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Seminario-Laboratorio sulla Fiaba condotto da E. Gioacchini: Volare non è stato mai così reale, Roma 20 marzo 2009 Cosa accade nella psicologia di un soggetto adulto che ascolti una favola "terapeutica"? La fiaba, proprio in virtù del meccanismo della "suggestione" può essere un potente motore verso il "cambiamento". Lo hanno ampiamente dimostrato le culture di ogni tempo. Il seminario-laboratorio sulla fiaba condurrà i partecipanti in un percorso esperenziale al confine del sogno, per mostrare come anche attraverso le favole vi sia la possibilità che ci si giochi in riscatti diversi dal conosciuto ed emergano visioni che danno luce differente alla nostra storia. 22/02/09 -
Qualcuno ci narra una fiaba. Stiamo ascoltando la recita di nostro figlio o gustando in un movie un condensato di fantasia. Avviene qualcosa che abbiamo appreso molto tempo fa ed è rimasto lì pronto a lavorare facendoci sentire bene. Un mestiere imparato da bambini e mai più dimenticato. Se ci troviamo davanti al nostro terapeuta, sicuramente il narratore ha contestualizzato quel racconto al particolare momento del percorso terapeutico o formativo, alla visione della realtà che ci appartiene, comprensiva dei nostri problemi, delle risorse, e si sviluppa in un linguaggio che tiene conto di quello personale, dei suoi canali percettivi privilegiati, della nostra modalità di ricordare e progettare... Ed allora, nella trama che sviluppa quella particolare metafora, essa lavora inducendo un positiva "regressione al servizio dell'Io" -Gill & Brenman. Il processo consiste in un "pescaggio" profondo nella vita remota del soggetto, in aree dove viene superata la censura realizzatasi attraverso le rigide difesa dell' Io, e che comporta che la persona venga indirettamente messo a confronto con la propria vicenda storica. Lo spostamento dell'angolatura della ottica, attraverso la quale ora si è indotti ad osservare la propria vita o un definito evento, supera le resistenze inconscie; quindi, le reazioni emotive come lo stupirsi. il meravigliarsi, il commuoversi nella partecipazione alla trama frantumano i pregiudizi verso la ricostrustruzione di una possibile nuova vicenda. In realtà quello che viene corretto non è il nostro passato, ma l'esperienza emotiva archiviata ad esso e congelata, a parte l'attualità -compromesso "storico"- del sintomo più che visibile, sottile filo rosso direbbe Langs, che riconduce a al vissuto traumatico; o piuttosto a quanto di esso è significato oggi "traumaticamente" dal nostro presente. In un sistema fuori coscienza (Heller, 1982), catene associative si liberano per nuovi legami e schemi di interazione, innescando un processo di creativa ristrutturazione inconscia.
TESTO PUBBLICATO DA (Fonte notizia: Seminario-Laboratorio) |
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