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Spreco alimentare e lockdown

October 1 2020
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Questo articolo è una riflessione sullo spreco alimentare e sulla sua riduzione durante il periodo di isolamento forzato causa pandemia Covid-19. Ieri, 29 Settembre 2020 è stata istituita la prima giornata mondiale contro lo spreco alimentare

Se c’è una cosa “positiva” che ha portato questa pandemia, o meglio, questo isolamento forzato dovuto alla pandemia è la riscoperta delle buone abitudini. Molte persone si sono riavvicinate (o avvicinate per la prima volta, se parliamo dei più piccoli) alla natura, attraverso suoni prima coperti dal traffico e dai clacson della città. Il cinguettìo degli uccellini ma anche la voglia di libertà e di spazi aperti, troppo spesso sottovalutati e a volte sviliti da infinite ore passate davanti allo schermo di un televisore o di un pc a guardare serie, giocare ai videogiochi o a chattare con amici virtuali non rendendosi conto che il mondo lì fuori muta continuamente, nel bene e nel male (soprattutto male direi, visti i problemi climatici).

Ieri, 29 settembre 2020 si è celebrata la prima giornata contro lo spreco alimentare. Giornata storica direi, soprattutto alla luce del report di Altroconsumo che in un sondaggio afferma che il 41% degli intervistati ha dichiarato di aver ridotto drasticamente la quantità di cibo sprecato nell’ultimo periodo.

Ovviamente i risultati di ciò sono dovuti al lockdown: un parziale ritorno ad una vita meno frenetica che ha fatto sì che si potessero apprezzare i piccoli momenti e soprattutto che ci siano stati momenti da dedicare a noi stessi ed al nostro benessere psicofisico. E come dicono tutti i giornali, dietologi, medici ecc… il primo alleato che contribuisce al nostro benessere non solo del corpo ma anche della mente è l’alimentazione. A pari passo con l’attività fisica. Ma di questa ne parleremo in un altro approfondimento.

Durante questo periodo siamo tutti (o quasi) diventati panificatori! Argomento prezzemolino delle conversazioni telefoniche: “ma tu quanto lo fai lievitare?” o ancora “ma quale lievito usi e quanto ne metti?” e trend topic sulle gallerie fotografiche e stories di instagram e pinterest. Per non parlare di Youtube: se andate a cercare “pane” vi escono decine di suggerimenti di video per fare il pane più o meno croccante, con il lievito madre, ai 5 cereali, alveolato ecc…

Insomma, durante l’isolamento forzato Bonci ha battuto Lady Gaga 10 a 0! ;)

Uno dei fattori determinanti del minor spreco alimentare è stato sicuramente il razionalizzare la spesa. Chi di noi non è mai entrato al supermercato affamato o di contro, senza sapere cosa stesse cercando arraffando più o meno tutto quello che gli capitava sottomano non considerando le date di scadenza?

In questo particolare periodo invece, potendo uscire a fare la spesa non troppo spesso per limitare il pericolo di contagio per noi e per i nostri familiari conviventi, si è ritornati alle vecchie liste, magari scritte a penna su un pezzo di carta riciclato. Finalmente si sono riaperte le dispense e si è veramente guardato con attenzione cosa mancava e di cosa si aveva bisogno. Addirittura si è arrivati a stilare i menù settimanali manco fossimo un ristorante o una struttura ricettiva, al fine di comprare l’indispensabile e mettere d’accordo tutta la famiglia.

Si è riscoperto il piacere di fare gli gnocchi, le torte, le pizze, il gelato, la pasta fresca, i sughi e le marmellate. Ma chi ce l’ha mai avuto il tempo per fare tutte queste cose? Supermercato, offerta del giorno e taaac… gnocchi a 50 centesimi. E poco importa se la qualità scarseggia e se la data di scadenza è imminente. Tanto li abbiamo pagati talmente poco che se li buttiamo non c’è nulla di male, no?

Sempre secondo dati ufficiali, c’è stato un decremento molto alto dei piatti pronti, quelli da single per intenderci, costosissimi e di qualità non certo eccelsa. Per carità, non facciamo di tutta l’erba un fascio, ma nella maggior parte dei casi è così.
Si sono riscoperti sapori dimenticati, ricollegabili ai pranzi dai genitori o dai nonni. Loro sì che usavano prodotti freschi, di stagione, a chilometro zero e per quanto fossero abili in cucina non si può negare che la materia prima fosse di qualità superiore rispetto a quella della nostra generazione.

Ebbene, il succo di queste parole è semplicemente un elogio allo “slow”. Dove non intendo solo ed esclusivamente il cibo (l’hanno fatto in tanti e moooolto prima di me dando vita al presidio), ma alla vita slow. Che non significa vivere “piano” o fare il fannullone.

Significa mettere noi ed i nostri cari al centro dell’attenzione, coccolarci, viziarci, prenderci del tempo semplicemente per sorseggiare un thè e leggere il giornale o ancora per giocare coi nostri figli e nutrirli non solo a merendine confezionate ma a prodotti di qualità farciti con tanto amore.



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