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Microimprese sempre più in difficoltà: cresce ancora la rischiosità creditizia
Pubblicato il 21/02/2012 |
da
Andrea Maurizzi
La qualità del credito peggiora: crescono il tasso di sofferenza, i tassi di decadimento e l’evoluzione delle insolvenze.
Le microimprese del Nord-Est sono quelle più colpite dalla crisi ma è al Sud la peggiore qualità del credito. Cresce la rischiosità creditizia nei comparti dell’edilizia e opere pubbliche e nei servizi e trasporti.
Fonti informative ‘alternative’ possono apportare benefici nella valutazione del credito dei POE in termini di inclusione creditizia e affinamento della valutazione.
Il permanere delle difficoltà legate alla situazione economica negativa nel corso del 2011 si è ripercossa inevitabilmente anche sui rapporti tra Istituti di Credito e Piccoli Operatori Economici (ovvero le imprese italiane con meno di 10 dipendenti e/o un fatturato inferiore a 2,5 milioni di Euro, che rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico nazionale), che hanno fatto registrare un preoccupante, ma non inatteso, peggioramento di tutti gli indicatori di rischiosità creditizia.
Questa la principale evidenza che emerge dall’analisi presentata nell’ambito dell’ultima edizione dell’Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, realizzato da CRIF Decision Solutions e Nomisma e presentato oggi a Roma.
LA RISCHIOSITÀ DEI POE
Per quanto riguarda la qualità del credito erogato alle microimprese, infatti, la drammatica evoluzione del quadro macroeconomico dell’area Euro nella seconda metà del 2011 ha interrotto quei segnali di miglioramento che si erano intravisti nelle edizioni precedenti dell’Osservatorio.
In particolare, il tasso di sofferenza (almeno 6 rate scadute e non pagate) dei POE a settembre 2011 è stato pari al 10%, tornando sui valori sperimentati nel periodo più acuto della crisi, ma le difficoltà del contesto economico determinano un peggioramento anche nell’evoluzione dei tassi di insolvenza. Nel dettaglio, i tassi di insolvenza leggera (1 o 2 rate), dopo essere scesi nel corso di tutto il 2010, hanno ripreso a salire attestandosi a settembre 2011 al 4,9%, così come i tassi di insolvenza grave (da 3 a 5 rate) sono tornati a crescere, chiudendo a fine settembre al 2,14%.
Anche i tassi di decadimento - che misurano dinamicamente l’incidenza delle nuove posizioni in sofferenza rispetto a un portafoglio di posizioni in bonis all’inizio del periodo di rilevazione - dopo la contrazione dei primi due trimestri del 2011 a settembre hanno invertito parzialmente la direzione: il tasso di decadimento a 180 giorni è infatti salito al 3,62%, mentre quello a 90 giorni si è assestato a quota 5,38%, sostanzialmente in linea con il dato rilevato nel trimestre precedente.
L’ANALISI TERRITORIALE
Dall’analisi territoriale presentata nell’Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma mette in evidenza come, sul fronte della qualità del credito, il tasso di sofferenza più elevato sia quello registrato nelle regioni del Centro (10,24%) e, soprattutto, in quelle del Sud e Isole (11,29%), in entrambi i casi in sistematico aumento rispetto ai periodi di osservazione precedenti. Al Nord Est e al Nord Ovest il tasso di sofferenza grave si è posizionato rispettivamente all’8,73% e al 9,69%.
Per quanto riguarda invece l’analisi delle nuove sofferenze, misurate dal tasso di decadimento, a partire dal terzo trimestre 2011 si registra un processo di deterioramento della qualità del credito nelle aree del Centro e del Sud e Isole. Nel Nord del Paese, invece, i tassi di decadimento a 180 giorni proseguono nel proprio trend di contrazione. In particolare, le imprese localizzate nel Nord Ovest e nel Nord Est registrano tassi di decadimento in riduzione e progressivamente sempre più vicini tra loro (rispettivamente 3,23% e 3,26%), mentre nel resto del Paese i tassi tornano a crescere, assestandosi nel Centro al 3,74% e nel Sud e Isole al 4,35%.
L’ANALISI SETTORIALE
Per quanto riguarda l’analisi per settore, il tasso di sofferenza ha mostrato a settembre 2011 un incremento della rischiosità nel comparto dell’edilizia e opere pubbliche (12,65%) e, lievemente meno pronunciato, nei servizi e trasporti (12,01%).
La dinamica degli andamenti dei tassi di sofferenza dei rimanenti settori conferma, anche se a livelli più bassi, la tendenza in atto già osservata nel quadro complessivo delle imprese.
I tassi di sofferenza nel macrosettore manifatturiero (10,75%) e nel commercio (11,5%) sono più contenuti, ma comunque significativi.
È però il comparto dell’agricoltura a confermarsi come caratterizzato da un livello rischiosità storicamente più bassa, con un tasso di sofferenza che si attesta al 4,09%.
FONTI INFORMATIVE ALTERNATIVE NELLA VALUTAZIONE DEI POE: BENEFICI PER INCLUSIONE CREDITIZIA E AFFINAMENTO DELLA VALUTAZIONE
Lo scenario che si determina dall’analisi della rischiosità creditizia lascia prevedere un possibile ulteriore deterioramento nei prossimi trimestri a causa della perdurante congiuntura economica negativa. Per altro, in questa fase la debolezza della domanda di credito da parte delle imprese, condizionate dalla pesante incertezza che ancora caratterizza il ciclo economico, si incrocia con la sostanziale prudenza da parte degli istituti bancari, particolarmente attenti alla sostenibilità del credito e all’affidabilità dei richiedenti. Per questo è oltremodo cruciale che banche e imprese possano trovare adeguati elementi di sintonia per evitare un cortocircuito del ciclo del credito, essenziale per sostenere l’attività e gli gli investimenti delle imprese.
Su questo tema specifico l’Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma ha dedicato anche un approfondimento monografico originale sull’utilizzo di fonti informative alternative e non tradizionali nel processo valutativo dei POE. Le evidenze presentate nell’analisi, frutto della prima sperimentazione realizzata a livello continentale, dimostrano come tali fonti informative possano generare benefici in particolare in due aree:
- Inclusione creditizia: per le imprese start-up e per tutte le imprese che comunque non hanno dati di referenziazione creditizia,bilanci o altre credenziali di accreditamento da presentare agli Istituti di credito.
- Affinamento della valutazione: per le imprese che pur avendo già un bilancio o una storia creditizia possono beneficiare di un’ulteriore e più puntuale valutazione basata su dati non strettamente connessi al credito.
Oggi oltre il 60% della valutazione del merito creditizio di una impresa di piccole dimensioni non si basa su dati economico-finanziari ma principalmente sulla storia creditizia dell’impresa stessa e del suo legale rappresentante. L’assenza di una referenza creditizia di sistema o interna alla banca rende di conseguenza più complesso l’accesso al credito mentre l’utilizzo di informazioni alternative e non tradizionali potrebbe andare a coprire questo gap informativo che - sulla media delle nuove richieste di affidamento rilevate da CRIF - caratterizza circa il 20% delle piccole imprese.
Nell’ambito di questa sperimentazione CRIF ha realizzato un originale modello di scoring dedicato proprio alla valutazione del merito creditizio delle piccole imprese e basato su dati innovativi e/o non tradizionalmente utilizzati negli attuali processi di credito, quali:
- i dati di pagamento delle utenze acqua provenienti dall’Acquedotto Pugliese: lo storico delle fatturazioni su un campione di soci e titolari d’azienda. Già nel 2009 CRIF aveva avviato una collaborazione con la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese sul tema del credito come strumento per l’inclusione sociale di immigrati, giovani ed anziani da cui era emerso come il comportamento di pagamento delle bollette dell'acqua sia un solido indicatore del merito creditizio dei privati.
- informazioni commerciali B2B: nello specifico è stato adottato il CRIBIS D&B Delinquency Score, l’indicatore sintetico messo a disposizione da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che prevede la performance di pagamento di un’impresa verso i propri fornitori utilizzando informazioni anagrafiche, strutturali, finanziarie e sui suoi comportamenti di pagamento.
L’applicazione del modello di scoring a un campione di imprese ha permesso di evidenziare che:
- circa il 70% delle imprese start-up potrebbero avere una maggiore facilità di accesso al credito;
- l’utilizzo congiunto con il Credit Bureau Score di CRIF ha migliorato la capacità di valutazione del merito creditizio. E l’applicazione del modello di scoring ha evidenziato che oltre il 50% delle imprese con un profilo di rischio intermedio potrebbe avere una maggiore facilità di accesso al credito;
- Infine, l’applicazione dello scoring alle imprese prive di referenza creditizia evidenzia che circa il 70% di queste potrebbero avere una maggiore facilità di accesso al credito.
”L’analisi presentata nell’Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma comprova come l’utilizzo di dati alternativi e non tradizionalmente impiegati nel processo del credito possano apportare un contributo informativo significativo e in qualche caso determinante per la valutazione delle imprese POE - commenta Davide Capuzzo, Direttore Analytics di CRIF Decision Solutions -. La disponibilità di fonti alternative consentirebbe, quindi, di rendere maggiormente trasparente il credito rapporto tra imprese e banche, perché la mancanza di informazione nel campo del credito, come del resto in qualsiasi altro campo, porta inevitabilmente alla penalizzazione di imprese non a causa di un’oggettiva valutazione della rischiosità ma per l’impossibilità di valutare effettivamente l’impresa stessa. È quindi anche auspicabile che l’utilizzo di informazioni alternative trovi ulteriori semplificazioni giuridiche necessarie per un effettivo impiego di queste informative nei moderni processi del credito”.
Sul sito CRIF tutti i dettagli sull’Osservatorio sulla finanza per i piccoli operatori economici, la pubblicazione sul tema della gestione del credito alle micro imprese.
Link:
credito alle microimprese
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