ECONOMIA e FINANZA

Usura: quando l‘abito fa il monaco

November 11 2019
Scheda utente
Altri testi utente
RSS utente

Analizziamo una recente sentenza, pronunciata dalla Corte di Cassazione, in materia di usura in merito ad un prestito tra privati

"La Legge è uguale per Tutti" è la celebre affermazione riportata in tutti i tribunali d’Italia, ma è sempre così?
Andiamo ai fatti. La recente Sentenza n°37631/19 pronunciata dalla Corte di Cassazione in materia di usura ha ad oggetto il prestito tra privati, siamo di fronte ad un privato che presta del denaro ad un altro soggetto privato il quale si impegna a rimborsare ratealmente il prestito ricevuto. In questo caso, il mutuatario, non ha come mutuante una banca o una finanziaria, ma un altro soggetto privato. Il prestito non è regolamentato da un contratto valido, pertanto non risultano determinati a norma di legge tassi d’interesse, spese e tutte le altre condizioni applicate.
Il debitore ritenendo non conformi alla legge gli interessi ed i costi calcolati a fronte del finanziamento decide di denunciare il creditore per usura. La vicenda perviene alla Suprema Corte che dovendo valutare la vicenda chiarisce che “il vaglio della natura usuraria deve avvenire con la massima analiticità possibile”
Nella giurisprudenza in materia di usura bancaria, a differenza che nella sentenza in commento che ha ad oggetto l’usura tra privati, non si è mai operato riferimento è mai stato all’“analiticità” utile all’accertamento dell’usura.
La Suprema Corte, infatti, ha inteso dare rilievo ai dati oggettivi dell’operazione di finanziamento allo scopo di accertare l’entità dei tassi effettivamente utilizzati nell’operazione di finanziamento.
A tale scopo è stata stigmatizzata dalla giurisprudenza della Suprema Corte la rilevanza di:
1) Il capitale preso in prestito
2) Il totale degli importi corrisposti
3) La durata del prestito
Questi, nell’intendimento della Corte di Cassazione, sono gli unici elementi necessari per riscontrare oggettivamente l‘usurarietà dei tassi applicati.
A tale proposito la sentenza chiarisce che “la verifica della natura usuraria degli interessi richiede una specifica indagine: occorre accertare il valore totale delle somme riscosse a mutuante, determinare il profitto (sottraendo da tale importo il denaro dato in prestito) e rapportarlo all’intera durata del prestito così da dedurne incidenza percentuale del profitto nel corso del tempo”.
In conclusione, la giurisprudenza in commento pone l’accento sul concetto di capitale rilevante ai fini dell’usura. Tale questione, ritenuta rilevante nell’ambito dell’usura criminale non ha avuto fino a questo momento pari dignità per l’accertamento dell’usura bancaria.
La questione non è di poco momento, atteso che l’art. 644c.p. non differenzia le due fattispecie di usura criminale e bancaria, la cui previsione è operata nel medesimo modo e nella medesima norma. Tuttavia nell’accertamento pratico dell’uno e dell’altro fenomeno vi è una diversa modalità di indagine. Infatti i criteri metodologici per l’accertamento dell’usura bancaria sono ingessati su posizioni, che, come dimostra la pronuncia della Corte di Cassazione, dovrebbero essere seriamente rivisti.



Licenza di distribuzione:
© Pensi che questo testo violi qualche norma sul copyright, contenga abusi di qualche tipo? Leggi come procedere