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Frode delle false ricette, lo sdegno dell’Italia dei Diritti

Il responsabile per la Tutela dei Consumatori Marinelli: “Occorre ripensare l’intero sistema nazionale sanitario”.

04/12/08 - Roma - “Per l’ennesima volta l’enorme carrozzone della sanità pubblica si configura essere un tesoro immenso da saccheggiare indebitamente”. Esordisce così Vittorio Marinelli, responsabile per la Tutela dei Consumatori del movimento Italia dei Diritti, commentando la maxitruffa ai danni del Servizio sanitario nazionale di recente scoperta a Roma e nel Sud della penisola. L’organizzazione criminale includeva imprenditori, farmacisti, informatori farmaceutici e numerosi medici che, in cambio di prestazioni sessuali di ragazze accondiscendenti e di una percentuale sui prezzi dei farmaci, falsificavano le prescrizioni di medicinali a nome di pazienti ignari o addirittura defunti, e con la complicità delle farmacie coinvolte ne ottenevano il rimborso dal servizio sanitario. Una gigantesca frode da 10 milioni di euro. “Per altro - continua sdegnato Marinelli - le categorie interessate non sono nuove a questa pratica etichettabile come «fenomeno del comparaggio » in base al quale medici compiacenti subiscono le lusinghe degli informatori scientifici del farmaco che sono diventati a tutti gli effetti dei venditori e ormai fanno capo direttamente agli uffici del marketing. E’ paradossale quanto poco efficaci siano i controlli come dimostra un precedente raggiro in cui gli informatori medici del farmaco regalavano a stimati professionisti orologi Rolex e vacanze esotiche in cambio di prescrizioni farmacologiche o di servizi di dubbia utilità”.
Per quanto attiene alle possibili soluzioni per evitare simili casi di malasanità, l’esponente dell’Italia dei Diritti puntualizza: “Occorre ripensare il sistema nazionale sanitario per come è ora strutturato, considerato che i finanziamenti regionali sono assorbiti da siffatto sistema che rifiuta di sviluppare le più economiche medicine alternative o complementari, come l’omeopatia, e non procede affatto a minimi interventi che potrebbero ridurre la spesa per i farmaci. Valga un esempio su tutti: in Gran Bretagna si acquista presso il farmacista il numero esatto di pillole necessarie ad una cura, mentre in Italia si vendono confezioni da 24 unità che poi scadono e vengono buttate”.


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