SALUTE e MEDICINA

La rete ospedaliera dell’Emilia Romagna eccellenza per i Sistemi Integrati per l’assistenza al trauma

October 26 2018
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I dati emersi dall'11.mo Trauma Meeting di Riccione

Pochi gli ospedali dotati di sistemi integrati per l’assistenza al trauma

Tra le eccellenze l’Emilia Romagna - Ogni anno oltre 10.000 pazienti fratturati



'11.mo Trauma Meeting, Riccione, 24-26 Ottobre 2018.

In Italia sono pochi gli ospedali dotati di Sistemi integrati per l’assistenza al trauma (Siat) dove vengono trattati i pazienti che riportano gravi traumi. L’Emilia Romagna è tra le poche regioni ad avere dei centri multispecializzati.

La rete ospedaliera, infatti, vanta tre poli di eccellenza distribuiti nella regione: nell’Emilia occidentale (Parma, Piacenza e Reggio Emilia) nell’Emilia orientale (Bologna, Ferrara e Modena) e in Romagna (Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini) in grado di accogliere ogni anno più di 10.000 pazienti con traumi complessi. E’ quanto emerge dall’11° Trauma Meeting degli Ortopedici e Traumatologi ospedalieri d’Italia (Otodi) in corso di svolgimento al Palazzo dei Congressi di Riccione, al quale prendono parte oltre 1.300 medici.

“È necessario investire nel settore dell’emergenza e della gestione del trauma – sottolineano i presidenti del Congresso, Domenico Tigani e Alberto Belluati, rispettivamente direttore di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Maggiore di Bologna e direttore di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna - al fine di affrontare in maniera adeguata casi complicati che necessitano interventi immediati”.

Lo scorso anno in Emilia Romagna, si sono registrati poco più di 1.500 casi di trauma grave con il 97% circa di pazienti ricoverati negli ospedali della regione. Le fasce di età più coinvolte sono state quelle compresa tra i 19 e i 40 anni (85%) e quella degli ultrasettantenni (60%). Le donne che hanno riportato gravi fratture sono state le ultrasettantacinquenni (90% dei casi), seguita dalla fascia di età 19-40 (70%). Diverso tra gli uomini, la fascia di età 19-40 anni è stata la più colpita con il 90% dei casi, seguita dalla fascia 41-54 anni con il 55% dei casi.


Gli ortopedici hanno sottolineato quanto sia indispensabile garantire l’assistenza ai pazienti in ambienti idonei e con personale con competenze multidisciplinari. “Al fine di ridurre ricoveri inappropriati – spiegano Tigani e Belluati - è necessaria una valutazione congiunta, da parte degli specialisti, e l’adeguatezza dei percorsi assistenziali per i pazienti politraumatizzati secondo linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici condivisi. La costituzione dei Siat in ambito regionale rappresenta la risposta a esigenze di questo tipo. La rete dell’Emilia Romagna – proseguono gli ortopedici – prevede la presenza di un centro di riferimento (Hub) e una serie di centri periferici (Spoke) alcuni dei quali hanno la capacità e gli strumenti per il trattamento delle lesioni ossee complesse. Ma non è così in tutto il paese”.

Nei Centri specializzati dell’Emilia Romagna operano équipe mediche capaci di affrontare tutti gli aspetti del trattamento delle lesioni traumatiche. In questo team multidisciplinare ha un ruolo significativo il rianimatore, il chirurgo vascolare e anche il neurochirurgo specializzato nelle lesioni periferiche e i riabilitatori. Oltre, naturalmente, all’ortopedico”.

Secondo gli ortopedici di Otodi, bisogna garantire un soccorso qualificato urgente direttamente sul luogo e centralizzare i pazienti critici verso le strutture che dispongono delle migliori capacità di trattamento; esercitare un governo complessivo della recettività regionale attraverso sistemi informatici di consultazione in tempo reale dello stato di occupazione dei posti letto disponibili; nonché prevedere una forte integrazione tra tutti i suoi nodi su un territorio più o meno esteso.

Attualmente, nel territorio italiano sono attive una decina di strutture ospedaliere o universitarie dotate di Siat.

Dal Trauma Meeting di Riccione, inoltre, emerge che vi sono criticità che andrebbero affrontate nell’immediato. “Non esiste - conclude l’ortopedico Sebastiano Cudoni, presidente di Otodi - una reale politica sanitaria sulla medicina specialistica ortopedica. Gli ospedali in Italia sono pochi così pure i medici e gli ortopedici, pochissimi quelli con tutte le specialità e non tutte le regioni ne sono dotate. Da ciò consegue un’organizzazione che varia a seconda delle disponibilità di ciascuna regione. Un’organizzazione tipo web model con interazione e scambio continuo di pazienti tra i nodi della rete troverebbe campo di applicazione senza rinunciare al ruolo hub dei pochi ospedali presenti nel nostro paese. Questi devono rimanere il riferimento per il trattamento dei pazienti con lesioni complesse“.





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Maura Capanni
Corrispondente settore cultura - RETERICERCA
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