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"Il mercato del gaming sta superando quello del cinema" - La nostra redazione incontra Luca De Dominicis per un'intervista esclusiva

June 11 2019
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Abbiamo incontrato Luca De Dominicis, il fondatore di AIV, che ci ha raccontato la crescita, i trend e le opportunità offerte dal settore videoludico.

Nata nel 2004, l’Accademia Italiana Videogiochi è il primo istituto italiano di formazione nel settore videoludico. Attraverso i suoi tre corsi (programmazione, grafica e game design), un master in musica per videogame e un percorso di alternanza scuola lavoro offre un percorso ad alta professionalizzazione.

Abbiamo incontrato Luca De Dominicis, il fondatore di AIV, che ci ha raccontato la crescita, i trend e le opportunità offerte dal settore videoludico.


Luca, com’è nata AIV?

AIV nasce a Roma nel 2004 con l’obiettivo di trasmettere ai propri allievi tutte le competenze professionali necessarie per lo sviluppo di un videogioco o una demo tecnica, capire le dinamiche industriali e i processi produttivi del settore così da poter affrontare con successo un mercato globale sempre più difficile e competitivo. L’Accademia Italiana Videogiochi (AIV) è, ad oggi, il primo istituto italiano nel settore videoludico. I docenti, infatti, provengono da aziende dell’intrattenimento, case editrici e compagnie di produzione tra le più importanti a livello mondiale. La qualità dell’offerta formativa e la professionalità dei docenti hanno permesso ad AIV di ottenere la certificazione d’eccellenza nel settore del videogioco, riconosciuta nel 2006 dal report sullo sviluppo tecnologico dell’allora Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca.

Come è cambiato lo scenario videoludico negli ultimi 10 anni?

L’esplosione del settore è avvenuta 4-5 anni fa ed è stata davvero stupefacente. Negli ultimi anni i videogiochi, anche nel nostro Paese, sono usciti dalla loro nicchia. Questo è stato possibile perché la tecnologia è diventata sempre più presente nella vita di tutti i giorni. Basti pensare che 10 anni fa gli smartphone erano appena usciti, ora sono ovunque. I ragazzi di oggi sono davvero nativi digitali e così, per loro, è naturale non escludere una carriera in questo mondo.

Com’è strutturato il mercato italiano del videogame?

Partiamo da un dato: nel 2017, secondo il rapporto ufficiale diffuso da AESVI, il settore videoludico ha generato nel nostro Paese un giro d’affari superiore a 1,5 miliardi di euro con, un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. Fondamentale per spiegare la crescita di questo comparto del mercato è lo sviluppo di nuove e sempre più innovative tecnologie che spaziano dall’IT all’automazione. Se si vuole fare un confronto, infatti, il mercato dei videogiochi sta piano piano superando quello del cinema. Infine, mi sembra doveroso sottolineare come, anche in Italia, negli ultimi anni il numero delle software house sia passato da 5 a 50, e questo è un dato importante per capire come il mercato sia in fortissima espansione (Rapporto AESVI 2017).

Che richiesta c’è sul mercato, di professionisti del videogame?

Comprendere e imparare come si crea un videogioco sembra davvero poter essere una buona opportunità per i giovani italiani, visto che il tasso di occupazione dei ragazzi che frequentano la nostra accademia è pari al 70-80% per coloro che decidono di specializzarsi in grafica e arriva al 100% per chi opta per il corso in programmazione. Di questi, però, circa un terzo va a lavorare all’estero. Questo è un peccato e per interrompere questa fuga di cervelli bisogna incentivare il mercato locale. Per questo il prossimo obiettivo di AIV è quello di diventare un incubatore di impresa per i suoi diplomati, investendo nei migliori alunni per aiutare lo sviluppo di software house indipendenti. L’Italia deve compiere un altro importante passo in questa direzione. E noi speriamo di contribuire.

E qual è la professionalità più richiesta?

I ragazzi che decidono di intraprendere una carriera all’interno del comparto videoludico, dopo essersi specializzati in game design, programmazione o grafica, trovano generalmente lavoro molto velocemente. Basti pensare che molti dei nostri ragazzi trovano lavoro ancora prima di finire l’Accademia. Se dovessi indicare quale tra le diverse professioni è la più richiesta, in questo momento e in base ai trend attuali del mercato, posso dire che il programmatore è al momento la professionalità più richiesta, trattandosi di un ruolo molto trasversale, che ricopre diversi ambiti. Una persona che decide di specializzarsi in programmazione ha la possibilità di sfruttare le competenze acquisite non solo nell’ambito videoludico, ma anche in tanti altri settori che, con l’avvento delle nuove tecnologie, richiedono sempre più spesso figure simili. Tuttavia, anche il grafico 3D e il game designer possono essere declinati in più di un ruolo, motivo per cui il mondo della moda, del design e anche dell’architettura impiegano sempre più di frequente ragazzi con questi ambiti di specializzazione.

A tal riguardo, segnalo il libro “I mestieri del videogioco”, edito da Dino Audino Editore, e redatto da alcuni dei docenti dell’accademia, che intende illustrare in maniera semplice e chiara anche ad un pubblico meno esperto in cosa consistono le professioni legate all’industria dei videogiochi.

In che direzione andiamo?

Bisogna fare una distinzione tra quella che è la situazione internazionale e quella italiana. All’estero, infatti, la situazione è nettamente differente. Per quanto riguarda il mercato globale, i territori APAC (Asia-Pacific) dominano il mercato, con un valore di 46.6 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai dati dello scorso anno. Il mercato degli Stati Uniti, invece, si conferma uno dei più redditizi e sempre in evoluzione, anticipatore di novità e tendenze. Negli USA il ramo videoludico conta circa 146.000 specialisti del settore, numeri importanti se li si confronta con quelli del Regno Unito, che conta a sua volta circa 10.000 addetti. In Italia purtroppo i numeri sono differenti: sono solamente 1.000 gli impiegati registrati nel 2017 in questo comparto, anche se negli ultimi anni il tasso di crescita del settore videoludico è salito al 30%. Ultimo capitolo riguarda le sovvenzioni statali al settore. Per rimanere all’interno del perimetro europeo citiamo il caso della Germania che ha stanziato 50 milioni di euro a sostegno del loro mercato interno indipendente e di quello della Polonia che di milioni ne ha stanziati poco meno di 30. Da noi invece, sebbene in Italia il giro d’affari legato ai videogiochi superi 1,5 mld di euro, non c’è alcun tipo di agevolazione per tale settore. Almeno non per il momento…

E-sport: come sta cambiando l’atteggiamento dei genitori nei confronti dei videogame?

Il rapporto tra videogame e genitori si sta molto evolvendo. Questo perché, al di là del dato emerso dall’ultimo report stilato dall’associazione Editori e Sviluppatori Videogiochi Italiani che comunica che il 67% dei genitori gioca abitualmente in famiglia, anche molti medici e psicologi negli ultimi anni si sono schierati a favore dei videogiochi sostenendo che abbiano impatti positivi sulla crescita e sullo sviluppo delle funzioni cognitive dei bambini. Basti pensare a come i bambini, attraverso le sfide e itask proposti da molti videogame, lo stesso Pokemon, sviluppino capacità di “problem solving”. Inoltre, c’è anche un risvolto formativo che molti genitori stanno iniziando a prendere seriamente in considerazione. Ci sono, infatti, videogiochi che contengono ricostruzioni accurate di città antiche, episodi e conflitti storici, ma anche di luoghi letterari, e dunque, in fase di studio, costituiscono ottimi stimoli per l’apprendimento dei bambini e, sempre più spesso dei genitori che decidono di giocare insieme ai loro figli.

Il controllo del momento di gioco, da parte dei genitori e specialmente per quanto riguarda i giocatori più piccoli, deve comunque rimanere un punto fermo. Una corretta gestione del tempo che i più piccoli dedicano al gioco è molto importante per rendere questo momento un’occasione di apprendimento e, allo stesso tempo, di condivisione all’interno di tutta la famiglia.



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Marco Rosci
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