SALUTE e MEDICINA

Emorroidi e fitoterapia

March 6 2017
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Le emorroidi costituiscono la patologia anale più frequente, tanto che si stima colpiscano almeno una volta nella vita circa il 90% della popolazione. In realtà i sintomi caratteristici di questa malattia sono comuni a diversi disturbi proctologici, spesso erroneamente etichettati come emorroidari.

La patologia emorroidaria è una delle affezioni più comuni del mondo occidentale. Si stima che ne soffra almeno il 50% della popolazione adulta. Vengono chiamati in causa il diminuito consumo di fibre nell’alimentazione moderna, l’abuso di cibi raffinati e di farmaci, la vita sedentaria.

Pur essendo una problematica comune ad entrambi i sessi, le emorroidi si manifestano più spesso nella popolazione femminile; le cause di questa predisposizione sono da ricercare nelle gravidanze, nei cambiamenti ormonali legati al ciclo mestruale e nella maggiore tendenza alle varici.

Cosa sono


Con il termine di emorroidi si intende la dilatazione varicosa patologica a carico dei cuscinetti artero-venoso, detti plessi emorroidari, situati nella parte distale del retto. I plessi emorroidari provvedono, assieme allo sfintere, alle funzioni di evacuazione e di continenza dell’ano e si differenziano in plesso interno sottomucoso e plesso esterno sottocutaneo, in collegamento anatomico tra loro.

La patologia emorroidale è caratterizzata da vasi sanguigni che si dilatano in modo irregolare innescando la formazioni di varici. In seguito a ciò si può avere prolasso (fuoriuscita dei plessi emorroidari dallo sfintere anale), trombosi (formazione di noduli bluastri dolorosi) e sanguinamento (quando la parete venosa, dilatata ed assottigliata, si rompe). Dal punto di vista anatomico, a seconda del plesso maggiormente interessato, le emorroidi si distinguono in interne ed esterne.

Quest’ultime, a causa della ricca innervazione della parte terminale del retto, possono essere particolarmente dolorose. In relazione alla stadio del disturbo si differenziano in:

• emorroidi di 1° grado: in presenza di rigonfiamenti vascolari sanguinanti o meno, con prolasso assente;

• emorroidi di 2° grado: in presenza di prolasso che si verifica in seguito a sforzi eccessivi (evacuazione, gravidanza, parto, ecc.), con ritorno spontaneo al termine di questi;

• emorroidi di 3° grado: in presenza di prolasso che non rientra spontaneamente dopo lo sforzo, ma è ancora riducibile manualmente;

• emorroidi di 4° grado: in presenza di prolasso indipendente da qualsiasi sforzo, ormai irriducibile e spesso associato a trombosi. La progressione si verifica perchè i tessuti di sostegno e di contenimento dei vasi si stirano e, come risultato, le vene si dilatano, le loro pareti divengono più sottili e sanguinano. Se la tensione e la pressione continuano, le vene indebolite prolassano.

Perché si formano

Tra i fattori determinanti vi è prima di tutto la predisposizione ereditaria, caratterizzata da debolezza congenita delle pareti venose e tendenza a formazione di varici anche in altri distretti corporei. La stitichezza cronica, associata spesso ad un’alimentazione povera di fibre, il maggiore sforzo defecatorio che ne deriva e l’abuso di lassativi favoriscono l’irritazione e il prolasso emorroidale.

La prolungata stazione eretta o lo stare a lungo seduti possono provocare uno stato di aumentata pressione nelle vene anali, per gravità o per difficoltoso scarico venoso. Alcuni sport quali equitazione, motociclismo, ciclismo, possono causare alla lunga l’indebolimento delle strutture di sostegno del canale anale, esponendo al rischio emorroidale.

I cibi piccanti, il cacao, l’alcool e le carni suine irritano ed innescano la dilatazione venosa e agiscono da fattori scatenanti. Nella donna l’aumento di pressione pelvica, soprattutto durante la gravidanza ma anche in alcuni momenti del ciclo mestruale, costituisce un ulteriore fattore di predisposizione.

Frequenti ricadute

La crisi emorroidale acuta si manifesta con dolore pungente e sensazione di corpo estraneo a livello dell’orifizio anale. Si verifica in presenza di trombosi emorroidale, ossia in concomitanza alla formazione di tumefazioni bluastre di consistenza dura che generalmente prolassano, aggravate dalla contrazione dello sfintere anale. La trombosi emorroidale può presentarsi con frequenza in pazienti con malattia emorroidale, solitamente innescata da uno stress fisico o da “errori” alimentari, alternata a fasi di latenza in cui il soggetto convive con la sintomatologia, senza tuttavia averla risolta.

Il trattamento delle emorroidi con la medicina convenzionale

I farmaci disponibili in commercio sono soprattutto per uso topico, sottoforma di pomate e supposte, e hanno un’azione prevalentemente sintomatica. I principi attivi utilizzati sono i cortisonici, con effetto di attenuare l’infiammazione, e gli anestetici locali, con azione di alleviare il dolore. Spesso utilizzati assieme nella stessa formulazione, queste sostanze possono indurre sensibilizzazioni (eruzioni cutanee, irritazioni della zona anale), specie se utilizzate per lunghi periodi. Inoltre, trattano il sintomo senza agire sulle cause del disturbo, che risulta così senza soluzione concreta esponendo non solo a recidive ma anche all’aggravamento progressivo della patologia.

La frequenza delle ricadute, unitamente all’abitudine diffusa di trattare l’affezione solamente dal punto di vista sintomatico, pone la necessità di una valida alternativa naturale volta non solo a trattare efficacemente le crisi emorroidarie ma anche ad interrompere l’alternanza tra fase acuta e periodo di latenza, attraverso un’azione mirata volta a migliorare la salute del microcircolo della zona anale.

La natura ti aiuta nella risoluzione delle emorroidi.



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Gentilin Maria Cristina
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