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La punta di cioccolato del Cornetto
Pubblicato il 07/02/2009 |
da
Flavia Rubino
Può una marca "fare amicizia" con i suoi consumatori? Nell'epoca dei social network e delle conversazioni online, sì.
Prendiamo, per esempio, il gruppo Facebook inneggiante alla “punta di cioccolato del cornetto Algida”. Mi fa impazzire.
In Unilever lo sanno che esiste? No, non dico i giovani Product Manager, magari proprio uno di loro è l’amministratore di questa cosa che si è inventato una sera per scherzo e adesso se la fa sotto dalla paura (non lo so, non ne ho idea), ma io dico l’amministratore delegato di Unilever Italia lo sa? Ha idea della potenza di questa apparente cavolata?
Al momento in cui scrivo il gruppo conta 529.100 iscritti. Cinquecentoventinovemilacento PERSONE, molto di più degli abitanti della mia città natale. E’ un numero SPAVENTOSO. Testimonia la potenza aggregante di qualcosa, qualcosa di cui una marca è portatrice, spesso addirittura a sua insaputa. Esistono anche due contro-gruppi di gente a cui la famosa punta di cioccolato fa schifo e la butta via (oddio, che orrore!) e uno di sfigati: “quelli che la punta del cornetto gli si incastra nella carta” che già offre spunti di riflessione sui possibili rilanci del cornetto. A me questa famosa punta ricorda mia madre, da cui ho preso tutta la golosità di cui sono capace, le estati da adolescente al mare, e le lotte con lei per accaparrarsela. E altre 529.000 persone avranno altri ricordi.
Ecco alcune cose che si potrebbero fare avendo questo patrimonio emotivo fra le mani (butto giù a caso):
- beach party con inviti personali agli iscritti al gruppo
- invito a registrarsi in una community ristretta dove si lavora allo sviluppo delle prossime varianti di cornetto, oppure si vedono e si commentano in anteprima le prossime pubblicità
- invito personalizzato ad altri eventi speciali on line. Che so, una sessione di domande e risposte col responsabile ricerca sviluppo e assaggi del cornetto, che si collega in diretta da Londra o Parigi
- quick surveys: vi piace questo packaging? No? Cos’ha che non va? Allora quest’altro? Ti piace questo claim “da oggi la punta non si spezza più?” oppure preferite “la punta più cioccolatosa di sempre?”
- invito al contro gruppo per rispondere al test “che cosa esattamente ti fa schifo?”
- altre ricerche di mercato (le agenzie di ricerca si fanno pagare per trovare 300 persone disposte a rispondere a un test, qui c’è un bacino potenziale di cinquecentoventinovemila…)
- widget per i blog o per le pagine face book: “sono un fan della punta di cioccolato”
- per non parlare delle applicazioni FB, dalla grafica personalizzata per la propria pagina ai test “che parte del cornetto sei”, agli album di foto, e tremila altre cose che se il Team cornetto algida si sedesse per una giornata di brainstorming, non dico tanto, verrebbero sicuramente fuori.
- Promozioni: mandaci la foto più simpatica della tua punta di cioccolato e diventi il testimonial del mese. Se l’invito lo mandi a chi si è iscritto al gruppo, stai parlando a persone che ti accoglieranno con benevolenza e ne saranno persino lusingate, non stai sprecando miliardi in TV ad urlare a un pubblico di sordi.
- Ah, e ovviamente, l’invito al blog del cornetto, dove i contenuti potrebbero essere quanto di più trendy e gli editors i giovani del marketing e delle vendite che raccontano le loro avventure e disavventure.
Un prodotto, grazie ai social media, non farà più pubblicità: farà amicizia con i suoi fan, se saprà proporsi in modo umano, simpatico e non supponente. Li metterà al corrente delle iniziative in anteprima, insomma si comporterà come ben sa fare chi gestisce un fan club. E i fan, sono loro che faranno pubblicità. Le persone non credono più nella pubblicità istituzionale ormai, ma credono ad altre persone. Potrebbe farlo anche uno spray sgrassatore, un dado da brodo? Sì, sì, se in modo intelligente e carino, sono convinta di sì. Nel giro di poco tempo cominceremo a vedere iniziative del genere che si moltiplicano. Le più divertenti faranno notizia. Poi diventeranno normali, e i marketers che non sanno che pesci prendere correranno a fare trainings per mettersi al passo coi tempi. Siamo entrati in pieno nell’epoca del WOM (word of mouth, anzi, word of MOUSE), mentre la comunicazione di massa se la passa sempre peggio.
Intanto, un albergatore furbissimo di Perugia ha pubblicato questo annuncio nella bacheca del gruppo:
Ciao a tutti i chocoholics! Se volete venire a pernottare presso il nostro Hotel a tema cioccolato.....Siete i benvenuti! Affrettatevi! I primi 5 vincono una camera matrimoniale a soli 0,99 centesimi! E se non rientrate tra i primi 5....Non preoccupatevi! 30 camere sono disponibili per la notte del 13 febbraio, suddivise su tre piani: latte, gianduia e fondente! Affrettatevi!
Fate amicizia con noi!
Immagino che abbia cercato tutti i gruppi di amanti della cioccolata e abbia scritto in bacheca. Pubblicità gratis, copertura nazionale, target specifico di chocoholics. Fate amicizia con noi.
Mentre i dottori si scervellano sulle metrics del social media e le società di consulenza calcolano i ROI (return on investment), questo qui sì che ha capito come si fa. Basta che gli risponda lo 0,5% della gente che ha contattato, e altro che occupare le sue trenta camere. A me sta già simpatico.
nota: finito di scrivere, sono tornata di là un attimo - e sono diventati 529.710. devo sbrigarmi a pubblicare questo post o sarò già terribilmente "outdated"...
Link:
http://www.veremamme.it
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