ECONOMIA e FINANZA

I Fas si trasformano in Fondi per lo sviluppo e la coesione. Nuovo smacco per il Sud

May 23 2011
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Nonostante i proclami di Iorio in Molise risorse bloccate da due anni per grandi opere post-sisma e alluvione. Il Piano per il Sud non vede ancora la luce

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo per lo sviluppo economico e per la coesione sociale. D’ora in poi, quindi, non sarà più il Fondo per le aree sottosviluppate a dare unità programmatica e finanziaria agli interventi nazionali aggiuntivi rivolti al riequilibrio economico e sociale fra le diverse aree del Paese, ma sarà quello che è stato ribattezzato Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Tale provvedimento prevede una concentrazione degli ambiti di intervento strategici attraverso un “Contratto istituzionale di sviluppo” con gli enti locali o con i concessionari di servizi pubblici. Ai ministeri degli Affari Regionali ed Economia e al Cipe il compito di individuare gli interventi da finanziare con il fondo di coesione. Fondo che avrà carattere pluriennale.
Ma i Fas, in attesa ormai da mesi e mesi, non erano in arrivo? A gennaio scorso Iorio garantì che entro un mese i Fas sarebbero stati sbloccati, a marzo arrivò Fitto ed insieme garantirono che sarebbero stati disponibili a breve. In quella circostanza, Iorio affermò che presto sarebbero arrivati i fondi Fas, che si aggirano intorno ai 400 milioni di euro, insieme ai fondi Por di circa 200 milioni di euro. Una notevole massa di risorse che farà fronte a difficoltà in diversi settori sia infrastrutturali che produttivi.
Ora che è stato rimesso tutto in discussione che succede? Da quanto si è capito l’ammontare delle risorse sarà definito tenendo conto anche dell’andamento del Pil e proprio questo aggancio alla crescita del prodotto interno lordo non convince. Non convince perché innanzitutto non si stanzia un solo euro per il Sud e l’ancoraggio al Pil penalizza proprio il Mezzogiorno. L’Italia dei Valori ha richiesto quote programmate per il Sud nella misura dell’1%. Per il Molise la situazione è ancora più buia, perché stando agli ultimi dati il Molise resta indietro e si piazza, con i suoi capoluoghi, Campobasso e Isernia, sul fondo della classifica elaborata tenendo conto proprio del Pil procapite e degli aspetti sociali e di qualità delle vita delle varie province. In parole povere: al Mezzogiorno e al Molise andranno solo le briciole.
I dubbi, quindi, riguardano tempi, risorse e modalità di attuazione che saranno definiti nel Contratto istituzionale di sviluppo che dovrà essere sottoscritto tra i presidenti di Regione e il Governo. Il Molise sono due anni che attende di poter utilizzare tali 400 milioni di euro per il rilancio e lo sviluppo del territorio: grandi opere, ricerca, innovazione. Anche se sull’utilizzo dei Fas in Molise pesa come un macigno il deficit sanitario, tanto che, come si sa, parte di tali fondi dovrebbero essere utilizzati proprio per coprire il buco creato e aumentato anno dopo anno dall’amministrazione di centro-destra. In più ad oggi no nvi è copertura per la ricostruzione post-terremoto e l’alluvione del 2009.
L’IdV Molise, in più circostanze, è intervenuta per denunciare la situazione di stallo perché ritiene che l’Italia si gioca il suo futuro proprio sul Mezzogiorno; perché il Mezzogiorno è un’opportunità, una risorsa da cogliere. Ora diciamo che il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri è un “decreto bluff”. E il Piano per il Sud non vede ancora la luce.

Isernia, 23/05/2011 Maria Teresa D’Achille
Responsabile
Dipartimento Economia e Finanze
Italia dei Valori Molise


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