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DJOSER - I Libri diThot

January 13 2020
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Titolo – “DJOSER – I Libri di Thot” - vol. II Codice ISBN: 9781790636457 Editore: Independently published Autore: Maria PACE Genere: storico con pennellate fantasy Prezzo: 20,35 euro Pagine: 228 Continua il viaggio di Djoser, allievo del Tempio di Ptha, a Memfi, attraverso il percorso della “Conoscenza” racchiusa nei “Rotoli della Sapienza”, anche detti “Libri di Thot”, per redigere i quali gli Antichi Saggi utilizzarono simboli che raggiungessero l’animo e ne svegliassero le facoltà superiori. Non attraverso la parola, che restava incomprensibile, ma per mezzo di simboli e indizi nascosti, ma illuminanti per chi avesse saputo leggere fra le righe: Thot in persona, il Signore dalla Scrittura,aveva guidato la loro mano. In quei Libri Sacri, che costituivano il collegamento fra l’umano e il divino, erano svelati i misteri della Divina Nut, Signora del Cielo, che Thot aveva nascosto nel grembo di Geb, Signore della Terra. Misteri segretamente e gelosamente custoditi perché pericolosi per l’umanità, ma utili, se scoperti da creature capaci di “comprendere ed operare” Quei Rotoli Sacri, però, erano scomparsi insieme all’ultimo saggio che li aveva avuti in custodia e con essi era scomparso anche l’Aptet, la chiave di interpretazione. Djoser, il figlio di Pthahotep, architetto di Ptha, ma anche figlio di Bafra, principe di sangue reale, possedeva la “Conoscenza” necessaria e suo compito era di porsi sulle loro tracce, ostacolato, però, dal malvagio Kabaef, il “grande-di-magia”, il quale voleva entrarne in possesso per i suoi fini delittuosi Il compito di Djoser non era facile, ma Anubi, la più inquietante delle divinità, lo avrebbe sostenuto nell’affrontare i propri Demoni, ma anche i Demoni e gli Spiriti-Malvagi che il ragazzo era deciso ad affrontare tornando a ripercorrere, le insidiose vie della Duat, l’oltretomba, per la salvezza propria e dell’umanità.

A'AHIT - Signora del Terrore...Dama del I° Pilastro dei Giardini di Osiride


Stagliata contro la Muraglia c’era un’inquietante figura di di donna che il ragazzo riconobbe subito e salutò con voce malferma:
“Io conosco il nome de…della Dama di questo Pilone. Signora-della-Torre è il suo nome. Padrona-delle-Tenebra. Dama che respinge il violento… Aa-hit, è il tuo nome, Madre di Aha-il-Combattente.”
La bocca sdegnosamente arcuata e minacciosamente socchiusa in un sorriso, tale da far rabbrividire la stessa Bestia-Ammit, Aa-hit lo guardò come si guarda un insetto.

Era la Signora del Primo Pilone dei Giardini di Osiride.
Chimera dalle ali inquiete, Sfinge dallo sguardo enigmatico, Aa-hit lo fronteggiò in tutta la sua divina bellezza: irresistibile, pericolosa e potente come il cobra eretto sulla fronte di un Faraone.
Djoser provò a distogliere lo sguardo, ma non ne fu capace: una forza superiore l’attirava verso di Lei.
Occhi verdi di brace, labbra rosse e carnose, Aa-hit lo fissava scuotendo i lunghissimi, cespugliosi capelli legati sulla nuca e trattenuti da due ali dorate di avvoltoio: l’acconciatura delle Regine. Al contrario di quelle, però, in purissimo oro proveniente dalle cave del Sinai, le ali che ornavano la Dama di quel Pilone erano vibranti e palpitanti di vita e scuotevano l’aria, andando a congiungersi al centro della fronte, dove era incisa la figura di un piccolo scorpione. Non si capiva se anche quello fosse vero o finto, ma, ogni qual volta la Dama corrugava la fronte, pareva agitarsi.
Aa-hit indossava una veste di pelle scura e aderente, una seconda pelle che faceva risaltare ogni angolazione, ogni curva, ogni sinuosità del suo corpo.
Djoser la fissò terrorizzato e affascinato, accecato dal bagliore del pettorale d’argento con le insegne da Combattente, mazza e pugnale, che assecondava la linea prorompente del seno. Vi era incisa anche la figura di uno scorpione circondato di fiamme; stessa incisione sulla larga cintura che le stringeva la vita ed a cui erano appesi catene e flagelli.
Djoser frugò febbrilmente, ma inutilmente, dentro la mente alla ricerca di formule sacre con cui placarne l’ira sdegnosa: la paura gli impediva di pensare e gli occhi seguivano atterriti il lento movimento del suo braccio destro armato di un pugnale dalla lama insanguinata. Immobile, attese che la punta a testa di scorpione della lunga canna, che la Signora-del-Terrore gli puntava contro, gli penetrasse nel petto; alle sue spalle, le sagome prostrate al suolo dei due demoni, sembravano macchie scure spalmate sul pavimento.
“O Grande di Potenza, Signora della Distruzione,
io sono giunto qui munito di magia…” le parole gli irruppero nel cervello con la violenza di un sasso lanciato con la fionda, ma non sortirono l’effetto che s’aspettava da loro: Aa-hit era sempre lì, minacciosa e determinata ad impedirgli l’accesso oltre quel Pilone.
Djoser conosceva bene la sua natura e la sua funzione: era una
delle Madri-degli-Antichi che Osiride aveva messo a protezione dei confini dei suoi Giardini.
Djoser era terrorizzato. Le risorse del suo animo, diceva sempre il venerabile Hetpher, erano insospettabili e fu a quelle che si aggrappò in quel momento. Con accento di sfida sollevò il bastone che il Venerabile gli aveva messo nelle mani e con quello rintuzzò la canna della Dama del Pilastro.
Seguì un tuono: la risata della Dama. Riverberò intorno a lui, avviluppandolo in una spirale; il braccio ustionato ardeva di indicibile dolore e quando il bastone gli cadde di mano e finì per terra, il ragazzo si sentì perduto e si curvò in avanti.
L’ombra di Aa-hit piombò su di lui come una massa scura, ma un’altra ombra, più larga ancora e più scura, inghiottì la sua e quella della Dama; il ragazzo non osò nemmeno sollevare il capo.
Il suo sguardo, fisso al suolo, seguì la forma scura che andava delineandosi per terra, nitida e chiara.
brano tratto da "DJOSER - I Libri di Thot" - vol II



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