Ne abbiamo avuto un’evidenza diretta l’estate scorsa: le città erano invase da giovanissimi che, scaricata la App di Pokemon Go, si muovevano in una sorta di realtà virtuale pur camminando e correndo nel mondo reale.
Si è trattato del primo esempio su scala globale di “virtuale” che interferisce col reale.
Fra 3 e 5 anni di età, l’80% dei bambini è in grado di usare il telefonino di mamma e papà. Ci dovremmo domandare se questo ingresso precoce della virtualità nella vita dei piccolissimi faccia bene al loro percorso di crescita.
La psicologia dell’età evolutiva ci ha insegnato che l’apprendimento dei bambini in età prescolare ha bisogno della realtà concreta, più che del mondo virtuale. Piaget parlava di intelligenza senso-motoria per i più piccoli facendo intravvedere che lo sviluppo della loro mente si basava sull’integrazione di dati conquistati nel mondo reale, attraverso l’esplorazione concreta, basata sul gioco, sul movimento e sull’uso del corpo, il miglior strumento per imparare che cosa è il mondo che un bambino ha a disposizione.
Tutte operazioni che la tecnologia e il mondo virtuale non consentono.

