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Smartworking: bellissimo, ma bisogna saperlo gestire

July 17 2020
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Sebbene lo strumento offra enormi potenzialità di sviluppo, occorre però prestare molta attenzione e cautela nella sua applicazione, perché il dettato normativo di riferimento (ancora molto giovane) spesso non indica quelle norme e regole che potrebbero evitare l’insorgere controversie tra lavoratore e azienda.

In questi mesi lo smartworking è stato al centro del dibattito, anche se spesso il tema è stato oggetto di analisi superficiali e talvolta fuorvianti. Durante la crisi sanitaria la maggior parte delle aziende ha infatti fatto ricorso al telelavoro, e non a ciò cui tecnicamente ci si dovrebbe riferire con il termine smartworking. Anche se in inglese forse suona meglio, i due concetti infatti non sono sinonimi. Senza addentrarci però in questa sede nei tratti distintivi tra i due strumenti, si focalizzeranno alcuni punti essenziali per la gestione dello smartworking. Ferma infatti restando la bontà dello strumento, prima di attuare un progetto in tal senso sarebbe infatti opportuno che l’impresa si ponesse alcune domande.

L’azienda è correttamente strutturata per adottare uno smartworking efficiente? I collaboratori sono dotati di strumenti informatici (software e hardware) idonei per lavorare in smartworking? Lavorando in smartworking, l’azienda sarebbe in regola con le norme del GDPR? Come si può attivare una politica aziendale di smartworking? Queste sono le domande che qualsiasi impresa deve porsi prima di mettere in piedi un progetto di smartworking. Sembrano semplici quesiti, ma occorre fare molta attenzione perché da essi dipenderà in buona parte la possibilità di dare vita ad un progetto sicuro, profittevole, gratificante e motivante.

Presupponendo di aver risolto i problemi di natura tecnica, rimangono da affrontare i temi di natura personale. È questo il momento nel quale la direzione aziendale deve confrontarsi con la sua visione culturale di organizzazione e svolgimento del lavoro e con la visione organizzativa ed esecutiva del lavoro dei suoi collaboratori. E’ un passaggio fondamentale. La condivisione del progetto tra Direzione Aziendale e collaboratori è infatti la base per la realizzazione efficace e profittevole dello smartworking. Da un’indagine effettuata da InfoJobs emerge infatti che, durante il periodo del lockdown, il 72% delle imprese italiane ha attivato lo smartworking ma solo il 15% dei lavoratori ne è stato interessato. I dati appena citati ci fanno capire quanto ci sia bisogno di lavorare sullo strumento a 360 gradi.

Dallo stato di necessità ad una scelta consapevole

Il Covid-19 ha forzato imprenditori e collaboratori a ricorrere allo smartworking, ma serve una guida professionale per sviluppare adeguatamente il potenziale di produttività che questo strumento offre. Solo sotto la guida di un esperto in HR l’organizzazione aziendale può infatti passare dalla logica del controllo alla logica della produttività attraverso il raggiungimento degli obiettivi. Solo un consulente in HR che collabori con la direzione aziendale e con i professionisti che seguono l’azienda può indicare le linee guida per far sì che tale strumento venga applicato nel rispetto di norme, doveri ed obblighi da parte dell’azienda e dei collaboratori.

Attenzione alle regole

Sebbene lo strumento offra enormi potenzialità di sviluppo, occorre però prestare molta attenzione e cautela nella sua applicazione, perché il dettato normativo di riferimento (ancora molto giovane) spesso non indica quelle norme e regole che potrebbero evitare l’insorgere controversie tra lavoratore e azienda. Un esempio? Finito il periodo del lockdown, decidiamo di far rientrare in azienda un lavoratore che avevamo posto in smartworking. Lo stesso collaboratore vorrebbe rientrare in azienda ma, a causa di problemi tecnici e logistici dovute alle norme di contenimento della pandemia ancora in vigore, si trova nell’impossibilità di rientrare in sede. Come deve comportarsi l’azienda? Il collaboratore che si rifiuta di rientrare sta agendo nel rispetto delle norme? Se non si è concepito correttamente il progetto di sviluppo legato allo smartworking, rispondere a queste due semplici domande potrebbe risultare molto difficile.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il link:https://www.secsolution.com/pict/allegati/SM09-ART080.pdf

Contributo per secsolution magazine a cura di Giuseppe Ligotti - Consulente in gestione HR Profittevole, Vice Presidente di Federlavoro Nazionale, Presidente di Federlavoro Varese



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