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Autore: Alex Revelli Sorini
Azienda: Taccuini Storici - Rivista Multimediale
Web: http://www.taccuinistorici.it/


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Comunicato Stampa
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I riti di S.Antonio

Pubblicato il 09/01/2008 | da Alex Revelli Sorini


Liturgia agraria.

Sono antichissimi culti agrari quelli che vanno in scena ogni anno il 17 gennaio, importante data del calendario contadino, a cavallo tra l’inverno e la primavera, coincidente con la festa di S.Antonio abate. Nella nebulosa di leggende e credenze che avvolge la figura del santo anacoreta è possibile, infatti, rintracciare un filo rosso che conduce dritto al cuore del paganesimo. In particolare, a quella “liturgia” agraria che contemplava rituali purificatori centrati sul culto del fuoco e sui sacrifici animali, tipici dei periodi di “passaggio”.
Pensiamo alle cosiddette “Feriae sementinae” dedicate a Cerere, che i romani celebravano a fine gennaio con l’accensione di grandi falò e con l’uccisione rituale di scrofe gravide. Il fuoco e il sangue, elementi purificatori per eccellenza, li ritroviamo, ancora oggi, nei rituali di “passaggio” dedicati a S. Antonio abate. E’ così, proprio come nell’antichità pagana, al crepuscolo del 17 gennaio, le campagne dell’Europa cristianizzata, si illuminano nuovamente di fuochi sacri, mentre nelle stalle si consuma il “sacrificio” del porcello, animale caro alle Grandi Madri mediterranee. Fuoco “purificatore” e sangue “lustrale”, purificando la terra dalle scorie invernali, la preparano al rinnovamento cosmico primaverile.
I “fuochi” di S.Antonio possedevano anche proprietà apotropaiche. A Campagna, comune del salernitano, la gente custodisce i tizzoni dei “fucanoli” per proteggere le case dalle calamità. Stesso destino è riservato alle ceneri della “focura” di Novoli, nel leccese. In Abruzzo, i tizzoni delle “farchie” vengono benedetti insieme agli animali domestici. Mentre, a Mamoiada (Nuoro), intorno ai falò è consuetudine consumare un dolce “beneaugurate”, il “papassinu”, a base di mosto cotto, uva passa, noci e mandorle. Nell’aquilano, il 17 gennaio, si prepara il propiziatorio “cicerocchio”, a base di chicchi di mais, aglio e peperoncino.


Link: Taccuinistorici.it

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