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Le Assassine portano per la prima volta in Italia il bestseller di Hannelore Cayre “La Daronne”, presto anche al cinema

September 21 2020
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La casa editrice milanese Le Assassine torna in libreria con “La bugiarda” portando in Italia il celeberrimo e apprezzatissimo romanzo di Hannelore Cayre pubblicato in Francia con il titolo “La Daronne”.

La casa editrice milanese Le Assassine torna in libreria con “La bugiarda” portando in Italia il celeberrimo e apprezzatissimo romanzo di Hannelore Cayre pubblicato in Francia con il titolo “La Daronne”.

Un bestseller da cui è stato tratto il film omonimo del regista Jean-Paul Salomé, con Isabelle Huppert come protagonista uscito il 9 settembre nelle sale francesi.

Guardando le classifiche è già al terzo posto per gradimento del pubblico e presto uscirà in versione italiana con il titolo “Mama Weed”.

Del resto non poteva che essere così visto che il romanzo è stato pluripremiato sia in Francia che altrove; ha ottenuto infatti: le Grand prix de la littérature policière 2017, le Prix du polar européen 2017, le Prix des Lecteurs – Festival du Polar Vileneuve-lès-Avignon 2017, the Barry Award 2020 negli USA con il titolo The Godmother, the Crime Fiction In Translation Dagger 2020 in Gran Bretagna con il titolo The Godmother, Deutscher Krimipreis – International 2019 – primo posto. Nel gennaio 2020 primo posto nella classifica dei bestseller crime di Deutschlandfunk e di Frankfurter Allgemeine Zeitung.

“Mi sono imbattuta in questo libro – ha dichiarato l’editrice delle Assassine Tiziana Prina - leggendo una rivista specializzata che citava i migliori romanzi di recente pubblicazione nel genere giallo. L’ho letto incuriosita dalla trama e mi è subito piaciuto per il suo spirito graffiante e per quell’aspetto “politicamente scorretto” che in realtà tratta argomenti molto seri come la cura dei vecchi genitori non più autosufficienti, la necessità di una donna sola di mettere al riparo dal bisogno le proprie figlie, la giustizia con le sue storture e ancora la banlieu parigina con tutti i problemi legati al postcolonialismo e al razzismo di ogni giorno.
Mi sono allora subito data da fare per l’acquisizione dei diritti e non è stata un’impresa facile: una piccola casa editrice che vuole un libro pluripremiato? Non esiste. Ci sono stati dunque diversi stop e go, durati mesi, ma avvertivo non so come che quel libro alla fine sarebbe stato delle Assassine. Ed eccolo infatti in procinto di uscire in versione italiana tra le nostre pubblicazioni”.

La storia narrata è quella di Patience Portefeux, una donna di cinquantatré anni, con due ottime figlie, un amore tiepido per un poliziotto e una madre demente ricoverata in una casa di riposo, la cui retta peggiora la sua già difficile situazione economica. Eppure prima di rimanere vedova in giovane età, la sua vita era trascorsa tra gli agi, grazie ai traffici della sua famiglia e del ricco marito, e il futuro le si prospettava brillante e scoppiettante come i fuochi d’artificio che tanto l’incantavano. Con la morte del marito, Patience è dunque costretta a trovarsi un lavoro, e sfruttando la sua perfetta conoscenza dell’arabo lo trova come interprete traduttrice al Ministero della Giustizia, sezione narcotici. Il lavoro non è solo frustrante, ma anche pagato in nero e senza sicurezze sociali, mettendo così Patience di fronte alla prospettiva di un futuro ben misero. Tuttavia un giorno, mentre ascolta e traduce delle intercettazioni che riguardano una famiglia di trafficanti di droga marocchini si presenta la svolta che aveva sempre sognato: uno dei pusher, che si scopre essere il figlio dell’operatrice sanitaria che nella casa di riposo si prende amorevolmente cura di sua madre, è costretto a liberarsi di un carico di droga. Patience non si lascerà sfuggire l’occasione, sfruttando le sue conoscenze del mondo della droga e la sua perfetta padronanza dell’arabo per rimettere in sesto la sua vita.

L’autrice Hannelore Cayre è avvocato penalista e vive a Parigi. Ha al suo attivo quattro romanzi oltre a La bugiarda e diversi cortometraggi. Pur trattando nei suoi libri temi seri, ha una scrittura pungente, ironica, che ben si adatta al suo temperamento brillante e originale, serio e nello stesso tempo stravagante: nella prima edizione francese del libro appare infatti sulla copertina. Si è fatta fotografare, travestita da protagonista del romanzo, di notte in un parcheggio della periferia parigina dalla figlia Louise, accanto a sé due borsoni del grande magazzino Tati, che hanno un ruolo non secondario nella storia.

LE ASSASSINE

Edizioni le Assassine è un piccolo gruppo di appassionate/i di crime che da anni lavora nel mondo editoriale, occupandosi di scelta dei libri, traduzioni, editing e comunicazione. Vuole dare espressione a questa passione per la letteratura gialla, proponendola nelle sue svariate sfaccettature – giallo a suspence, deduttivo, hard boiled, psicologico, noir –, negli stili più diversi – fantasiosi, essenziali, sofisticati, semplici, d’antan – e nei contesti geografici più vari – Marocco, Malesia, Canada, ma anche Germania, Francia… solo un piccolo esempio dei Paesi da cui vengono le scrittrici.
Il logo della casa editrice dice più delle parole: un volto enigmatico, che rievoca donne un po’ misteriose, immerse in un’atmosfera inquietante.
La boutique editoriale pubblica letteratura gialla, declinata nei suoi vari sottogeneri. Pur spaziando dall’enigma della camera chiusa al thriller psicologico, al noir, si è cercato di trovare “un centro di gravità permanente” scegliendo per i romanzi solo scrittrici o comunque storie in cui le donne sono nel bene e nel male al centro della vicenda, talvolta vittime e talaltra vessatrici.
Si è voluto poi avere uno sguardo più ampio sul mondo e così è stato pensato di dedicarsi ai romanzi stranieri, mettendosi sulle tracce di penne che abitano i quattro angoli del globo e delle storie che più entusiasmano.
La ricerca non si è fermata al presente e la passione per il crime, come una macchina del tempo, ha portato alla scoperta di scrittrici del passato, coraggiose pioniere di questo genere. A volte potranno sembrare distanti perché soggette a certe convenzioni letterarie e sociali, ma non per questo sono meno capaci di creare atmosfere intriganti.
Come ha scritto Giuseppe Petronio, citando Walter Benjamin: “Gli interni borghesi tra gli anni Sessanta e Novanta dell’Ottocento, con i loro enormi buffet sovraffollati di intagli, i loro angoli senza sole dove si drizza una palma, i lunghi corridoi con la fiamma sibilante del gas, si prestano magnificamente a nascondere i cadaveri. Su questo sofà può benissimo essere stata ammazzata la zia”.


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