” anche solo una semplice potenzialità di essere: una possibilità.

Possibilità: ciò che “è” dunque esiste, a prescindere dal percorso, della via che si concretizza o potrebbe farlo.
Allora anche tutto “ciò che è possibile” esiste pur senza “essere”, situandosi al di fuori del tempo; inconoscibile perché non interamente svelato dai fenomeni studiabili che ne derivano.
Un’esistenza fuori del tempo il quale è determinato nella realtà dell’esistenza fenomenologica e solo in quanto tale, esiste, è, si manifesta.

Il conflitto tra modi di studiare la realtà genera scienza e religione che divengono, pur essendo semplici sistemi d’indagine e per questo coincidenti, differenti nell’ambito delle dichiarazioni e si evolvono in sistemi di potere contrastanti. Ogni cosa esistendo, essendo e divenendo, genera il suo contrario alternativo.
Il conflitto è l’essenza dell’esserci nel momento in cui si è!
Il conflitto è il motore del tempo, il generatore dello spazio, la causa della realtà.
Il fenomeno è l’unica cosa studiabile, analizzabile e verificabile; le sue cause possono essere anche solo possibili o probabili, note e rivelate o ignote e inconoscibili. La febbre indica come possibile ma non svela la malattia.
La filosofia è una scienza intermedia e da oltre duemila anni tenta, inascoltata, la mediazione tra le posizioni contrastanti dimostrandone la coincidenza e l’inconsistenza.

Il libero arbitrio?
Se ci sono predestinazione e disegno allora non c’è spazio per quello ma se è il caos ad assumere esistenza e concretezza casualmente, per effetto di azioni e reazioni casuali che determinano l’esistenza nelle sue manifestazioni, allora non ci sarà predestinazione ma consequenzialità.
Allora sarà possibile l’esercizio parziale di un arbitrio, limitato nelle scelte dalle condizioni della fenomenologia reale che definiscono il tempo il luogo e le condizioni delle interazioni possibili e ne determinano le conseguenze.
E’ il caso dunque che determina il libero arbitrio e di conseguenza il percorso dell’esistenza e quindi anche il disegno universale di co-evoluzione dei sistemi.
Determinazione o casualità. La discussione e il conflitto tra scienza e religione vertono sempre e solo su due aspetti coincidenti della stessa domanda: se sia nato prima l’uovo o la gallina.
La discussione rimane sterile e inconcludente e apparirebbe anche ingiustificata se non per il conflitto che viene ad essere e diventa ente a sé stante.
La discrasia e la discussione “sono” in quanto esistono e si manifestano; determinano l’interazione dunque contribuiscono a determinare un altrimenti indeterminato e indeterminabile, assetto dello spazio tempo in cui noi stessi esistiamo.

Se ponessimo arbitrariamente all’origine della discussione la convenzione che il nome di Dio, qualunque Dio possiamo immaginare, sia “TUTTO” perché tale è sempre e in ogni caso la sua definizione, la discussione stessa e il relativo conflitto avrebbero termine.
Allora davvero il percorso spazio temporale co-evolutivo, verrebbe modificato dall'esercizio del libero arbitrio.
A.B.



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Antonio Balzani
Libero professionista - Consulente - Docente - GSA gestione sistemi ambientali
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