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Guerra & Panico: una disarmonia trasversale alle coscienza
La guerra fuori e dentro le persone; diversi i teatri e gli sconvolgimenti, unica la coscienza che li osserva. L'attuale scenario dei conflitti bellici, economici e sociali, costituisce un "pabulum" ideale per l'incremento dell'aggressivita; ha un ruolo intensamente destabilizzante non solo sul nostro stile di vita, ma soprattutto sulla nostra vita mentale.
Conferenza-Dibattito promossa dall'Atelier di Drammaterapia Liberamente, 27 marzo 2009
05/02/09 -
Leggo fugacemente una notizia già ascoltata al notiziario radio; è il 2 febbraio e l'agenzia ANSA, lapidaria, incide la cronica rosso sangue di un attentato avvenuto a Tirin Kot, capoluogo della provincia meridionale di Uruzgan. "Almeno 18 poliziotti afghani sono rimasti uccisi quando un kamikaze si e' fatto esplodere in una stazione di polizia nel sud Afghanistan". Molti altri i feriti. Mi chiedo subito quanto ferita resti la nostra memoria, così sollecitata da un continuo bollettino di guerra.
E' il 4 febbraio, i giornali riportano la notizia di un ennesimo missile Grad lanciato dalla striscia di Gaza verso il Sud di Israele. Sfortunato il missile, più fortunata la popolazione che, questa volta, risulta indenne. Ma l'immediata rappresaglia israeliana non si fa aspettare e reagisce. Una tregua sempre più in bilico.
Se si ha un poco di tempo in più per scorrere le varie rubriche, si trova lo stupro quotidiano, la violenza sul minore, la violenza dei minori, l'ennesimo attacco informatico al mondo della finanza, non può mancare la previsione catastrofica di quello che sarà l'economia nei prossimi anni, mentre nel Congo continua silenzioso il terribile esodo dei dannati del Kivu. A salvare da questa lettura a poco serve la pur incoraggiante battuta di un celebre fisico del secolo scorso, Niels Bohr: "La predizione è molto difficile, specie se riguarda il futuro!". Il mondo ha terrore e produce terrore. E' una spirale che dura da sempre, tanto massiccia è la proiezione del nostro istinto di vita e di morte, forse commenterebbe Freud, senza tuttavia riuscire a risolvere il problema...
Qualcuno dei giovani che incontro nel mio studio, viene chiedendo soccorso per un panico del quale non sa trovare una ragione; ma, nello stesso tempo, un altro giovane si sta preparando al tuffo oltre quello, per farsi esplodere. Sono contraddizioni che stridono alla nostra intelligenza e coscienza, ma il suono di questo attrito è così poco "rumoroso" e non riesce -anche quello- a cambiare le cose... Eppure sono avvenimenti, planetari e privati che dovrebbero far riflettere; ma poi, anche lì, dove vi sono le stanze dei comandi e bottoni, ancora una volta quegli istinti, travestiti da "potere", "ragion politica", interesse nazionale" ecc ecc..., impediscono di cambiare le cose.Tutto questo incide non solo pragmaticamente sulla nostra vita, ma vi è una subdola azione negativa, difficile da misurare, i cui effetti però sono persino riscontrabili nei nostri pazienti.
Dico sempre al mio paziente o all'attore -se ci troviamo nel laboratorio di drammaterapia- che nel suo Io più profondo eppure "le cose possono cambiare". E' un percorso misterioso, accidentato, fatto di scoperte, regressi, anticipi ed a volte "false guarigioni", ma che promette di poter essere fatto e portare fuori dal vortice del "disimpegno", della "disattenzione", del letargo nella nostra coscienza. Il panico deve essere ascoltato. Non uso facilmente il verbo "dovere", anche se i "doveri" esistono. Troppo a lungo, a braccetto della pedagogia fasulla o della demagogia spietata, ha addormentato le coscienze nell'obbedienza. Non serve fare esempi. Ma in questo caso, se non si vuol spendere mesi ed anni per risolvere il problema, DEVE essere ascoltato. E le cuffie sono speciali. I rumori e le voci del mondo si prestano troppo bene a distrarre ed impigrire l'impegno del "coraggio", la forza del "rischio", l'incognita dell'"esplorazione". Senza eroismi; quelli appartengono piuttosto agli esempi appena riportati in cronaca; l'ascolto di se stessi, piuttosto che l'accanita domanda, pure legittima, "perchè sta accadendo proprio a me". La comprensibile iniziale mancanza di risposte aggrava il circuito della paura e tu, senza appigli, rimani attaccato al vortice del panico, alle cime di un barca che sta affondando,così paradossalmente trattenendolo addosso a te stesso. Non sappiamo quali fattori potranno fermare la spirale di insicurezza che questo clima di globalizzante relativismo ha creato.
Coscienze più mature e cresciute nella comprensione dei fenomeni e paradossalmente più incapaci di governarli.
Le istituzioni debbono farsi garanti di questa riflessione che trova gli adolescenti sempre più eccitati dalla tecnologia, ma sprovvisti delle buone storie che gli adulti non riescono a trascrivere per loro; con un immaginario rinchiuso in cantina, a paventare mostri, perchè sostituito dalla pletora iconografica del digitale. L'overdose del gioco elettronico -più subdola di quella delle droghe-non va misurata solo nell'influenza negativa sul singolo, ma vista come fenomeno che aliena la comunicazione sociale e riduce drasticamente la capacità simbolica dell'individuo. L'onirico rischia di popolarsi di fantasmi e la nostra, la loro capacità di sognare... di atrofizzarsi. "Una società di persone che non sognano non potrebbe esistere. Sarebbero morti in due settimane" sentenzia William Burroughs e lo sforzo, nelle aule di scuola, nei nostri studi medici e vorrei dire...anche nei tribunali è quello di leggere dietro molta apparente "guerra", la richiesta di "sogno" che fanno le persone, gli adolescenti. Con loro vive la memoria di quanto siamo stati e dunque la legittima speranza di correggere la realtà."C'è nei sogni, specialmente in quelli più generosi, una qualità impulsiva e compromettente che spesso travolge anche coloro che vorrebbero mantenerli confinati nel limbo innocuo della più inerte fantasia" (A. Moravia)
TESTO PUBBLICATO DA
Flavia Pitorri
di Dr. Ermanno Gioacchini
(Fonte notizia: Atelier di Drammaterapia)
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