ARTE E CULTURA

Il Teatro e l'Allenamento a Credere

January 10 2014
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Una delle più difficili abilità in gioco nel mestiere di crescere, da una certa età in poi, ed anche nel mestiere dell'attore è costituito dall'abilità a credere; a sostenere la propria parte nella vita e sulla scena, corredati di una efficace fiducia nelle proprie possibilità e in tutte le altre abilità necessarie alla performance. Un percorso teatrale, anche amatoriale, è straordinario in questa funzione rivelatrice.

L'Allenamento a CREDERE

Il nostro "coach" interno, oppure individuato fuori, deve essere capace di non farci arrivare sempre ultimi nella gara, ma anche a non farci schiantare troppo veloci alla prima curva di un circuito impegnativo!
Abilità a credere...una disposizione di mente ed affetti a cui possono concorrere certamente corredo genetico, ambiente familiare, relazioni sociali, ma che prima o poi ci troverà comunque a confrontarci soli con noi stessi ed a chiederci se a quella cosa...possiamo credere veramente, la persona davanti a noi, la nostra capacità a superare una difficoltà, a raggiungere un traguardo. Essa, tuttavia, può essere sviluppata attraverso un allenamento dove non si può, ancora una volta, prescindere dalla relazione del soggetto con se stesso: come mi penso, come parlo, come mi preparo, come agisco. E in tutta questa analisi, ovviamente, conta la capacità di percepirsi, timorosi o meno, ricordarci di noi attraverso pregresse esperienze, avere una visione del nostro personale confronto con la vita che prescinda anche dall'unica e singolare situazione con la quale ci stiamo misurando. Le nostre risorse provengono da lontano, hanno già lavorato lontano nel tempo, possono dare segnali anche minimi di essere pronte ad esprimersi ora. E non si potrà prescindere dall'impiego di una certe dose di "energia" in più. Se serve all'elettrone, quando la cede nel raffreddamento dell'atomo ed il passaggio ad un'orbita più vicina, dovrà essere previsto anche per noi, se desideriamo cambiare qualcosa. E nel buio appariranno cerchi di luce, molto colorati, come dice qualcuno dei miei attori, a dare segno che "qualcosa sta cambiando". Anche se riassunto, è questo che io intendo per "allenamento a credere".
Sono convinto che qualche sofferta ed errata rinuncia nella vita può averci anche salvato la vita; ma questa è una considerazione fatta con il senno del poi; mentre siamo sempre molto prudenti e protetti a considerare quanti "treni" sono passati, mentre facevamo i distratti, come se la vita fosse un disegno già scritto, un "copione" da recitare, su indicazione del regista di turno, che sia un altro o la nostra "prudenza", "modestia", "oculatezza", "previdenza"..ecc ecc, a dirigerci. Certo è, invece, che senza esercitazioni sul campo, nessuna abilità può venire alla luce, mentre un superallenamento (M.H.Erickson professava) può raggiungere paradossalmente gli effetti opposti e ne sa qualcosa il pugile seduto all'angolo...
Precoci esperienze di credibilità nelle proprie capacità sono l'imprinting più efficace verso questo tipo di abilità, che traduce la fiducia e la stima in se stessi; ma un buon impegno, anche tardivo, nella scalata verso l'autostima, può raggiungere gli stessi obiettivi. Alcuni campionati non saranno stati mai giocati, molte gare non ci avranno visto tra gli iscritti, ma saremo in grado, da oggi in poi, finalmente, di correggere il nostro pensiero, prima ancora della nostra prova; la possibile gratificazione di quest'ultima, ratificherà in maniera più permanente il nostro stile mentale.
Giorni fa mi trovavo a parlare con un mio allievo di come alcune doti già acquisite o innate si esprimano anche in settori e repertori apparentemente lontani da quelli ideali per la loro messa in campo. La nostra personalità è terribilmente mostruosa nelle disarmonie, come nella capacità di armonizzarsi nell'espressione di piccoli gesti, distanti tra loro. Alzarsi e prendere per porgere un bicchiere d'acqua è un gesto molto semplice e che potrà apparire anche differente a seconda del contesto che esige quel comportamento da un individuo. Tuttavia, vi sarà una meta-modalità ad accompagnare il repertorio di tutte le possibilità esprimibili per ogni soggetto, diversa per ciascuno, e capace di parlarci della sua personalità, dei suoi difetti e pregi, risorse o inibizioni. Esasperando il concetto, "autentico" non significa spontaneo, se la spontaneità sta tradendo alcune risorse che attendono di venire allo scoperto e ti fanno scegliere in un campionario limitato di possibilità, nel pregiudizio del "si fa così e basta", se, in fondo in fondo, tu non ti conosci. Mettere la nostra storia, la nostra genealogia, la nostra estrazione sociale, il nostro iter formativo ed esperenziale, come unico riferimento nel confronto con le richieste che la vita ci fa o come giustificazione dei nostri limiti è il più grande pregiudizio alla scoperta di risorse e di strumenti mai sospettati. E proprio quest'ultimo atteggiamento mentale costituisce quanto di opposto io indico con "abilità a credere".
Sempre Milton Erickson affermava che "la gente si limita sempre tanto" ed in certi casi, forse l'economia sociale delle specie umana esige e funziona tuttavia anche così, ma credo che tutti abbiano diritto a sapere che si può imparare a "credere". E la fiducia in se stessi e la migliore garanzia alla credibilità in una parte positiva del mondo ed alla voglia di interpretarla. Ancora una volta, un codice che sembra funzionare bene per descrivere quanto avviene sulla scena come nella nostra vita quotidiana.
dr. Ermanno Gioacchini



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FONTE ARTICOLO
Flavia Pitorri
Resp. Ufficio Stampa - Dr. Ermanno Gioacchini
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