ARTE E CULTURA

Venerdì 15 marzo alle ore 17.00, presso atelier ETHOS e NOMOS, via Bernini 50, Bruno Pezzella, con Antonio Filippetti e Pasquale Malva discuteranno sull’ADESSITA’, il tempo della provvisorietà e del transito. (Cuzzolin Editore).

March 13 2019
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ADESSITA’ Il tempo della provvisorietà e del transito, edito da Cuzzolin, è un testo di Bruno Pezzella a metà strada tra la riflessione filosofica ed il racconto. Prende spunto, in modo critico, dalla teoria dell’Immediatism (immediatismo) detta anche dell’adessità (qualcuno la chiama il “Grande Adesso”) del guru cibernetico americano Hakim Bey e di David Gelernter, professore a Yale che lì insegna la scienza dei Computer.

Venerdì 15 marzo alle ore 17.00, presso atelier ETHOS e NOMOS, via Bernini 50, Bruno Pezzella, con Antonio Filippetti e Pasquale Malva discuteranno sull’ADESSITA’, il tempo della provvisorietà e del transito. (Cuzzolin Editore). Reading Giulio Adinolfi, Adriana Carli.
ADESSITA’ Il tempo della provvisorietà e del transito, edito da Cuzzolin, è un testo di Bruno Pezzella a metà strada tra la riflessione filosofica ed il racconto. Prende spunto, in modo critico, dalla teoria dell’Immediatism (immediatismo) detta anche dell’adessità (qualcuno la chiama il “Grande Adesso”) del guru cibernetico americano Hakim Bey e di David Gelernter, professore a Yale che lì insegna la scienza dei Computer. Gelernter, favorevole alla bulimia informatica, critico di Obama e del sistema di indottrinamento liberale americano, è stato vittima di attentati. L’adessità è, per questi pensatori l’unica dimensione che ci è rimasta del tempo; è la necessità di vivere sempre in tempo reale, scansando ogni possibile approfondimento e riflessione, rifiutando lo stallo e l’impasse. È il carpe diem in versione terzo millennio, liquido e globale, che oscilla tra Eraclito e Orwel, tra Bauman, Job e Gates. È l’età del 2, del 3, del 4 seguiti da un punto e da uno zero. Formule che nella accezione più specifica sono in relazione con l’informatica, con il digitale, con l’universo web, con la cibernetica; che in senso più ampio significano evoluzione, ridefinizione, modellamento. In questa nuova dimensione temporale tutti, in diversa misura, stiamo in un incrocio di emotività stordita, di precarietà del pensiero. Tutti cerchiamo di riconfigurare continuamente le categorie della nostra identità, di capire dove si possa trovare il nostro altro sé, l’alternativa al momento ed al luogo dove ci troviamo, dove siamo diretti, o dove siamo costretti ad andare. Nuovi impulsi delegittimano principi e verità acquisiti, decadono miti e credenze, nuovi sistemi di idee influenzano i modi di essere e di fare; cambia persino il senso di molte parole: amore, amicizia, libertà, intelligenza, bellezza, etica, paura, estasi … E il libro cerca di approfondire soprattutto questo aspetto del cambiamento, considerando come la memoria in giga prevalga su quella umana e come il futuro sia soltanto una proiezione angosciosa dell’adesso. Per capire dove veramente ci troviamo e che cosa possiamo farne delle nostre esistenze individuali e collettive, abbiamo poco tempo. Non più la trascorrenza, non più le cadenze e scadenze dettate dall’uomo, ma piuttosto il transito, incontrollabile, istantaneo. Estraneo. Mettendo insieme storia, mitologia e ricordi personali, il libro analizza lo spazio temporale angusto che separa i pochi attimi che precedono e seguono l’adesso.
Nella prefazione al testo il filosofo Ernesto Paolozzi scrive: “Ogni lettore cerca e trova i momenti di consenso e di dissenso di fronte ad un’opera che ti invita a riflettere. Per mio conto, fra le tante, mi convincono le riflessioni sul quantitativo come segno negativo della nostra epoca. D’altro canto chi, come Pezzella, pensa il tempo nella sua essenza di temporalità, sempre nuova e vecchia al tempo stesso, come ritenevano Benedetto Croce e Bergson, e rifiuta l’dea di un tempo oggettivo, spazializzato come avrebbe detto il grande filosofo francese, come potrebbe non ribellarsi ad una concezione della vita che tutto cerca di misurare con criteri falsamente oggettivi, di ridurre la qualità in quantità mentre nella realtà storica ed esistenziale avviene esattamente il contrario?”












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