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Scienza, musei e nuove tecnologie al WebUpDate 2012

March 22 2012
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Luigi Amodio, Direttore di Città della Scienza sarà tra i relatori al WebUpDate 2012.

Attraverso quali forme e strumenti la scienza oggi comunica se stessa e qual è il suo rapporto con “l’uomo della strada”? Fino a che punto le nuove tecnologie hanno modificato l’esperienza museale? Ne parliamo con Luigi Amodio, Direttore generale della Fondazione IDIS-Città della Scienza di Napoli. Amodio è tra i relatori al WebUpDate 2012, la due giorni dedicata alle nuove tendenze del marketing e della comunicazione che si svolgerà il 30 e 31 marzo proprio a Città della Scienza.

La Fondazione Idis-Città della Scienza “lavora per costruire un’economia basata sulla conoscenza”. Ci racconta il percorso che ha reso Città della scienza il punto di riferimento nel panorama scientifico e culturale del Sud Italia?
Il nostro percorso è partito più di 25 anni fa con la prima edizione di Futuro Remoto, in tempi in cui la divulgazione della scienza era ancora fatta da pochi e secondo un modello tradizionale (io so – tu non sai – io colmo il tuo deficit di conoscenza). Con Futuro Remoto introducemmo una modalità di comunicazione interattiva della scienza che in Italia era una vera novità. Da allora le cose sono andate avanti molto velocemente, con la scelta di localizzarci a Bagnoli e la nascita di Città della Scienza. Da allora poi, il progetto , è sempre in progress. D’altra parte, anche le istituzioni culturali evolvono e si trasformano, se rimangono immobili, si estinguono, prima o poi. Diciamo, allora, che di tappe fondamentali Città della Scienza sicuramente ne ha molte altre davanti a sé. Certo, dobbiamo fronteggiare una crisi economica di proporzioni epocali e tutto è più difficile. Ma siamo molto ottimisti e fiduciosi nelle nostre forze.

Lei è stato docente di Comunicazione museale all’Università di Napoli “Federico II” ed tra gli organizzatori del Convegno annuale sulla comunicazione della scienza che la Fondazione IDIS organizza ogni anno con la SISSA di Trieste. A suo parere, come la scienza comunica se stessa oggi?
Credo che stia imparando a comunicare sempre meglio proprio in ragione del fatto che la scienza è sempre più post-accademica, cioè sempre più interconnessa con altri sistemi (l’industria, la politica, il sistema dei media) e con i cittadini, che sempre più intervengono nel dibattito anche scientifico e tecnologico. Più la scienza “entra” nella vita quotidiana, più le persone vogliono controllarne alcuni aspetti, ad esempio le ricadute sociali, sulla salute, ecc. Ciò non vuol dire che “l’uomo della strada” ne sappia necessariamente di più, anzi, considerando il peso della scienza e della tecnologia sempre più determinante, direi che ci sarebbe bisogno di una diffusione di conoscenza ancor più massiccia, a partire dalla più tenera età.

Com'è cambiata esperienza museale alla luce dei cambiamenti introdotti dalle nuove tecnologie?
Le ICT e soprattutto il web 2.0 hanno sostanzialmente modificato quantità e qualità delle relazioni tra musei e visitatori soprattutto per tutto ciò che riguarda il “corredo” dell’esperienza museale: dalla raccolta di informazioni prima della visita alla fidelizzazione ex post fino alla realizzazione di momenti di “discussione” intorno alle attività del museo o a taluni temi “caldi” di rilevanza sociale. Poi, però, rimane comunque l’unicità dell’esperienza museale, cioè il “varcare una soglia” assolutamente fisica; il trascorrere un tempo; l’incontrare delle persone in carne e ossa; l’interagire con oggetti (magari antichi e delicatissimi) e fare esperienze. Non è un caso che un po’ ovunque la costruzione di musei – fisici, non virtuali – rimanga uno dei simboli più evidenti di prestigio e potere politico così come una delle molle potenziali di sviluppo, anche economico, di città e regioni, in tutto il mondo e anche nei paesi emergenti.

Perché Città della Scienza ha scelto di ospitare il WebUpDate 2012? E cosa l’ha spinta a prendervi parte in qualità di relatore?
Da un lato, la nostra politica di costruzione di relazioni e aperture a quanto di buono si muove nel nostro territorio; dall’altro, l’interesse per una tematica su cui stiamo lavorando e su cui abbiamo molto da imparare. E forse, e qui rispondo alla seconda domanda, anche qualcosa di interessante da raccontare.



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Alessandra Storti
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