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Nuovo patto di fiducia per vincere la "sindrome del faraone"

February 7 2013
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Mimmo Costanzo (Cogip): «Mio padre ci fece il più bel regalo: la fiducia»

All'inizio della mattinata aleggiava la "sindrome del faraone". Quella maledizione, con un alone tutto siciliano, per cui nelle imprese il passaggio di generazioni è più che un tabù. Una bomba a orologeria, un elemento di distruzione piuttosto che di costruzione. In nome della difficoltà del padre di trasferire la responsabilità (e magari la fiducia) al figlio. E invece no. Vi anticipiamo subito l' epilogo: nell' auditorium dei Benedettini, alla fine del convegno "Fondazioni, Family Reputation & Sostenibilità Intergenerazionale" organizzato dal Dipartimento Economia e Impresa dell' Università di Catania, alla fine c' è stato un colpo di scena.

Nessuna scena edipica, ma uno schietto confronto fra generazioni. Concluso se, non con una certezza, almeno con una speranza. Riassunta da Elita Schillaci, economista e "anima" di questa giornata: «C' è un nuovo capitalismo, più umanitario e consapevole, che non si copre del mantello nero del nepotismo e del familismo amorale, ma si apre al familismo operoso. Quello che non subisce gli eventi, ma costruisce il futuro desiderabile in una comunità allargata con i valori della responsabilità sociale». Ma facciamo qualche passo indietro e andiamo all' inizio di questa giornata, dove dopo i saluti istituzionali (Giuseppe Speciale a nome del rettore Antonino Recca e Domenico Bonaccorsi di Reburdone per Confindustria Catania), si è subito entrati nel vivo del problema. Con un "outing" di Silvio Ontario, presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Sicilia: «Mio nonno mi impediva di incidere nell' azienda di famiglia con le mie idee e ho dovuto aprirne una tutta mia per sbloccare questa situazione». E poi le testimonianze. Lui la chiama «Cristina», è sua madre, «ma anche il mio capo». Luca Busi, manager di Sibeg del gruppo Coca-Cola racconta del «coraggio di una donna che ha preso il comando dopo la scomparsa di mio padre», ma anche di «scontri, duri ma costruttivi», quando si devono prendere delle decisioni. La madre ha ricordato «l' importanza delle regole: prima l' azienda e poi la famiglia». E infatti «figli e nipoti devono valere, altrimenti meglio dare spazio ai manager». Valori incarnati dalla storia di Mimmo Costanzo, ad di Cogip: «Mio padre (Giuseppe, orgoglioso e commosso in platea, ndr) a noi figli fece il regalo più grande, con una scelta coraggiosa e lungimirante: la fiducia. Ma definendo i ruoli per evitare potenziali conflittualità. Poi ho proseguito per la mia strada e ho fatto anch' io una scelta di fiducia: perdere un pezzo del mio potere, delegando ai manager, con cui condivido valori di vita prima che di lavoro, sia nelle scelte operative, sia nel board del gruppo». La storia del gruppo Montante (assenti Antonello e la figlia Alessandra) è stata raccontata da Alessandro Pilati: dalla piccola fabbrica di bici d' inizio ?900 a un' azienda leader nella produzione di componenti per veicoli industriali. «Le aziende devono essere flessibili sul mercato ma ferme nei valori, perché senza di essi non può nascere una realtà votata allo sviluppo», ha affermato Alessandro Scelfo da 62 anni alla guida di Etna Trasporti e presidente regionale dei Cavalieri del Lavoro. Da figlio e nipote unico, erede della Domenico Sanfilippo Editore, a padre di cinque figli: Mario Ciancio, direttore del quotidiano "La Sicilia", sottolinea «il bisogno di valori, oggi più che mai, nel mondo della comunicazione». Mentre il figlio Domenico lancia una provocazione agli economisti: studiare il ruolo delle madri delle dinastie imprenditoriali, che hanno «un ruolo silenzioso ma incisivo».



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