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IM-IMPRESAMIA-PMI-Politica: arriva il Pda per la tutela di chi fa impresa
Pubblicato il 27/04/2011 |
da
Fabio Fiori
Un partito di piccoli imprenditori che hanno deciso di buttarsi in politica per "poter decidere della propria sorte senza delegare nessuno, ma portando in prima persona con dei rappresentanti diretti le proprie esigenze" nella consapevolezza che "le piccole partite Iva sono il tessuto del sistema Italia;
Partecipa ai diritti della tua azienda, non subirne solo i doveri! E' la prima delle frasi dello spot promozionale del neonato Partito delle aziende - Piccole e medie imprese (Pda), fondato da un gruppo di piccoli imprenditori e artigiani veneti e lombardi che credono fortemente nei valori del fare impresa e rivendicano "il diritto di fare impresa, di far lavorare i nostri operai con paghe giuste e proporzionate a un' Europa che tanto decantiamo, ma di cui subiamo solo le imposizioni", come ha scritto il presidente Fabrizio Frosio nella presentazione della nuova formazione sul sito www.partitodelleaziende.it . Da Verona, dov'è stata costituta lo scorso 26 marzo, si appella anche "a tutti i piccoli e medi imprenditori del sud che credono nella propria azienda e ritengono la legalità un valore ineccepibile", la nuova formazione politica del centro destra "anche se riteniamo - ha spiegato Frosio nella presentazione - che il nostro progetto vada ben aldilà della destra e della sinistra, ma auspichi tuttalpiù a prevaricare ogni ideologia e trovare soluzioni pratiche a quei problemi di cui non sentiamo più parlare nei dibattiti televisivi".
Un partito di piccoli imprenditori che hanno deciso di buttarsi in politica per "poter decidere della propria sorte senza delegare nessuno, ma portando in prima persona con dei rappresentanti diretti le proprie esigenze" nella consapevolezza che "le piccole partite Iva sono il tessuto del sistema Italia; noi siamo qui perché venga scritto a grandi lettere anche sui muri di Roma." Ed è molto più di uno slogan questa frase del presidente Frosio, under 4, agente di commercio e imprenditore che dopo una prima esperienza da leghista è passato al Pdl di cui si dice "deluso" tanto che, lasciato il coordinamento regionale del partito di Berlusconi, ha deciso di fondare quello che definisce un “partito di necessità” per tutelare gli interessi degli imprenditori. Ma non solo, visto che ha "raccolto l'adesione di molti operai interessati al futuro delle aziende, perché è anche il loro" partito.
In attesa della presentazione ufficiale in Senato, Frosio sta scaldando i motori del Pda - forte di già 1.700 iscritti, perlopiù piccoli imprenditori, raccolti nelle sedi aperte in Veneto, Lombardia, Friuli, Toscana e Sicilia - per competere alle provinciali con un partito che si vuole porre nel filone della destra moderna, sottolineando le solide radici tradizionali nel fondarsi sui valori della cultura e della tradizione cristiana, sul lavoro e sulla famiglia pur dichiarando di voler tutelare la libertà di fede e scelta sessuale come "fatto personale e non politico". L'obiettivo è, infatti, puntato solo e sempre su l'impresa che è equiparata al singolo individuo e come tale ha diritti e doveri e dove per impresa si intende "l'insieme dato dal datore di lavoro ed i propri lavoratori". Ed è quì che troviamo un'originalità che potrebbe decretare al Pda un certo successo elettorale, a patto di riuscire a trasmettere in modo chiaro e semplice che in azienda sono "tutti sulla stessa barca, dipendenti e titolare" e che la lotta di classe alla Cipputi non va bene per le piccole imprese quando la chiusura coinvolge tutte le famiglie, compresa quella dell'imprenditore.
Ed è in questa linea il ritenere "giusto premiare la piccola e media azienda che vive della propria produzione senza fare finanza di carta creando bolle speculative che poi ricadono come sempre addosso ai piccoli che non hanno scappatoie se non quella di chiudere i battenti" e il volere "che la tutela del prodotto italiano sia il futuro del vero Made in Italy e le piccole aziende artigiane ne siano la prova provata, ma servono dei parametri per distinguere chi veramente produce in Italia e chi invece fa solo l'etichetta" e "che l'agricoltura sia il perno dello sviluppo riprendendo l'amore per la terra che era insito nei nostri padri,e non sminuirla parlandone come affari di mozzarelle". E poi, restrizioni ai fondi pubblici per le aziende che delocalizzano creando disoccupazione in Italia e un'aliquota unica sul reddito equiparata agli standard europei. (LCh)
Link:
Impresamia.com
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