SICUREZZA INFORMATICA

Quali domini di primo livello sono più utilizzati per diffondere malware

May 22 2018
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Alcuni domini di primo livello sono maggiormente fonte di malware. Scopriamoli insieme in questo breve articolo basato su uno studio effettuato da domaintools.

DomainTools ha pubblicato una nuova statistica sui domini più frequentemente sfruttati per diffondere spam e malware, ed ha pubblicato il proprio studio su una casistica significativa di domini registrati recentemente: ad esempio su un campione di 230 mila domini con estensione .science, è stato scoperto che circa il 63% degli stessi è stato messo in blacklist per motivi di spam o diffusione di malware. Nel caso dei .racing, addirittura, la maggioranza delle registrazioni a scopo malevolo erano state effettuate da un singolo registrante.

La metodologia di analisi è stata la seguente: per ogni dominio analizzato sono state prelevate quattro caratteristiche principali: estensione (TLD), presenza di WHOIS privacy, indirizzo email gratuito associato al dominio e localizzazione geografica del dominio; incrociando questi dati con quelli delle blacklist pubbliche dei domini, è stato possibile effettuare una classificazione tra domini blacklisted e domini “neutri”, per ognuna delle caratteristiche in esame. Sia pur con un certo margine di errore statistico, è stato così possibile effettuare una classificazione sulla base di ciascuna delle caratteristiche in esame. Le attività sospette che sono state considerate nello specifico sono anch’esse quattro, ovvero spam, phishing, botnet e malware.

Se in passato erano i .link, i .cf ed i .us erano le estensioni di dominio più abusate, secondo questa recente statistica sono i .science, i .study ed i .racing ad essere maggiormente veicolo di malware; ovviamente questo dato è solamente indicativo, e non significa che estensioni del genere non debbano essere utilizzate. Al limite, per infondere maggiore sicurezza agli utenti, ed evitare di essere assimilati a siti equivoci, in certi casi è possibile sfruttare estensioni alternative a parità di nome di dominio ed effettuare un classico redirect 301 su un dominio unificato.

In generale emerge inoltre che le estensioni lanciate in questo studio sono quelle più soggette a casi equivoci o potenzialmente rischiosi per l’utente, e che oltre l’80% dei domini di natura dubbia sono geograficamente concentrati in Cambogia (fonte: https://blog.domaintools.com/2017/05/the-domaintools-report-spring-2017/).



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Alessio Arrigoni
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