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Autore: Gianfranco Ruggiero
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Comunicato Stampa
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Benefici del Magnesio sulla tiroide

Pubblicato il 07/09/11 | da Gianfranco Ruggiero


Il Magnesio e la tiroide.

La tiroide è una ghiandola endocrina (cioè a secrezione interna) che si trova nella regione sottoioidea del collo, al davanti della trachea (cioè sotto il “pomo d’Adamo”) ed è costituita da due lobi laterali uniti da un istmo. Dal punto di vista anatomo-microscopico l’unità fondamentale è il “follicolo” di forma cubica, che delimitano la cavità follicolare, ripiena di sostanza colloide, costituita da tireoglobulina, che comprende residui tirosinici iodinati e rappresenta la forma di deposito degli ormoni tiroidei. La tiroide è legata all’ipofisi che la controlla producendo un ormone, TSH o ormone tireostimolante, che è in grado di modulare la funzione della tiroide stessa, la quale risponde con la produzione di ormoni tiroidei, quali la tiroxina, T4 e la triodotironina, T3.
Il buon funzionamento della tiroide è uno dei fattori più importanti per una buona salute, fisica e mentale. Spesso alcune analisi correntemente usate per accertare il funzionamento di questa ghiandola non evidenziano i problemi che invece esistono; pertanto numerosi malanni causati in buona parte dalla tiroide (dalla depressione all’infertilità ai problemi della menopausa alle difficoltà di concentrazione, aumento di peso, emicrania, colesterolo e pressione elevati, estremità fredde, perdita di capelli e livelli di energia bassi) vengono spesso attribuiti ad altre cause o semplicemente all’avanzare dell’età e non si pensa ad analizzare lo stato della tiroide.
In questo intervento, prenderò in esame solo il problema più comune dell’insufficiente, scarso funzionamento della tiroide – ipotiroidismo-.
Si potrebbe pensare che l’ipotiroidismo si diagnostichi quando un ormone o entrambi siano bassi. In realtà ciò accade raramente e solo nei casi di forte ipotiroidismo; nella stragrande maggioranza dei casi, per fare diagnosi di ipotiroidismo, basta che alle analisi del sangue risultino elevati i livelli del TSH. Ciò sta a significare che l’ipofisi, accorgendosi di un deficit funzionale della tiroide e senza aspettare che il livello di ormoni tiroidei si abbassi, aumenta la produzione dell’ormone TSH, nel tentativo di ripristinare una normale funzionalità della tiroide.
A questo punto, una volta effettuata la diagnosi ( sia con il solo aumento del TSH, sia eventualmente con gli ormoni bassi), si tratta di stabilire la cura.
La Medicina Convenzionale, che ragiona in chiave di terapia sostitutiva, prescrive sempre l’ormone tiroideo, senza cercare di ripristinare una normale funzione della ghiandola stessa.
È possibile un approccio terapeutico diverso che parte dal presupposto che occorre soffermarsi sulla causa e non sul sintomo.
Questo spiega il perché non è condivisibile un protocollo che prevede l’uso della stessa medicina (l’ormone tiroideo) , per giunta “per tutta la vita” , in tutte le patologie della tiroide, anche molto diverse l’una dall’altra: lo stesso ormone, infatti, viene prescritto indifferentemente sia in caso di “tiroidite”, sia in caso di “noduli”, sia in caso di “ipotiroidismo”, sia in moltissimi casi di “ipertiroidismo”. È un po’ quello che avviene, ad esempio per la cura del diabete, ci si limita a prescrivere un ormone sintetico, l’insulina,che ne sostituisce la funzione e non ci si pone l’obiettivo di “curare” l’organo impigrito e funzionalmente stanco. Nel caso dell’ipotiroidismo si ricorre alla tiroxina che però, con il tempo provoca un blocco funzionale della ghiandola, oltre ad effetti collaterali che non sono blandi: effetti sul cuore, sulle arterie, ansia, tachicardia, osteoporosi, oltre ad un blocco del metabolismo del paziente, che tenderà ancora più facilmente di prima a ingrassare.
In realtà, come si è già detto, la vera cura della tiroide non può che essere basata su un “percorso terapeutico causale”, che cioè vada a rimuovere le cause (metaboliche, energetiche, nutrizionale e quant’altro) che hanno provocato la malattia della tiroide. È solo rimuovendo quelle cause che la tiroide potrà guarire realmente e per sempre. Quindi non è la tiroide il vero bersaglio di cura, ma l’eliminazione delle cause prime che hanno provocato la malattia: una volta eliminate le cause, la tiroide guarisce automaticamente.
Quindi se vogliamo parlare di terapia, essa consisterà innanzitutto nel correggere gli squilibri metabolico - ossidativi ed energetici del paziente: per questo, ogni paziente è un caso a se stante e le cure sono molto individuali (non esistono protocolli!!!) (www.broussais.it/).
Quindi la cura dell’ipotiroidismo passa attraverso una riabilitazione funzionale della tiroide, che si ottiene innanzitutto correggendo la tipologia metabolica e ossidativa del paziente attraverso un idoneo stile di vita e uno specifico piano nutrizionale. Infatti esistono alimenti che rallentano o stimolano la funzione tiroidea come pure integratori/ farmaci che interferiscono con la tiroide.
Sono alimenti da evitare, in quanto fanno parte della categoria dei cibi goitrogenici: soia, semi di rapa, cavolo, cavolini di Bruxelles, broccoli, cavolfiori, patate dolci, maizena (o amido di mais), fagioli di lima, miglio perlato.
È opportuno evitare inoltre integratori di ferro o integratori di vitamine contenenti ferro, integratori di calcio,
idrossidi di alluminio (o allumina), un antiacido popolare; Sucralfato, una medicazione per l'ulcera nonché inibitore della pepsina, il cui eccesso causa ulcere; alcuni composti per la riduzione del colesterolo, come la colestiramina ed il colestipol; l’amiodarone, comune farmaco per il cuore; i fans….(digilander.libero.it/ragusa/tiroidepnlg.htm)
Sono da promuovere invece i seguenti alimenti: alghe, banane, patate, pesce, radicchio, barbabietola, semolino, prezzemolo.
Alimenti che è sempre opportuno eliminare dalla dieta sono latte animale e suoi derivati, cereali mutati, essenzialmente grano e mais. Sono da preferire il riso, il saraceno e il sesamo. Inoltre evitare cibi cotti a temperatura troppo elevata, cioè al di sopra dei 110° C, oli raffinati, sostituibili con oli extravergini consumati crudi; zuccheri raffinati; limitazione per quanto è possibile, del consumo di prodotti manipolati, il che implica un maggiore consumo di alimenti biologici (L’alimentazione ovvero la terza medicina, Dott. Jean Seignalet - 2007).
Per sostenere un buon funzionamento della tiroide è possibile integrare minerali di magnesio, manganese, zinco e selenio.
Può essere assurdo affermare che un elemento da integrare assolutamente sia il magnesio e adesso diciamo il perché.
Sappiamo da quanto detto che la causa sta in una alimentazione non corretta che ci provoca demineralizzazione, squilibri vari……. basti pensare che le malattie delle cavie della scienza sono prodotte principalmente per insulto tossico, per stress metabolico (alimentazione squilibrata) o ambientale, e in tutti questi casi i tessuti della cavia diventeranno carenti di magnesio, oppure le malattie “commissionate” vengono fatte derivare direttamente da una carenza cellulare di magnesio prodotta per raffinazione del magnesio dai cibi somministrati (Magnesio, Lorenzo Acerra - 2008). Questo non significa però che il magnesio è la cura universale ma se prendiamo in considerazioni le manifestazioni dell’ipotiroidismo, - rallentamento del metabolismo, la stanchezza, la secchezza della pelle, la perdita dei capelli, l’aumento della massa corporea, la stitichezza, l’ipersensibilità al freddo, pallore, difficoltà nel respiro, problemi nelle mestruazioni ed infertilità, dolori muscolari e nelle articolazioni, anemia ed altri - , capiamo immediatamente che la soluzione più immediata è assumere Magnesio.
Dott.ssa Rita Muro.


Link: magnesiomarino.it

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